mercoledì, dicembre 22, 2021

Thecho Jatra

In questi giorni a Thecho si è tenuto il Thecho Jatra, un festival dedicato agli dei e alle dee del potere

A Thecho la maggiorparte dei festival che vengono osservati sono Newari, ad esempio lo Yomari Puni è considerato uno dei festival principali. 

La festa si celebra per 4 giorni a partire dalla luna piena di dicembre. Durante il festival, Bramhayani, Balkumari, Bhairav ​​e Navadurga sono stati trasportati in giro per la città su un carro.

 

Thecho Jatra inizia prorio subito dopo la notte di Yomari Punhi e quest'anno si è concluso oggi insieme a Bhirav Jatra, chiamato anche Shina o Sindoor Jatra, in quanto vengono lanciate le polveri arancioni proprio come accade a Thimi dopo il capodanno nepalese. Questo festival è molto partecipato dai nativi Newari in valle.

Il dyo pukhu dietro il Bramhayani temple viene riempito con l’acqua di Lele e i carri che trasporteranno le divinità vengono puliti. Successivamente, il carro di Bramhayani e Balkumari vengono decorati, le statue delle divinità sono adornate con preziose collane e ghirlande. I carri vengono poi trasportati dai giovani devoti nei luoghi sacri di Techo. Viene poi acceso il fuoco in diversi punti in modo che i devoti possano riscaldarsi.

Il giorno successivo di prima mattina, i devoti vengono a pregare le divinità per il bene della comunità. Vengono performati diversi giochi di strada come Langarburja e altri spettacoli. Intorno a mezzogiorno, i devoti dei diversi Guthi di Thecho si riuniscono e festeggiano all'interno del perimetro del Pingal dhya. Dopo aver terminato la festa, i giovani devoti iniziano i preparativi e il carro di Balkumari viene trasportato fermandosi in diversi punti dove vengono offerti sacrifici alle divinità che si crede daranno benessere e potere. 

Il carro di Bramhayeni viene infine sistemato a Lower lachhi e la comunità si prepara per la Navadurga nach, la danza rituale.

La danza di Navadurga viene eseguita a Lower lachhi il giorno successivo con diversi rituali. Si tratta di  una danza leggendaria tradizionale dedicata a Nawadurga bhawani di Thecho che viene eseguita ogni anno durante il periodo Vijaya Dashami e di questo Jatra che segue Yomari Punhi. Per chi ha voglia di venire qui a vedere una festa fuori dalle rotte turistiche potrà partecipare insieme alla gente del posto e guardare le danze eseguite dai fedeli travestiti da divinità, proprio come si faceva secoli fa in epoca Malla. 

Oggi è stato l’ultimo giorno, il giorno di Bhairav ​​Jatra noto anche come Sinha o Sindoor Jatra in onore di Bhairav, il Dio più temibile degli indù. La temibile maschera della divinità che viene conservata al lachhi superiore viene portata a Bhaila Dhya (tempio di Bhairav) accompagnata dalla musica dei Basuri, Dhime, che sono gli strumenti musicali più usati dalla comunità Newari. La gente indossa i costumi tradizionali e si lancia addosso il sindoor, la polvere arancione. Il carro viene portato sulla strada per il tempio di Bhairav, accompagnato da rituali e dalla musica dei Newari Baja mentre la gente lancia il Sindur al suo passaggio. Il Thecho Jatra si chiude con la cerimonia di passaggio tra coloro che hanno custodito il potere delle divinità ad altri che se ne faranno carico fino all’anno successivo, prendendosi cura delle divinità stesse e della tradizione fino al prossimo Thecho Jatra.


Qualche info in più su Techo

Thecho si trova a circa 6 km a sud della città di Patan nel distretto di Lalitpur,  sotto il comune di Godawari. Per arrivarci va presa la strada secondaria vicino al segmento Satdobato della Ring Road. Questa strada porta a Lele ed è indicata come Satdobato-Tika Bhairab Road ed è anche chiamata "Laxmi Prasad Highway" (va verso Hetauda)

Si crede che il nome iniziale di Thecho fosse Dharmatharipur. Ma l’insediamento chiamato "Dyecha" esisteva inizialmente sulle terre basse vicino al fiume. Quando una frana colpì il villaggio, gli abitanti si spostarono nelle terre alte, e furono quindi indicati come Chhen Choy (in Newari – chhen: casa e choy: su). Le parole chhen choy sono state col tempo modificate in Thecho.


Thecho un tempo era popolare per la cagliata di latte detta Khuwa, ma oggi la principale produzione di Thecho è l'olio di senape.


I templi principali sono

Tempio di Balkumari a Lachi Tole che si dice che sia stato costruito nel 1793 d.C.

Tempio Bramhayeni che è il tempio principale di Thecho e che ha la particolarità di avere degli utensili inchiodati alle sue pareti. Gli utensili sono stati inchiodati dalle famiglie in nome dell'anima dei loro membri defunti. Una sorta di ex voto.


Techo ha inoltre dei piccoli stagni che in passato fungevano da fonte d'acqua. 

Puku तःधँ पुखू, Kha: Cha Pukhu खाःचा पुख, Manda Pukhu मन् दः पुखू, Chew Pukhu च्वय् पुखू, Hyangu Nya:, Pukhu ह्याउँ न्याँ पुखू, Kwe Pukhu क्वय् पुखू, Tadha Dyo Puhkhu द्यो पुखू

martedì, dicembre 21, 2021

Kankeshwari Temple e Dharti Mata a Kathmandu

Kankeshwari è un tempio misterioso che a Kathmandu pochi turisti conoscono

L'intero complesso Kankeswari è un vero tesoro nascosto di santuari, chaitya e staue uniche nel loro genere.

E’ facile da raggiungere perché è abbastanza vicino alla Durbar Square di Kathmandu. 

Ed è prezioso perché solo la gente del posto attraversa la zona.

Kankeshwari non è mai stato descritto in nessuna guida turistioca forse perché è accanto al Bagmathi in un punto non proprio bello o forse è perché nessuno ne sa un granché. Ma per gli samanti dei turismo out of the beaten trak è davvero un must.

Nel terremoto del 2015 ha subito qualche danno interno e due pilastri all'esterno sono crollati. Ma nel 2020 il tempio è stato totalmente ristrutturato. Per cui se cercate qualcosa di speciale che solo la gente del posto visita, allora vale la pena farci un giro.

 

Dall’ l'ingresso principale si scendono alcuni gradini di pietra e entrando si si ha accesso ai cortili con delle statue e dei chaitya che non ti saresti mai aspettato di vedere

Il complesso è abbastanza grande e il tempio di Kankeshwari ha delle belle pietre tantriche che rappresentano Chamunda, una temibile incarnazione di Devi una delle sette dee madri. 

