mercoledì, aprile 27, 2022

Festival di Rato Machhendranath

In Nepal ci sono moltissimi festival interessanti da raccontare e vivere.
Ho pensato pian piano di segnalarvi quelli che secondo me sono i più spettacolari.

A Patan a giugno si concluderà il festival di Rato Machhendranath una delle feste più importanti e lunghe che si tiene a Patan e che è iniziata in questi giorni di maggio. Rato sta per rosso e Rato Machhendranath è la divinità che ha potere sulla pioggia ed è conosciuta anche come Karunamaya, il Dio della misericordia mentre i buddhisti lo indentificano con Lokeshwar. Il festival viene celebrato con la costruzione di un carro (rath in Nepali) con un grande palo in legno che viene trasportato di villaggio in villaggio durante il mese di festeggiamenti.
Machhendranath è ritenuto il responsabile dell’arrivo delle piogge e il festival si tiene infatti prima dell’arrivo della stagione monsonica. Secondo la leggenda ci fu una grossa siccità in Valle durante il regno di Narayan Dev di Bhadgaon (oggi conosciuta come Bhaktapur) che durò per 12 lunghi anni. Fu scoperto che la causa era Gorakhnath, discepolo di Machhendranath, che aveva imprigionato i tutti i Naga (divinità serpenti) che erano responsabili di portare la pioggia nella Valle. Seduto in cima al Mrigasthali, un colle da cui poteva controllare il movimento dei Naga, aveva impedito loro ogni possibilità di portare la pioggia. Sembrava che lui fosse infelice perché la gente non si curava di lui. Per questo aveva voluto punire gli uomini e allo stesso tempo aveva sperato che il suo amato Guru sarebbe venuto a riscattare la gente e gli avrebbe concesso udienza.
Così l’unico modo che c’era per far spostare Gorakhnath dal colle e liberare i naga era portare il suo Guru sopra la Valle. Dopo una lunga discussione fu deciso che il Re e due altre alte cariche andassero in Assam a prendere Rato Machhendranath dove risiedeva.
Il piano era di servirsi di mantra tantrici per trasformare Machhendranath in un ape e portarlo in valle dentro un anfora cerimoniale. Tutto fu perfetto e Bandhudutt, attraverso rituali tantrici e mantra, catturò il Dio nel vaso.
Così accadde che quando tutti erano sulla via del ritorno e si fermarono a Patan, Gorakhnath sentì dell’arrivo del suo Guru e scese dal colle. Non appena lasciò Mrigasthali per incontrare Machhendranath, i Naga scapparono e portarono la pioggia nella Valle di Kathmandu.
Machhendranath è anche conosciuto come Bungadeo o Bunga Dyo, e vicino a Patan fu costruita una città in suo onore e fu chiamata Bungamati. Storicamente Bungamati risale al 16° secolo. Molti anni dopo l’arrivo di Machhendranath a Bungamati fu costruito un tempio (il tempio rosso) in suo onore. Bungamati ha subito dei danni durante il terremoto del 2015, ma ci auguriamo che presto torni a splendere della sua originaria bellezza.
Due settimane prima che la processione inizi, Machhendranath viene portato fuori su un baldacchino. Viene portato a Lagankhel dove una moltitudine di persone aspetta di vedere la cerimonia rituale in cui l’idolo di Rato Machhendranath viene decorato. A Patan infatti viene eletta una famiglia che ha il compito di decorare e preparare la divinità per il suo lungo viaggio sul carro durante il festival. Loro conservano e ridipingono l’idolo in segretezza e sicurezza.
Vengono costruiti due carri uno per Machhendranath e l’altro per Minnath il suo Godson. La Kumari di Patan (la dea vivente bambina) viene portata al tempio di Minnath dove è conservata la divinità. La processione dei due carri inizia il quarto giorno dalla luna piena nel mese di Baishakh tra Aprile-Maggio (un po' complicato a seconda delle fasi lunari del calendario nepali). E’ ovviamente una festa affollatissima e seguitissima, accompagnata da bande di musicisti newari che suonano strumenti musicali tradizionali. Il carro è trainato a mano con delle corde e quindi percorre poca strada ogni giorno. Il primo giorno arriva a Gabahal.
Qui la Kumari giunge seduta sul suo trono benedicendo i devoti che accorrono per vederla fino a sera. Ovunque il carro si fermi la gente arriva a portare offerte, nella maggior parte dei casi portano del riso, affinché la divinità porti tanta pioggia per il bene della sua coltivazione. Il riso infatti non viene piantato fino a che non arriva la pioggia. Il festival viene anche celebrato con sacrifici animali e grandi bevute in compagnia. Il carro si sposta così da una località all’altra dando la possibilità a tutti i devoti di rendere omaggio alla divinità senza doversi spostare troppo lontano dalle proprie case.
A Lagankhel si celebra un rito un po’ particolare: una noce di cocco viene fatta cadere dalla cima dell’asta di legno del carro e la gente di sotto si accalca per prenderla. Chi riuscirà ad afferrarla verrà benedetto con l’arrivo di un figlio.
L’ultima tappa del viaggio del carro è Jawalakhel, e qui ci arriva dopo più di un mese dall’inizio del festival, dicono “quando il sole è nell’emisfero nord”. La fine del festival arriva quando il Bhoto (una veste tempestata di gioielli) viene mostrata alla folle di devoti. Le vesti sacre venivano di solito tenute in mano dal re e dalla regina che rendevano anch’essi omaggio alla divinità di Machhendranath. Questo evento è conosciuto come "Bhoto Jatra" (jatra=festival). La Kumari fa una seconda apparizione per essere anch’essa testimone del Bhoto Jatra. Il festival si è concluso e le divinità sono state riportate nei loro luoghi di ricovero: Machhendranath a Bungamati e Minnath a Patan. I carri vengono smontati e conservati per il prossimo anno. Ogni dodici anni questa festività viene celebrata con una grande fanfara e processione partendo proprio da Bungamati.

