martedì, dicembre 21, 2021

Kankeshwari Temple e Dharti Mata a Kathmandu

Kankeshwari è un tempio misterioso che a Kathmandu pochi turisti conoscono

L'intero complesso Kankeswari è un vero tesoro nascosto di santuari, chaitya e staue uniche nel loro genere.

E’ facile da raggiungere perché è abbastanza vicino alla Durbar Square di Kathmandu. 

Ed è prezioso perché solo la gente del posto attraversa la zona.

Kankeshwari non è mai stato descritto in nessuna guida turistioca forse perché è accanto al Bagmathi in un punto non proprio bello o forse è perché nessuno ne sa un granché. Ma per gli samanti dei turismo out of the beaten trak è davvero un must.

Nel terremoto del 2015 ha subito qualche danno interno e due pilastri all'esterno sono crollati. Ma nel 2020 il tempio è stato totalmente ristrutturato. Per cui se cercate qualcosa di speciale che solo la gente del posto visita, allora vale la pena farci un giro.

 

Dall’ l'ingresso principale si scendono alcuni gradini di pietra e entrando si si ha accesso ai cortili con delle statue e dei chaitya che non ti saresti mai aspettato di vedere

Il complesso è abbastanza grande e il tempio di Kankeshwari ha delle belle pietre tantriche che rappresentano Chamunda, una temibile incarnazione di Devi una delle sette dee madri. 

Qui sta l’importanza per i locali di questo luogo. L'ottavo giorno del festival di Dashain infatti i fedeli visitano il tempio per celebrare Kankeshwari (Chamunda/Devi), e pochi lo sanno.

Il tempio risale al 1644 d.C., ed è architettonicamente simile agli altri in Valle. È interessante notare che una delle prime statue del cortile di Kankeshwari è quella di Manjushri, colei che secondo la leggenda, creò la valle di Kathmandu tagliando con la sua spada della conoscenza la collina di Chobar e prosciugando il lago che c’era nella valle. Poi c'è una rara statua del dio arciere Ram che insieme a Sita e Hanuman, è il personaggio di una favola di salvataggio e devozione molto popolare raccontata in tutta la valle di Kathmandu, conosciuta come Ramayana. Sì ok, lo conosciamo tutti il Ramayana vero?

 

Ma la cosa più interessante da vedere in questo complesso templare è la statua di Dhartimata che i più sanno essere solo a Kritipur vicino al Bala Bhairab Temple. Invece no, anche Kathmandu ha la sua Dhartimata


Ma di cosa si tratta?


Dhartimata o Dharti Mata è una dea madre indù, colei che sostiene la terra. 

A Kirtipur, dove è molto venerata, ma anche qui, viene spesso associata come la consorte di Thakur Dev (un dio della terra del villaggio e dei dintorni) e la cosa splendida è che la statua di Dhartimata è rappresentata mentre sta dando alla luce un bambino con le mani premute insieme sopra la testa nella posizione di Namaste.


Le donne incinte la pregheranno spesso per un parto sicuro e per far sì che il bambino sia sano. Si dice che addirittura che in passato molte donne abbiano persino partorito sopra la statua dato che è una statua di pietra piatta. 

Se verrete qui al sabato mattina troverete una fila di donne incinte o addirittura donne che desiderano rimanere incinte che fanno la fila per avere una benedizione dalla divinità attraverso la sua statua.


Kankeshwari ha anche due aree di cremazione.

Dall'altro lato, fiancheggiato da chaitya, c'è un santuario dedicato a Durga che ospita un enorme albero sopra di esso. Ci sono altre due rare statue nascoste negli angoli opposti. Un pilastro colorato con diverse divinità induiste e una statua unica nel suo genere di un fedele che versa il latte su uno Shiva Lingam. Questo complesso templare è davvero un gioiello sconosciuto a Kathmandu. 

Anni fa era in programma di istituzionalizzare un Heritage Walk che includesse questo complesso templare insieme ad altri Patrimonio Unesco, ma poi la cosa è stata accantonata

 

Alcuni hanno incluso questa visita andando a piedi da Kathmandu verso Swayambunath, ma è meglio includerla se fate un percorso attraverso l’area Newar di Maru Tole che è meno trafficata e più tranquilla e vale la pena di essere visitata in quanto fuori dalle solite rotte turistiche e autentica.

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