Qui sta l’importanza per i locali di questo luogo. L'ottavo giorno del festival di Dashain infatti i fedeli visitano il tempio per celebrare Kankeshwari (Chamunda/Devi), e pochi lo sanno.

Il tempio risale al 1644 d.C., ed è architettonicamente simile agli altri in Valle. È interessante notare che una delle prime statue del cortile di Kankeshwari è quella di Manjushri, colei che secondo la leggenda, creò la valle di Kathmandu tagliando con la sua spada della conoscenza la collina di Chobar e prosciugando il lago che c’era nella valle. Poi c'è una rara statua del dio arciere Ram che insieme a Sita e Hanuman, è il personaggio di una favola di salvataggio e devozione molto popolare raccontata in tutta la valle di Kathmandu, conosciuta come Ramayana. Sì ok, lo conosciamo tutti il Ramayana vero?

 

Ma la cosa più interessante da vedere in questo complesso templare è la statua di Dhartimata che i più sanno essere solo a Kritipur vicino al Bala Bhairab Temple. Invece no, anche Kathmandu ha la sua Dhartimata


Ma di cosa si tratta?


Dhartimata o Dharti Mata è una dea madre indù, colei che sostiene la terra. 

A Kirtipur, dove è molto venerata, ma anche qui, viene spesso associata come la consorte di Thakur Dev (un dio della terra del villaggio e dei dintorni) e la cosa splendida è che la statua di Dhartimata è rappresentata mentre sta dando alla luce un bambino con le mani premute insieme sopra la testa nella posizione di Namaste.


Le donne incinte la pregheranno spesso per un parto sicuro e per far sì che il bambino sia sano. Si dice che addirittura che in passato molte donne abbiano persino partorito sopra la statua dato che è una statua di pietra piatta. 

Se verrete qui al sabato mattina troverete una fila di donne incinte o addirittura donne che desiderano rimanere incinte che fanno la fila per avere una benedizione dalla divinità attraverso la sua statua.


Kankeshwari ha anche due aree di cremazione.


Dall'altro lato, fiancheggiato da chaitya, c'è un santuario dedicato a Durga che ospita un enorme albero sopra di esso. Ci sono altre due rare statue nascoste negli angoli opposti. Un pilastro colorato con diverse divinità induiste e una statua unica nel suo genere di un fedele che versa il latte su uno Shiva Lingam. Questo complesso templare è davvero un gioiello sconosciuto a Kathmandu. 

Anni fa era in programma di istituzionalizzare un Heritage Walk che includesse questo complesso templare insieme ad altri Patrimonio Unesco, ma poi la cosa è stata accantonata

 

Alcuni hanno incluso questa visita andando a piedi da Kathmandu verso Swayambunath, ma è meglio includerla se fate un percorso attraverso l’area Newar di Maru Tole che è meno trafficata e più tranquilla e vale la pena di essere visitata in quanto fuori dalle solite rotte turistiche e autentica.

lunedì, dicembre 20, 2021

i Newari

Oggi vi voglio riassumere un pochino chi sono i Newari.
Mia sorella Puja, la moglie di Yam, e la sua famiglia fanno parte di questo gruppo etnico e anche Som, la mia fidata guida trekking è un Newar, e per quanto io abbia avuto più contatti con Chhetri, Brahmini, Sherpa in Nepal e Tamang e Gurung in Italia, posso dire di conoscere abbastanza bene anche i Newari
I Newari sono gli abitanti storici della valle di Kathmandu, una delle etnie con popolazione più numerosa in Nepal e i depositari del suo patrimonio storico, culturale, architettonico e della sua civiltà, che ha reso fiorente la Valle di Kathmandu. Tanto che alcuni riportano che Nepal, il nome della nazione stessa, non sia altro che una translitterazione della parola Newar, infatti la prima dinastia della Valle di Kathmandu documentata ufficialmente fu quella Newari dei Lichhavi che arrivarono nel VI-VIII secolo e gli storici narrano che coi Malla dopo il XII secolo i Newar ebbero la massima espressione e crescita nella Valle di Kathmandu delineando lo stile e la cultura che è riconoscibile tutt’ora. Personaggio di spicco di questa epoca fu Araniko, architetto che diffuse prikma in Cina e poi in Asia la costruzione della pagoda e l’arte dell’intaglio del legno tipica della cultura Newari

I Newari fanno parte di una comunità linguistica e culturale di origine indo-ariana e tibeto-birmana che segue l'induismo e il buddismo a seconda della casta a cui appartengono e hanno in comune il dialetto newar, che è una lingua vera e propria che seppur abbia matrice tibeto-birmana, ha subito una forte influenza religiosa e sociale dal mondo induista. La maggior parte dei Newar sono infatti indù, ma alcuni praticano appunto il buddismo. Una casta buddhista molto conosciuta è quella Sakya, quella a cui appartiene la Dea bambina vivente, la Kumari

I Newari hanno anche abiti tradizionali che vengono indossati con naturalezza sia dalle donne sia dagli uomini. I capi sono associati all'antica aristocrazia, ai mercanti, ai contadini, artigiani e professionisti. La maggior parte dei vestiti sono fatti in casa o dai sarti locali.


Le donne indossano saree di cotone nero con un bordo rosso in basso noto come hāku patāsi (हाकु पतासि) o hāku parsi (हाकु पर्सि), questo saree è molto comune e di uso quotidiano ed è il saree più popolare che le donne indossano anche durante le feste tradizionali della loro comunità.

Il costume degli uomini invece consiste in una lunga camicia chiamata tapālan (Nepal Bhasa: तपालं) e pantaloni attillati conosciuti come suruwal.

Uno dei gruppi newari più rappresentativi sono i Jayapu, parola che deriva dalle parole Jya Ya Phu e che sta a significare coloro che sano fare bene il proprio lavoro, e qualcuno dice che questo gruppo di Newari sia l’originale e principale ceppo etnico tra i Newari che diedero vita alla Valle di Kathmandu.

I newari hanno un proprio calendario, delle proprie feste tradizionali, tra cui le più importanti sono

-  Indra Jatra

-  Bisket Jatra

-  Yomari Punhi

-  Gunla

-  Rato Machhindranath Jatra

-  Gai Jatra

-  Mha Puja

-  Kuchhi Bhoye

-  Chaite Dashain

-  Mohani

ma ve ne sono altre minori molto seguite e celebrate, tanto che molti dicono che i Newari facciano feste quasi ogni giorno.