Foto di Skanda Gautam tratte da the Himalayan Times, Foto della Kumari di Patan di Hada Khesh

venerdì, aprile 22, 2022

Ranikot

Oggi è l’Eart Day e io vi voglio scrivere di Ranikot, un’area out of the beaten traks che merita una visita perché permette una full immersion nella natura a due passi da Kathmandù. 

Pur essendo alle porte della Valle che è tristemente nota per l’alto tasso di inquinamento e il caos, qui puoi immergerti nella natura e ti sentirai lontano da tutto, circondato dagli alberi e in un ambiente bucolico d’altri tempi. In cima, l’aria frizzante e il panorama ti ripagherà per la salita. Questa area collinare andrebbe davvero preservata e valorizzata.
Ranikot è una località che si trova a sud di Bhaktapur, sopra Pilot Baba Ashram (che vi ho descritto qui). Questa meta collinare offre una vista panoramica unica sulle tre capitali storiche della valle di Kathmandu: Kathmandu, Patan e Bhaktapur
Ranikot, sta emergendo come una delle destinazioni escursionistiche più popolari nella valle di Kathmandu per la gente locale e poco frequentata dai turisti occidentali. Inoltre, essendo ad un'altitudine di 2.782 m, dà indubbiamente una visione incredibile sulla catena dell’ Himalaya, nella zona del Lagtang e del Dorje Lakpa