Ovviamente hanno anche una cucina tradizionale, essendo grandi coltivatori e allevatori

Tra i principali piatti newari che più saltano all'occhio c’è il chatamari, una specie di crepe di riso salata cotta sulla stufa e servita con verdure, uova, carne, spezie e formaggio fuso, oppure il sapu micha e lo swan puka preparati con midollo di bufalo e polmoni di capra, rispettivamente, oppure i sukuti, una sorta di ciccioli alla newari, ma fatti con le parti della capra, tipo le orecchie, le cartilagini tenere. Alcuni miei amici emiliani li hanno molto apprezzati.

I vegetariani possono spaziare tra pesce essiccato con tofu fritto o ricotta e ovviamente le verdure.

Questa cucina ha anche molte varietà fresche e fermentate di achar (sottaceti), tra cui alcuni realizzati con un frutto chiamato lapsi e, tra le bevande tradizionali particolarmente diffuse, loro bevono il thwon, una birra di riso fatta in casa e l’ayla, liquore distillato ricavato da riso, grano o miglio, molto simile alla grappa. 

Non dimentichiamo lo JuJuDhau, lo yogurt di cagliata di bufala, tipico di Bhaktapur e di cui vi parlerò in un altro post :-P


Un'altra peculiarità del popolo Newari sono i tatuaggi. Questa usanza è andata man mano perdendosi, ma in alcune signore ultra 60enni sono ancora visibili dei tatuaggi sulle caviglie. Sono chiamati Aankhijhyal o Eye Window Tattoo, perché i loro disegni ricordano proprio la forma di queste finestrelle scolpite nel legno che sono tipiche delle architetture newari nella valle di Kathmandu, tanto che alcune di loro portano anche il pavone, che è un uccello protagonista della mitologia Hindu, e presente anche in una delle finestre più famose del Nepal, a Bhaktapur, la finestra di Pavone, vicino alla piazza di Dattatreya. Questi tattoo portati come decorazione per il proprio corpo venivano fatti alle bambine che vivevano in comunità per distiguerle e far sapere da quale famiglia provenissero, in modo che, qualora si fossero perse o fosse loro successo qualcosa, tutti avrebbero saputo a chi ricondurle.

Questa usanza è anche una peculiarità del sistema socio-economico in cui vivono i Newar, che è detto Guthi e che si concretizza in un sostegno reciproco gli uni per gli altri in caso di bisogno, ma anche un aiuto in caso di debbano organizzare celebrazioni, per la nascita di un figlio o per un matrimonio. Fare parte di un sistema Guthi aiuta ed è proprio una caratteristica di questo gruppo etnico

martedì, dicembre 14, 2021

Yomari Punhi

Lo Yomari Punhi è una festa Newari che si tiene tra novembre e dicembre e che segna la fine della stagione della raccolta del riso e in cui viene adorata Annapurna, come madre terra dea protettrice dei raccolti, conosciuta anche come Angsa Maru Ajima ad Asan a Kathmandu.

Vari templi dedicati alla dea Annapurna in tutta la valle, vengono visitati dai devoti che offrono preghiere e ringraziano portando in dono il frutto del primo raccolto sotto forma di "Yomari".

Quest'anno la festa cade il 19 dicembre

Solitamente si tiene un grande evento a Dhaneshwor Mahadev a Banepa.


Yomari Punhi prende il nome da Yomari, un tipico dolce cotto a vapore fatto con pasta di farina di riso farcito con una miscela di sesamo e melassa, che viene offerto nel Dhukoo (la stanza che serve anche come magazzino per il raccolto) e mangiato in questo giorno. Si ritiene che lo yomari cotto a vapore riscaldi il corpo e rinvigorisca

 

Ma il significato letterale di Yomari denota il sesso maschile e femminile. Uno Yomari è fatto di pasta a cui viene data la forma di un pesce e di un triangolo. Lo Yomari a forma di pesce chiamato Bioyo, rappresenta il padre ed è indicativo dell'organo sessuale maschile mentre lo Yomari a forma di triangolo chiamato Miyo rappresenta la Madre e indica l'organo riproduttivo femminile. Ogni Jatra, Lingo, festival e rituale della comunità Newari spesso è volto ad indicare questo tipo di equità di genere e la necessità del maschio e della femmina entrambi uniti per la continuazione della società.

 

Dobbiamo sapere che ogni ingrediente ha un suo significato. Si crede che lo Yomari ripieno di carne sia in favore di Ganesh, le lenticchie nere Kuber e lo yomari ripieno di chaku è considerato Mahamaya.

 

La sera i bambini vanno porta a porta per chiedere yomari mentre cantano una canzone Newari tipica per questa ricorrenza.

 

Il festival di Yomari viene celebrato nelle principali cittadine di etnia Newari. Le donne Newari indossavano Haku Patasi e preparavano yomari. Le persone possono partecipare al festival e mangiare yomari insieme ai locali, questo è anche il bello delle feste Newari.

@nepalfood su instagram ne ha una bella descrizione, e ve la traduco qui:

Lo yomari è una delle prelibatezze newari che normalmente si mangia in inverno e si inizia a preparare quando comindia a fare freddo e c'è il cambio di stagione, quando la temperatura inizia a scendere e le giornate si accorciano.
Yomari in lingua Newari significa pane che ti piace o ami mangiare, "Yo" deriva dalla parola "Yau" che significa piaciuto o amato, e "Mari" significa pane quindi è un pane delizioso o amato
Mentre "Punhi" significa luna piena. Lo Yomari Punhi viene quindi normalmente celebrato nella di luna piena a inizio inverno. Si ritiene che più lunga sia la coda dello "Yomari" (che è fatto a forma di pesciolino), più breve sia la durata dell'inverno
Durante lo Yomari purnima le persone adorano anche la dea Annapurna. Annapurna è la dea dei cereali e del raccolto. È il momento in cui gli agricoltori terminano la mietitura del riso e si riposano dopo il lungo lavoro 🙏



lunedì, dicembre 13, 2021

la storia del primo hotel in quota del mondo

Questo non è di certo il posto dove pernotto quando vado a far trekking in Khumbu, prediligo le guest house a conduzione familiare, dove posso stare in cucina con le sherpani a fare i momo in compagnia o a giocare a carte con le guide e i ragazzio del posto, ma la sua costruzione, la cui storia mi ha letteralmente fatto accapponare la pelle, va citata perché ha cambiato il modo di andare in Himalaya aprendo, che ci piaccia o no, quest’area al turismo vero e proprio, e trovando un modo più accessibile di far vivere questa parte di mondo così remota e inospitale a qualsiasi persona volesse venirci, ovviamente pagando. Successivamente alla sua costruzione sono spuntate guest houses e sono nati molti hotel per tutte le tasche che permettono di alloggiare con un minimo di comfort nella Valle del monte più alto del mondo. Sono nati ovviamente anche veri e propri hotel di lusso e ora molti tour operator si sono cimentati in quello che definiscono Everest Luxury trek. Tutto ciò è opinabile, vero, sta di fatto che questo hotel ha cambiato la storia del trekking in Himalaya.