L'escursione parte dal tempio di Suryabinayak di Bhaktapur e percorre lo stesso itinerario per raggiungere Pilot Baba Ashram per poi proseguire oltre. E’ una escursione di 4-5 ore che attraversa la giungla, ruscelli, piccoli villaggi e sentieri meno battuti.
Secondo una leggenda la gente del posto racconta che Ranikot fosse un antico forte costruito durante il periodo medievale dal re Prithvi Narayan Shah. Raccontano che i reali, venissero qui per rilassarsi. Purtroppo nulla è rimasto di questo forte di cui se ne racconta soltanto, senza avere nulla oramai di confermato che ne attesti l’esistenza passata, ma le bellezze che si racconta avessero attirato i reali sono ancora lì. Si dice che questa storia sia suffragata dalla presenza dei resti in mattoni di un edificio che si trova sul colle, ma non sono ancora stati investiti fondi per farne uno studio approfondito, e in tanto i resti si deteriorano sempre più col tempo, non dando risposte certe sulla fondatezza o meno della leggenda.
Insieme al fascino della natura e dei suoi panorami sulla valle e sulle grandi montagne, Ranikot è conosciuto tra i locali anche per Bagh Bhairab, che domina questo luogo con la sua importanza religiosa. Ogni anno, nel giorno della luna piena di Mangsir e Baishak, qui si tiene in festival (non avevo dubbi che festeggiassero anche qui, dato che in Nepal fanno feste praticamente ovunque. Una cosa strana è che non esiste fisicamente un tempio verio e proprio ma vi è solo una grande pietra che ha l’immagine di una tigre. Per cui i locali un po’ sommariamente chiamano questo posto tempio di Bagh Bhairab. In Nepali la tigre si chiama Bagh.

mercoledì, aprile 20, 2022

Pilot Baba Ashram

Come avrete capito io sono amante dei luoghi un po’ fuori dalle solite rotte, templi, view point dove va la gente del posto e dove trovo ancora un po’ di Nepal da scoprire

Vi avevo parlato infatti del tempio di Suryabinayak qui un luogo poco turistico frequentato dalla gente del posto

Ma intorno a Bhaktapur vi sono altri posti poco noti che vorrei raccontarvi, uno di questi è proprio Pilot Baba Ashram, che ha attratto un sacco la mia curiosità solo per il nome che ha.


All'estremo sud della città di Bhaktapur, in mezzo alla foresta, si può notare un edificio bianco simile a un tempio. Si tratta dell'ashram del pilota santone appunto il Pilot Baba Ashram. 

A Sud di Bhaktapur è uno dei posti migliori per fare meditazione e c’è tutto lo spazio possibile per potersi rilassare. 

Questa destinazione escursionistica è a soli 6 km dalla Durbar Square di Bhaktapur. E si può raggiungerla in circa 2 ore a piedi passando per il tempio di Suryabinayak camminando in una sentiero naturalistico immerso nella giungla rigogliosa con circa 600 metri di dislivello. Il tracciato è disseminato di ruscelli gorgoglianti, una serie di alberi e cespugli, ad esempio di rododendri e pini. Nel tragitto si vede la vita locale con i contadini impegnati a raccogliere foraggio e capre al pascolo.

Pilot Baba Ashram si trova sulla cima di una collina, da dove si vedono Bhaktapur e Kathmandu dall’alto in una bella vista panoramica. Ovviamente questo posto è raggiungibile anche in auto o in moto. 

Da qui, se siete camminatori potete anche proseguire per Ranikot a est, Ghyampe danda a ovest e Tarakeshwor Mahadev a sud. 

Ma perché questo nome?

Pilot Baba Ashram è davvero un nome strano. E’ il nome di un guru che lasciò il suo lavoro per ritrovare la serenità dopo aver vissuto la brutta esperienza della guerra e dei conflitti che affliggono il genere umano. Lui era un comandante dell’aviazione indiana, Kapil Singh. Si racconta che nel 1962 si trovasse lungo la NEFT, il confine dei Territori del Nord Est Indiano, (in Assam) quando perse il controllo della strumentazione del velivolo e i contatti con la base aerea, non avendo più idea di dove poter atterrare ne di dove stava andando. Fu così che in cabina di pilotaggio apparve il suo Guru, Hari Baba, che lo aiutò a salvarsi e a atterrare in un luogo sicuro. Questa apparizione gli cambiò la vita, e lui, dopo 10 anni di onorato servizio, all’età di 33 anni, lasciò l’esercito per ritirarsi a vita spirituale alla ricerca della vera pace interiore in Ashram in India e qui in Nepal.

I visitatori devono pagare l’ingresso all’Ashram (circa 10 NRP), soldi che servono alla manutenzione dell’area. Entrando vi è un tempio a Shikhara di due piani dedicato a Shiva, chiamato Somnath Temple, un’area dedicata alla meditazione, un santuario per gli Asceti e una scuola sanscrita dove si insegnano le dottrine vediche.

sabato, aprile 16, 2022

Vajrayogini Jatra a Sankhu

A poco più di 15 km da Kathmandu si trova Sankhu (conosciuta anche come Sakwa) un'antica città Newar, famosa per il suo ricco patrimonio culturale e per l'architettura e le sculture tradizionali. La cittadina ospita templi antichi come Vajrayogini e Mahadev. 
A Sankhu si trova anche una delle iscrizioni più antiche del paese, a forma di conchiglia, che risale al 538 d.C. Il tempio di Vajrayogini, che si ritiene abbia più di 300 anni, è un importante punto di riferimento molto importante per la gente di Sankhu. Ovviamente è legato a una leggenda che narra che il re Mandev fosse solito meditare a Gun Bihar (ora chiamata Sankhu).Nella leggenda di Manisaila Mahavadana, si dice che Vajrayogini abbia drenato l'acqua del lago dalla valle del Sankhu con il suo coltello ricurvo. Succesivamente apparve anche davanti al sacerdote del tempio Jogdev e ordinò al re Sankhadev di costruire la città di Sankhu a forma di conchiglia. L'iscrizione più antica a Sankhu che risale al 538 d.C. lo attesta. C'è anche un'altra leggenda che ovviamente racconta una storia diversa, attribuendo la costruzione del tempio Sankhu nel 1655 d.C. al re nepalese Prakash Malla.

Secondo un libro sacro, invece il sito del tempio era un tempo una roccia che sputava fuoco. Ciò era abbastanza significativo quando il resto del mondo era coperto di neve e in poco tempo emerse una fiamma di cinque colori, che divenne la dea vulcanica. La dea ordinò che fosse costruito un tempio alla vista della sua comparsa e da allora i sacerdoti hanno utilizzato le nove grotte circostanti per servire questo tempio. Il primo sacerdote a servire qui avrebbe ricevuto un'illuminazione da Vajrayogini, divinità considerata una delle più sagge e forti in grado di concedere questo dono. Nella zona è presente una fontana con una statua decorativa, che risale al IV secolo. Le attrazioni qui non sono solo i vari templi e tempietti del sito, ma anche le grotte interessanti che lo circondano, alcuni delle quali sono considerate più antiche del tempio stesso. Tra le grotte della zona c'è una doppia camera scolpita con finestra attribuita all'uso di Marpa Lotsawa. Mentre nelle vicinanze c'è una minuscola camera costruita in una piccola falesia che si dice sia il luogo in cui Milarepa si sia messo in eremitaggio.
Una lunghissima scalinata in pietra scolpita da l’accesso alla sommità della collina. L'intero sito è ricco di opere architettoniche Newari, dettagli in legno intagliato in metallo e manufatti antichi. Vi è anche un piccolo stupa che si dice sia antecedente al Buddha Shakyamuni.
Bajrayogini Jatra a Sankhu viene celebrato ogni anno nel mese di aprile (Chaitra/Baishak) per otto giorni in cui gli idoli degli dei dal tempio di Vajrayogini vengono portati giù dal tempio in giro per l'intera città. I sacerdoti accompagnano gli idoli delle divinità Mhasukhwamaju (dea dalla faccia gialla) e Chibadya (l'idolo a forma di chaitya/stupa - marito di Mhasukhwamaju) mentre due piccoli idoli dei loro figli Singli (leonessa) e Byangli (tigre) sono portati in piccoli carri dai bambini della comunità. Vajrayogini Jatra è molto famoso nella comunità Newar, ma poco conosciuto dai viaggiatori, molte persone di diverse località si riuniscono per osservare questo festival. Culturalmente, Sankhu è famoso per due feste: il Salinadi mela e il festival Vajrayogini.

venerdì, aprile 15, 2022

Sindoor Jatra e Jibro Chhedne Jatra (piercing tongue festival) in Nepal

Ogni anno a Thimi e a Bode, a circa quindici minuti di auto da Bhaktapur, subito dopo il capodanno nepalese si tengono due festival rispettivamente il Sindoor Jatra e il Jibro Chhedne Jatra, conosciuto come Tongue Piercing Festival.