Era la primavera del 1968 quando Takashi Miyahara posò gli occhi sulla magnifica catena dell'Everest da una cresta a Syangboche. Quello che vide di fronte a lui era assolutamente mozzafiato. La scena catturò il suo cuore e da quel momento osò sognare che un giorno avrebbe costruito un hotel meraviglioso in quello stesso luogo.

Ancora oggi, costruire un hotel a 3880 m non è un compito da poco. Costruirne uno negli anni '60 è stato estremamente impegnativo. 

Syangbohe si trova su un colle sopra Namche Bazaar, che sta a due giorni di cammino da Lukla, villaggio dove ora si arriva in volo da Kathmandu in circa 40 minuti e da cui si parte per il famoso trekking al Campo Base dell'Everest.

Senza le strade, la costruzione dell'Hotel Everest View si è basata totalmente su un elicottero e sui portatori che trasportavano quanto necessari in un viaggio di due settimane da Lamusangu (80 km da Kathmandu). I materiali come le porte scorrevoli in vetro utilizzate nelle camere, il vetro per il solarium, le coperte e le posate sono stati tutti importati dal Giappone, spediti in un porto di Calcutta e poi trasportati in Nepal.

E' stata una impresa titanica per l'epoca.

La costruzione dell'hotel è stata fatta con l'aiuto degli Sherpa, la popolazione che abita la Valle dell’Everest. Il progetto ha richiesto diversi anni per essere completato a causa delle difficili condizioni. L'hotel è stato progettato dall'architetto giapponese Yoshinobu Kumagaya. Tutt’ora, l'hotel riceve elogi per il design semplice che convive con l'ambiente circostante. Miyahara e il duro lavoro e la determinazione del suo team alla fine hanno dato i loro frutti quando l'Hotel Everest View ha aperto le sue porte ai visitatori nell'agosto 1971. Sono passati 50 anni!

Il sogno di Miyahara era stato realizzato, ora i turisti da tutto il mondo potevano venire e godere di una vista a 360 gradi sull’Himalaya e vedere il Monte Everest da ogni stanza in tutta comodità. È e resta uno degli hotel con la posizione panoramica più suggestiva di tutta la valle.

mercoledì, dicembre 08, 2021

Vivah Panchami

Oggi al Janaki Mandir e negli altri templi del paese si celebra Vivah Panchami, la ricorrenza del matrimonio di Ardash Jodi Ram e Sita che ha avuto luogo a Janakpur in Nepal secondo la cultura vedica.

Questo festival dura una settimana e i fedeli si recano a Janakpur per i rituali religiosi nel Janaki Mandir che è addobbato a matrimonio secondo la cultura tipica Mithila.

Janakpur è il luogo di nascita di Sita. Sita o Janaki è il personaggio principale del Ramayana. Sita è la figlia maggiore del re Janak, il sovrano del regno di Mithila. Ram è il figlio maggiore del re Dasharatha di Ayodhya. Sita è da sempre l’esempio della moglie, madre, cognata, nuora, regina e in genere donna ideale per il mondo induista ed è venerata come fonte di virtù, femminilità, maternità e compassione. 

La leggenda racconta che solo Shiva era in grado di maneggiare l'arco, che era custodito nel tempio dal re Janak, che non poteva essere sollevato nemmeno dai grandi eroi. Mentre invece Sita riusciva a spostare l'arco da sola mentre puliva il santuario.

Ecco perché il re Janak aveva promesso che Sita avrebbe potuto sposare solo un uomo valoroso, coraggioso e tanto forte da essere in grado di sollevare l'arco di Shiva. E infatti il matrimonio di Sita avvenne con il principe Ram e venne celebrato a Janakpur dopo che lo sposo, durante la cerimonia dello Swayamvar indetta dal Re Janak per trovare il pretendente adatto alla figlia, fu in grado di sollevarlo e addirittura spezzarlo.

Da allora l'anniversario di questo matrimonio viene celebrato ogni anno tra fine novembre e inizio dicembre. E in questo periodo è anche il periodo migliore per i fedeli per sposarsi.

La cerimonia nuziale si svolge nel pomeriggio, ma sin dal mattino il tempio Ramjanki e altri templi nella regione Mithila sono affollati di fedeli e visitatori. Durante il festival vengono fatti rituali, puje e danze. Dopo il matrimonio di Ram e Sita, i carri che trasportano gli sposi vengono portati in processione con musica tradizionale intorno alla città di Janakpur e terminano nell'area del Janaki Mandir.

Inoltre in ricordo di questo antico matrimonio mitico, è ancora consuetudine portare una Janta dall'India fino a Janakpur, in Nepal, per rendere omaggio agli idoli di Rama e Sita. 

Anche adesso, il matrimonio di Ram Sita è importante quanto lo era prima. E tutt’ora a Janakpur lo si celebra con i fasti del passato proprio come viene narrato nel Ramyana che ora viene sempre più interpretato in modo moderno insegnando l'importanza dell’uguaglianza tra uomini e donne, nelle responsabilità familiari, e nella vita comune. Era ora!

Quindi Buon Vivah Panchami a tutti!

giovedì, dicembre 02, 2021

Bala Chaturdasi

Oggi è Bala Chaturdasi, e molti fedeli si recano a Pashupatinath per pregare per i proprio cari affinché vadano in paradiso.

Bala Chaturdashi, spesso chiamato Bala Cha è una ricorrenza che ha un posto essenziale nella vita dei nepalesi. È anche chiamato il giorno della semina di “Satbij”. In nepalese, è pronunciato come Satbij charne din, che sta a significare che sette tipi di cereali vengono mescolati e seminati nelle giungle di Sleshmantak.

Sleshmantak Ban è una delle giungle più sacre del Nepal, e si trova nelle vicinanze nel complesso templare di Pasupatinath. 


Satbij è fatto sette tipi di grani  che simboleggiano sette pianeti. Ecco i nomi e le sue rappresentazioni 


Orzo-Giove

White Mole -Venere

Paddy-Luna

Moong-Mercurio

Lenticchia-Marte

Black Gram-Saturno

Grano-Sole (il sole non è un pianeta ma nella mitologia spesso è riferito come tale)


C'è una cosa importante legata a questa ricorrenza.

Da queste parti, questo giorno è particolarmente sentito per coloro che di recente o nel corso dell’anno hanno perso i loro familiari o parenti. Questo evento ha la stessa importanza e affetto del Mathhirtha Aausi o del Kushe Aushi.

L'unica differenza tra questa ricorrenza e le altre è che non considera un membro specifico della famiglia da portare in paradiso come negli altri due grandi aausi ma qui tutti pregano per tutte le anime irrequiete affinché vadano in paradiso.

Il Bala Chaturdashi generalmente cade nel mese di Mangsir, cioè l'inizio della stagione invernale in Nepal. Per partecipare a questa cerimonia o all'evento della semina satbij, bisogna fare il bagno nel fiume Bagmati la mattina presto. Solo dopo questo atto di purificazione si può iniziare il rito della semina.

Ovviamente tutto ciò è legato a varie leggende più o meno simili a seconda dell’etnia che ve la racconta.

C'era un commerciante di nome Bala Nanda, che una volta andò all'Aaryaghat di Pasupatinath per partecipare al funerale di uno dei suoi parenti. Era seduto vicino al fuoco crematorio e mangiava del cibo rituale. In quel lasso di tempo, un pezzetto delle carni ardenti saltò fuori dal fuoco finendo sul suo piatto.


Inconsapevolmente, lo inghiottì.

 

Improvvisamente, si trasformò in un demone con la stessa rapidità con cui inghiottì quella porzione di carne e divenne un demone con la testa d'argento. Nel giro di un minuto si era trasformato in una creatura cannibale. Iniziando poi cibarsi dei resti della persona cremata, diventando sempre più malvagio e orribile.

 

Dopo quell'incidente, la gente iniziò a chiamarlo balasur definendo quindi Bala come un asur (demone). E lui, iniziò a terrorizzare le persone e a mangiare i cadaveri ad Aaryaghat.

 

Terrorizzata da questo comportamento, la gente del posto andò a raccontare di lui alla corte reale. Lì, il re decise di mandare Vris di eliminare Bala. Non sapendo però che Vris era il migliore amico di Bala.

 

Vris quindi non poteva ucciderlo. Ma aveva avuto ordine dal Re, per cui il destino si compì. Dopo averlo ucciso Vris iniziò a pregare Shiva e a chiedergli la via della santificazione per il suo amico Bala.

 

Lord Shiva rimase così colpito del sincero affetto di Vris, per il suo amico, che accettò di aiutarlo nella salvezza di Balasur. Inoltre, Lord Shiva gli ordinò di seminare satbij, in modo che i peccati di Balasur potessero essere mondati e la sua stessa colpa per aver ucciso un amico potesse essere cancellata. Così, si dice che da quel giorno sia iniziato proprio il rituale della semina e della preghiera per il paradiso per i propri cari defunti.

venerdì, novembre 26, 2021

Tempio di Pashupatinath Yakeshvara a Bhaktapur



Il tempio di Pashupatinath si trova nella Durbar Square di Bhaktapur, direttamente a sud del tempio di Vatsala Durga e del Padiglione Chyasalin che gli fu costruito a posta davanti per proteggere il Palazzo Reale dalla potenza delle emanazioni del tempio.

Questo tempio è l'unico monumento superstite e intatto della zona risalente al XV secolo. Anche se a parte il suo portale meridionale, le sue facciate sono il risultato di un ampio rifacimento e ricostruzione effettuata tra il XVI e il XVIII secolo.

Sebbene comunemente venga chiamato tempio di Pashupatinath (dopo il santuario di Pashupatinath a Deopatan), è spesso identificato come il tempio di Yakeshvara, in riferimento al re Malla del XIV secolo che lo fece costruire.

Il monumento è di fatto un tradizionale tempio a pagoda a due piani in stile Newar che è privo di elementi decorativi come campane, bandiere o pitture, ma spicca invece per i pregevoli lavori di intaglio del legno, presenti sui quattro portali, sulle facciate, nei pannelli laterali e nelle architravi, ed è famoso per le innumerevoli scene erotiche. 


Tutti i ventiquattro montanti in legno del tempio hanno diverse immagini di Shiva e Shakti. Anche i portali hanno figure mitologiche, che ci raccontano storie mai narrate, i cui personaggi sono ritratti in  posizioni improbabili basate sul tradizionale testo erotico del Kamasutra.

Si possono osservare anche alcune tracce di colore nelle mensole al livello superiore. Anche le torane su ciascuno dei quattro ingressi sono state intagliate con una precisione e bellezza impressionante.

Come spesso accade, l'interno del tempio è vietato alla maggior parte dei visitatori, a parte i devoti.

La sua pianta interna è simmetrica e ha un santuario posto al centro che ospita un chaturmukha linga rivolto a nord, il principale oggetto di devozione. Tra l'edicola e le mura esterne vi è un ambulacro continuo che funge da spazio intermedio.

Secondo la leggenda, il tempio fu fondato da Yaksa Malla tra il 1428 e il 1482 quando gli fu ordinato in sogno di ricreare il tempio di Pashupatinath di Deopatan, a Bhaktapur. I due templi sono in qualche modo simili nell'aspetto, ma non nella misura in cui è ovvio che quest'ultimo edificio è una riproduzione diretta del primo. 

giovedì, novembre 25, 2021

Chyasalin non è un Mandap

Il Chyasalin è un piccolo padiglione di legno a due piani situato sul lato orientale della Durbar di Bhaktapur

E’ strano leggere che venga indicato come Mandap, e cioè tempio, quando in verità non lo è per niente, e si tratta invece solamente di un padiglione. 

Diciamo che è un grossolano errore che è stato riportato nelle guide turistiche di mezzo mondo. 


Per cui qui lo chiameremo solo Chyasalin.

Si dice invece che sia stato originariamente costruito nel XVII secolo sotto il regno dei Malla, precisamente da Re Bhupatindra, con lo scopo principale di proteggere con la sua mole il Palazzo Reale e il palazzo delle 55 finestre, dal tempio di Shiva, noto come tempio di Pashupatinath, che sta proprio lì di fronte.

Credenza locale è che il tempio di Shiva emani una forza molto potente, potenzialmente pericolosa. Quindi il Re fece costruire il padiglione con otto lati, da qui il suo nome Chyasalin, perché si pensava che i lati ottagonali avrebbero deviato meglio le emanazioni che uscivano dal tempio di Shiva,  che così non avrebbero colpito il palazzo reale. 

Il Chyasalin è stato da sempre utilizzato come luogo di ritrovo, una piattaforma dove assistere a spettacoli teatrali e vivere la socialità insieme. 

Durante il terremoto del 1934, il Chyasalin fu completamente distrutto. 

Alla fine degli anni '80 l'allora Cancelliere tedesco Helmut Khol in visita di Stato in Nepal decise di finanziarne il restauro. Gli architetti Götz Hagmüller e Niels Gutschow iniziarono quindi i lavori aiutati da vecchie fotografie e utilizzando i resti dell'edificio originale,dove possibile, ricostruendo fedelmente il padiglione e finendo i lavori nel 1990. Otto dei suoi dodici pilastri sono originali e sono stati rimessi insieme a molti altri oggetti che appartenevano all’edificio. Le parti mancanti  sono state realizzate come duplicati. 