A Thimi il Sindoor Jatra con l’arrivo del nuovo anno, celebra  anche l’arrivo della primavera. 

Sin dalla mattina presto, dai vari borghi vicino a Thimi partono 32 baldacchini adornati con ghirlande e offerte, detti Kaths, che sono portati a spalla dal popolo newa, che ricordano molto le candelore di Sant’Agata a Catania.

Questi Khats portano le effigie di varie divinità, e il più importante è quello che traporta Ganesh che un tempo arrivavsa da Nagadish.

La processione fa tre giri del villaggio. Mentre le portantine si radunano insieme in processione verso il centro di Thimi, rincorrendo quella con Ganesh, la gente lancia polveri arancioni dette Sindoor, sulle divinità e sui fedeli in processione che suonano flauti tamburi e cimbali in allegria, fino a trovarsi tutti al tempio di Taleju o Bhalkumari per officiare Puje e fare offerte.

La comunità newari di Bode invece festeggia il Jibro Chhedne Jatra (piercing tongue festival) e crede che, se un volontario della famiglia Shrestha, si farà il piercing sulla lingua in stato di trance, durante il 6° giorno del Festival di Bisket Jatra, che cade il 2° giorno del mese di Baishakh, il 2° giorno del nuovo anno secondo il calendario nepalese, questo sarà di buon auspicio alla comunità.
Jujubhai Shrestha di Bode, si è fatto il piercing sulla lingua per ben 9 anni consecutivi. Lo ha fatto per dare continuità a una tradizione che dura da secoli, e che cade ogni anno il 2° giorno del mese di Baishakh.
L’officiante deve seguire un rito preparatorio di alcuni giorni in cui deve essere purificato (gli vengono anche rasati i capelli).
Prima del rituale del piercing, che viene fatto da un fabbro con un lungo spuntone acuminato bagnato da olio, il fabbro che lo ha forgiato fa una puja alle divinità.
"Non c’è dolore, ne paura ne nessun sanguinamento " racconta Krishna Chandra Baga, l’uomo che esegue il piercing sulla lingua di Shrestha."Questo è dovuto al potere divino di questo rituale. Altrimenti non sarebbe possibile" racconta Baga, a cui è stato fatto il piercing per 12 volte.
Durante il rito, le donne vestite in saree rosso, lanciano a Shrestha riso e fiori come offerte di buon auspicio, nelle due ore di rituale in cui l’officiante percorre le vie del borgo con un palo di bamboo con delle torce sulle spalle,  offrendo una puja in tutti i templi, circondato da una folla di fedeli danzanti al ritmo del suono dei cimbali e dei tamburi rituali, prima di togliersi lo spuntone dalla bocca alla fine della festa, davanti al Pancho Ganesh temple.
Dopo essersi tolto il piercing l’officiante metterà un po’ di terra sacra sulla sua lingua come vuole l’antico rituale, che risale all’epoca Lichhavi.
Una leggenda, che risale a questa mitica era, racconta che il piercing alla lingua sta a significare la sconfitta sui demoni e spiriti maligni, che avevano preso sotto scacco la comunità locale, rapendo i bambini e uccidendoli.
Dicono che 1600 anni fa un giovane studente monaco avesse catturato uno spirito maligno attraverso il tantra o attraverso gli insegnamenti di antichi testi Buddhisti e Induisti, tenendolo prigioniero per molti giorni. Questo spirito venne liberato solo dopo che gli venne fatto il piercing sulla lingua per punizione e per proteggere la comunità dai disastri che avrebbe portato. Il frestival si celebra dai tempi di Re Jagajyoti Malla

le foto del Jibro Chhedne sono di reuters