Una cosa interessante è che l'edificio è stato ricostruito con telai metallici, tutt’ora visibili all’interno, per proteggerlo in caso di un altro terremoto. Ciò si è dimostrato utile poiché durante il terremoto del 2015 il padiglione non ha riportato danni, mentre altri templi sono stati letteralmente cancellati. La struttura metallica ha oscillato con il terremoto ma ha tenuto in posizione i montanti di legno e l’edificio non è crollato. Proprio accanto al padiglione il tempio di Vatsala Durga è collassato in un cumulo di macerie. Chyasalin può quindi essere usato come un ottimo esempio di cosa si può fare per preservare i templi del Nepal per le generazioni future. Il Nepal si trova su una faglia sismica, e bisognerebbe ricostruire i templi tenendone conto, cosa che purtroppo fino ad ora non è stata fatta. 

 

Una cosa interessante da ricordare è che questi lavori di restauro hanno portato ad  interdire al traffico l’area attorno all’edificio tanto che poi venne anche approvata una legge che ha reso pedonale la Durbar Square di Bhaktapur, cosa che poi è stata replicata anche nelle altre due Durbar, a Kathmandu e a Patan. Cosa meno bella da notare è che le autorità locali negli anni successivi hanno pian piano ridotto i controlli e applicato spesso in modo sempre più lasso queste restrizioni.

 

Il Chyasalin è una struttura bella in cui fare una sosta per godere della vita che scorre in Durbar Square. All'interno del padiglione c’è una scala che conduce al secondo piano da cui si hanno splendide viste della città. Purtroppo il portellone che porta in cima è quasi sempre chiuso. Dateci una occhiata quando lo visitate.

mercoledì, novembre 24, 2021

Bhaktapur Golden Gate, Palazzo delle 55 Finestre, Tempio di Taleju e Naag Pokhari

La Golden Gate è una delle parti più pregevoli del complesso del Palazzo Reale nella Durbar Square di Bhaktapur. 

La porta d'oro conosciuta anche come Sundhoka è stata costruita dal re Ranajit Malla nel 1753 d.C. ed è l'ingresso al cortile interno che porta al tempio di Taleju e alla Naag Pokhari.

Questo portale di ingresso è di immensa importanza archeologica, storica e religiosa, è tutto ricoperto da una doratura in rame ed è uno dei più belli che si trovano nel paese. All’ingresso troverete sempre una guardia ma vi farà passare precisando che non è permesso entrare nel Tempio di Taleju.

Su entrambi i lati del portale c'è un vaso che simboleggia la buona fortuna. Sopra la porta c'è un Toran con il potente Garuda alato con un naga, il serpente sacro, che scorre verso il basso

Sotto Garuda c'è una rappresentazione della dea Taleju a quattro teste che sfo
ggia dieci braccia. Questa è la divinità custode dei reali Malla, colei che li ha sempre protetti. Tutt’ora veneratissima dalla popolazione insieme a altre due importanti divinità rappresentate qui sul portale e sempre ricoperte con la tikka rossa: Bhairab e Kali. 


La Golden Gate da accesso al Tempio di Taleju e alla Naag Pokhari ed è subito accanto al famoso Palazzo delle 55 finestre, che però è chiuso da anni. 

Per entrare nel complesso oltre la Golden Gate non serve nessun biglietto ed è sufficiente avere il pass di ingresso a Bhaktapur.


Il Palazzo delle 55 Finestre, subì grossi danni nel terremoto del 1934, e nonostante siano stati pianificati restauri, non si è mai fatto granché per mancanza di fondi, fortunatamente nel 2015, nonostante alcuni ulteriori danni al suoo interno, la facciata è rimasta intatta e resta sempre una delle più belle opere architettoniche che testimoniano l’abilità dellintaglio del legno in epoca Malla.. Le uniche volte in cui è stato aperto, è stato solo in occasione di alcune rare cerimonie con la Kumari di Bhaktapur.


Varcata la soglia della Golden Gate e superata la prima corte si accede all’area del Tempio di Taleju.

Anche qui ci sono le guardie fuori dalla porta principale. Il tempio è rimasto praticamente intatto nonostante il terremoto del 2015

Il tempio, insieme al palazzo delle 55 finestre, fu completato intorno al 1754 durante il regno di Jaya Ranjit Malla, che fu l'ultimo dei re Malla di Bhaktapur Malla. Come scritto più sopra è vietato entrare nel tempio di Taleju per i non induisti, ed è viatato anche scattare fotografie all'interno. Le guardie però ti permetteranno di sbirciare dentro la porta di ingresso al tempio, ma nulla di più.

L’inizio della costruzione del tempio risale al 14° secolo e il Tempio di Taleju è la parte più antica del Palazzo Reale di Bhaktapur. Se non è ammesso entrare nel tempio è però permesso visitare il bagno reale, la splendida Naag Pokhari, a cui si accede attraverso un ingresso sul retro di Mul Chowk.


La Naag Pokhari,

 il bagno reale, fu costruita nel 1678 da Jitamitra Malla da una sorgente naturale, è un hiti e cioè un bacino d'acqua che viene riempito da una sorgente naturale attraverso un beccuccio, in questo caso dorato. Il bordo della vasca ha degli enormi serpenti scolpiti nella pietra, che la circondano, da qui il nome di Naag Pokhari, in onore di queste divinità che assumono la forma di serpenti d’acqua. Queste divinità sono state raffigurate proprio per proteggere il luogo. Si può dare una occhiata da vicino al beccuccio da cui sgorga l’acqua che è stato aggiunto nel 1688. Un tempo era completamente dorato, ma ora è un bel po’ sbiadito. Sopra sono visibili piccole repliche di statue originali di varie divinità che sono state purtroppo trafugate nel corso degli anni.

Anche qui non c’è nessun biglietto da pagare per la visita.

martedì, novembre 23, 2021

Kasthamandap

Kasthamandap il cui significato sanscrito è rifugio di legno era un tempio a pagoda di tre piani che stava in Maru Tole a Kathmandu, nei pressi della Durbar Square per capirci. 

Questo tempio purtroppo è andato distrutto durante il terremoto del 2015. E se le mie fonti non sono state troppo ottimiste, i suoi lavori di ricostruzione dovrebbero terminare tra qualche giorno. Finalmente!

Il tempio era una delle pagode più importanti del Nepal ed era noto per sua la statua di Gorakhnath e la leggenda a lui legata da cui deriva il nome della città di Kathmandu.

Si narra che Gorakhnath, un discepolo di Macchendranath, visitò il Nepal durante una processione e venne imprigionato da una divinità tantrica che gli impedì di lasciare Kathmandu. Quando Gokharnath seppe di essere stato imprigionato disse alla divinità di esprimere un desiderio e che se lo avesse soddisfatto avrebbe dovuto essere liberato. Il Dio gli chiese del materiale per costruire un tempio. L’anno successivo nel suo giardino crebbe una pianta gigante e con questa pianta venne costruito Kasthamandap, e lui fu liberato.

La pagoda è stata costruita nel XVI secolo dal Re Laxmi Narsingha Malla e si dice sia stata ricavata davvero dal legno di un unico albero.

La leggenda narra inoltre che il nome della città di Kathmandu derivi proprio dal nome di questo tempio

Una volta all’anno qui si è sempre tenuta una cerimonia in cui per tutto il giorno e tutta la notte la gente stava nel tempio a raccontarsi le storie leggendarie di questo luogo dilettandosi con lauti banchetti.

 

Il tempio era visitabile da tutti, ed era uno delle attrazioni turistiche più famose del Nepal. La sua ricostruzione è un evento di rinascita per tutto il paese

giovedì, novembre 18, 2021

Il significato dei colori in Nepal

I colori giocano un ruolo importante nel modo in cui percepiamo e interagiamo con il mondo. Sembra che ogni colore emetta segnali specifici che influenzano i nostri stati mentali, fisici e psicologici.

È stato ora dimostrato che i colori possono influenzare notevolmente gli stati d'animo, i sentimenti e le emozioni al punto da aumentare il metabolismo, aumentare la pressione sanguigna e persino causare un affaticamento degli occhi. Rosso, arancione e giallo sono conosciuti come colori caldi che evocano sentimenti di calore e conforto, ma anche di passione, rabbia e ostilità. D'altra parte, il blu, il viola e il verde sono colori freddi che portano calma e sentimenti di pacatezza e a volte malinconia

Nell'induismo e in Nepal i colori hanno un ruolo molto importante e hanno un significato profondo, trascendendo i valori puramente decorativi. Gli artisti indù usano i colori sulle divinità e sui loro vestiti per descrivere e significare le loro qualità. L'uso corretto dei colori crea “un ambiente” che dovrebbe mantenere la persona allegra. Alcuni dei colori principali utilizzati nelle cerimonie religiose sono il rosso, il giallo della colza, l’arancio della curcuma o dello zafferano, il verde delle foglie, il bianco della farina di frumento. 

ROSSO:

Il rosso indica sia sensualità che purezza. Nella religione indù, il rosso è di estrema importanza è il colore più frequentemente usato per occasioni di buon auspicio come matrimoni, nascita di un bambino, feste. Non di meno ricordate che la tika, la benedizione che viene messa sulla fronte durante le cerimonie e le occasioni importanti è rossa.

Per il matrimonio, le donne mettono della polvere rossa sulla riga dei capelli. Quando vedete delle donne che la portano sappiate che sono sposate. Le donne inoltre indossano anche un sari rosso durante il matrimonio stesso. La polvere rossa viene solitamente lanciata su statue di divinità e simboli fallici durante le preghiere. Sono anche i colori di Shakti (le abilità). Un vestito di colore rosso viene indossato su divinità che sono caritatevoli, coraggiose, protettive e che hanno la capacità di distruggere il male. Alla morte di una donna, il suo corpo viene avvolto in un telo rosso per la cremazione.

ZAFFERANO/ARANCIONE:

Il colore più sacro per gli indù è lo zafferano. Rappresenta il fuoco e dato che le impurità vengono bruciate dal fuoco, questo colore simboleggia la purezza. Rappresenta anche l'astinenza religiosa e l’ascetismo, quindi è un colore sacro. Sono i colori dei santi e degli asceti che hanno rinunciato al mondo. Indossare il colore arancio simboleggia la ricerca della luce. L’arancio è anche il colore preferito dalla casta dei guerrieri. In Nepal, durante il Sindoor Jatra, viene lanciata polvere arancione durante la cerimonio. Leggete qui

GIALLO:

Il giallo è il colore della conoscenza e dell'apprendimento. Simboleggia la felicità, la pace, la meditazione, la competenza e lo sviluppo mentale. E’ un colore della primavera e attiva la mente. L'abito di Vishnu è giallo e simboleggia la sua rappresentazione della conoscenza. Anche Krishna e Ganesh indossano abiti gialli. Si indossano abiti gialli e si mangia cibo giallo alle feste durante la primavera. Inoltre le ragazze single indossano il giallo e questo le contraddistingue e le rende visibili a enentuali spasimanti e il giallo serve inoltre a tenere lontani gli spiriti maligni.

VERDE:

Il verde è un colore festivo. Rappresenta la vita e la felicità. Simboleggiando pace e felicità, il verde stabilizza la mente; il colore è freddo e rappresenta anche la Natura

BLU:

Il Creatore ha dato il massimo del blu alla natura, cioè al cielo, agli oceani, ai fiumi e ai laghi. La divinità che ha le qualità di coraggio, virilità, determinazione, capacità di affrontare situazioni difficili, di mente stabile e profondità di carattere è rappresentata di colore blu. Rama e Krishna hanno trascorso la loro vita proteggendo l'umanità e distruggendo il male, quindi sono colorati di blu.

BIANCO:

Il bianco è una miscela di sette colori diversi, quindi ne simboleggia un po' la qualità di ciascuno. Rappresenta la purezza, la pulizia, la pace e la conoscenza. La dea della conoscenza, Saraswati è sempre mostrata mentre indossa un abito bianco, seduta su un loto bianco. Lsa casta dei bramini è associata al bianco e il bramino stesso si verste di bianco durante le cerimonie. I leader religiosi indù si coprono di cenere bianca per rappresentare la loro rinascita spirituale. Anche altre divinità di spicco avrebbero avuto un tocco di bianco sul loro vestito. Il bianco è anche il colore del lutto, infatti le vedove indù indossano un abito bianco durante il periodo del lutto.

 

mercoledì, novembre 17, 2021

Sama Chakewa festival

Qualche post fa vi avevo raccontato di un festival minore, il Chhath e delle arti del sud del paese. 

In questi giorni, a sud si tiene un'altra festa, il Sama Chakewa. 

Questo è un festival che si tiene sempre nella regione Mithila (Janakpur) per augurare longevità, salute e prosperità a fratelli e sorelle. E a marito e moglie.

Questo festival dura una decina di giorni in prossimità della luna piena nel mese di Kartik secondo il calendario nepalese. 

Secondo gli antichi riti sociali e familiari e le tradizioni della Mithilanchal, in questo festival viene inscenato un dramma popolare in cui narratrici e personaggi femminili portano in scena figure umane, animali e uccelli 

L'esperto di tradizioni culturali Ram Bharos Kapadi afferma che il festival Sama Chakewa, che è ancora vivo nella tradizione orale delle genti Mithila, è un patrimonio culturale unico da preservare. L'amore dei fratelli e delle sorelle gli uni per le altre è la base principale di questa festa, che celebra la dedizione, la devozione e la riverenza.

Ma come viene rappresentato Sama Chakewa? 

A partire dal secondo giorno di festa le donne del villaggio iniziano a produrre con l’argilla gli innumerevoli personaggi del dramma che insceneranno.

Sama sta a simboleggiare la parte femminile e Chakewa la parte maschile. 

Il Fratello e la sorella avranno forma di uccelli. 

E’ tutto un gioco fatto di personaggi di argilla ognuno dei quali prende vita tramite le donne che inscenano un dramma, dopo che si son messe in cerchio sedute nella piazza del villaggio. Le sorelle si divertiranno cantando canzoni inneggianti ai fratelli e sbeffeggiando il personaggio di Chugla che è il pettegolo pianta zizzanie, tanto che nel dramma, durante la notte di luna piena, verrà bruciato il simbolo dei suoi baffi, come per bruciare la malevolenza e le vanità.

 

Vi racconto un po’ di storia, ma sicuramente ce ne saranno mille altre versioni perché in Nepal è così, ogni cosa è raccontata in mille modi differenti, basta che ci sia una bella leggenda.

 

Sama Chakewa è praticato nella regione Mithila fin dall'antichità. 

La prima descrizione di questa usanza si trova nel Padma Purana. E’ una usanza fondata sull'amore fraterno e nelle scritture ha una lirica che descrive l'eroismo, la generosità e l'ammirazione del fratello, descrive il meraviglioso amore fraterno della sorella, condanna i pettegolezzi come simbolo di vanità e descrive i rapporti della sorella coi suoceri e l’amore per il marito.

Nello Skanda Purana si narra che Shyama (Sama) e Chakeva fossero marito e moglie. Il padre di Shyama era Krishna e suo marito invece era appunto Charuvakya (Chakeva). Charuvakya viveva di nascosto in un ashram. Shyama andava sempre a trovarlo. Successe che, il cortigiano Chugla andò da Krishna, il padre di Shyama e spettegolò: "Shyama è innamorata di un monaco!" Krishna si arrabbiò, imprecò e trasformò la figlia Shyama in un uccello. Quando il fratello Shambha lo scoprì, iniziò a farsi prendere dal panico. Cerco di convincere suo padre in ogni modo a ridarle la sorella, fece azioni coraggiose e fece penitenza. Fu così che nel giorno di luna piena di Kartik, ricevette un dono, sua sorella Shyama (Sama) era tornata in carne e ossa. 

Da allora si dice si celebri il festival in onore di questo grande amore fraterno.

Il Tempio di Bhairavnath

Il tempio di Bhairavanath è uno dei templi più sacri di Bhaktapur e si trova in Taumadhi Tole proprio accanto al Nyatapola, di forma rettangolare a tre piani, è dedicato al Dio Bhairava, incarnazione di Shiva. Nonostante i temibili poteri di Bhairab e nonostante il suo tempio sia così imponente, Bhairav è qui raffigurato come una testa decapitata alta solo 15 cm! E’ significativo ricordare che il tempio accanto, è dedicato a una delle personificazioni della corsorte della divinità. Vicini in amore e di fatto.

La prima volta che vidi il tempio era notte, e mi apparve scuro e misterioso illuminato da innumerevoli lumini accesi dai fedeli che vengono a ogni ora a pregarlo e a portare offerte per porle in un piccolo foro nella porta centrale del tempio, sotto una fila di musi di cinghiale scolpiti. Avvicinandomi mi accorsi subito che la facciata del tempio è sorvegliata da due leoni di ottone che reggono la bandiera nepa
lese, poi finalmente, a destra della porta vidi l'immagine terrificante di Bhairab dipinta e decorata con una macabra ghirlanda di budella di bufalo. Ricordo che qualcuno aveva messo lì accanto una vecchia radio stile anni 80, e dalle casse tuonava la tradizionale musica devozionale. Così al buio mi fece davvero un effetto strano. So che rimasi a guardare incantata per una buona mezz’ora a osservare i rituali dei devoti e l’antica e profonda fede che li portava qui. Una vista magica che non scorderò mai. Il giorno dopo mi accorsi che, guardando il tempio di fronte, sul suo lato sinistro stavano appoggiate le due enormi ruote del palanchino che viene usato durante il Bistek Jatra per le celebrazioni. Erano piene di bambini che ci giocavano facendo acrobazie improbabili. Bhaktapur. Un mondo d’altri tempi.

Ora vi racconto un po’ di storia del Tempio

Alcuni storici sostenono che il tempio fu inaugurato per la prima volta dal re Ananda Deva nel XIII secolo. Tuttavia quell'area era già conosciuta dai pellegrini shivaiti come Lalitmaheshwor, molto prima della costruzione del tempio. A suffragare questa ipotesi ci sono delle iscrizioni che sono state trovate nell'edificio. Inizialmente il tempio non era a triplo tetto, infatti durante il regno del re Vishwa Malla, il tempio fu restaurato, ed era soltanto a un piano. Poi il re Jagatjyoti Malla lo decorò con foglie d'oro. 

Fu il re Bhupatindra Malla che lo modificò in un tempio a triplo tetto intorno al 1718 d.C. e vi aggiunse i sette pinnacoli d'oro sulla sua sommità.

Per sfortuna, il devastante terremoto del 1934 lo fece crollare. Ma fu abilmente ricostruito secondo la  stessa struttura originale voluta da Bhupatindra Malla. Anche il rovinoso terremoto dell'aprile 2015 ha causato un po’ di danni al tempio ma è stata fatta manutenzione. La cosa che spiace è che è collassata quella piccola parte interna che porta al centro del tempio, il Betal, qualla parte a cui avevano accesso solo i sacerdoti.

Ovviamente anche questo tempio oltre alla cronologia storica, ha delle leggende che narrano origini più o meno fantasiose, e una di queste narra che il Dio Bhairava di Varanasi visitò Bhaktapur per vedere il festival di Bisket Jatra. 
Il Bisket jatra è uno dei più grandi festival che si tiene a Bhaktapur per commemorare l’inizio del nuovo annio secondo il calendario nepalese. 
Durante il festival, Bhairava venne riconosciuto da un sacerdote che lanciò un incantesimo su di lui. La divinità iniziò a sprofondare nella terra per tornare a Varanasi. Ma il sacerdote non lo lasciò andare. Prese in mano la sua testa e la decapitò con la spada. Si ritiene tuttora che la testa sia ancora custodita in una scatola dentro questo tempio, che fu fatto erigere in suo onore.