sabato, giugno 21, 2025

i Newa

Oggi vi voglio riassumere un pochino chi sono i Newa, chiamati volgarmente anche Newari.
I Newa sono gli abitanti più antichi e storici della valle di Kathmandu, con quasi 2000anni di storia, rappresentano il 3,5% della popolazione del Nepal e sono i depositari del suo patrimonio storico, culturale, architettonico e della sua civiltà, che ha reso fiorente la Valle di Kathmandu. Tanto che alcuni riportano che Nepal, il nome della nazione stessa, non sia altro che una translitterazione della parola Newa-Newar-Nepar-Nepal, infatti la prima dinastia della Valle di Kathmandu documentata ufficialmente fu quella Newari dei Lichhavi, genti che arrivarono nel VI-VIII secolo e gli storici narrano che con la dinastia Malla dopo il XII secolo i Newa ebbero la massima espressione e crescita nella Valle di Kathmandu delineando lo stile e la cultura che è riconoscibile tutt’ora.
La fama dei Newa la devono infatti all'arte: abili intagliatori, orefici e, soprattutto, celebri architetti – l’insolito tipo di costruzione che noi occidentali chiamiamo pagoda è una loro invenzione –, essi hanno creato la quasi totalità dei tesori d’arte del Nepal. L’estro degli artisti ed artigiani newa si sbizzarrì a creare attraverso i secoli quei capolavori – templi, palazzi, sculture – di cui son ricche le città di Kathmandu, di Patan, di Bhaktapur e di tante altre località della Valle. La fama della loro arte, geniale e nello stesso tempo disponibile ad accogliere influenze culturali ed artistiche diverse, oltrepassò i confini del paese e si diffuse in Tibet e in Cina, grazie anche ad un architetto innovatore di nome Balbahu, meglio conosciuto con l’appellativo di Arniko, l'architetto che diffuse in Asia la costruzione della pagoda e l’arte dell’intaglio del legno tipica della cultura Newa.
Alcune località, come Kirtipur e Sankhu, sono anzi costituite quasi esclusivamente da Nevar. Località nevar si trovano anche fuori della Valle – a Banepa, a Panaoti, a Dhulikhel, a Naia, fino a Pokhara – poiché negli ultimi due secoli molti Nevar emigrarono per cercare uno sbocco alla loro attività artistica e commerciale.
I Newa fanno parte di una comunità linguistica e culturale di origine tibeto-birmana che ha subito forti influenze dai ceppi indo-ariani, finendo per segui l'induismo dopo aver trovato le loro origini nel buddismo, Ora a seconda della casta a cui appartengono, seguono l'una o l'altra fede in un sicretismo tutto loro. Molte divinità sono adorate sia dagli Indù che dai Buddhisti (come, ad esempio, Guheshvari e Taleju), altre sono il risultato di una fusione (come Lokeshvara-Machhendranath, mescolanza del bodhisattva Avalokiteshvara dei Buddhisti e del dio Shiva degli Indù), altre hanno le proprie radici in una religione ed esplicano la propria funzione nell’altra (com’è il caso di Mahakala, forma del dio Shiva degli Indù e considerato difensore della fede e protettore dei templi dai Buddhisti).

Il dialetto newa, che è una lingua vera e propria che seppur abbia matrice tibeto-birmana, e una sua particolare scrittura, ha subito anch'esso una forte influenza religiosa e sociale dal mondo induista, assumendone poi anche la scrittura. La maggior parte dei Newa sono ora infatti indù, ma alcuni praticano appunto il buddismo. Una casta buddhista molto conosciuta è quella Sakya, quella a cui appartiene la Dea bambina vivente, la Kumari

I Newa hanno anche abiti tradizionali che vengono indossati con naturalezza sia dalle donne sia dagli uomini. I capi sono associati all'antica aristocrazia, ai mercanti (Shrestha), ai contadini (Jayapu), artigiani e professionisti. La maggior parte dei vestiti sono fatti in casa o dai sarti locali.


Le donne indossano saree di cotone nero con un bordo rosso in basso noto come hāku patāsi (हाकु पतासि) o hāku parsi (हाकु पर्सि), questo saree è molto comune e di uso quotidiano ed è il saree più popolare che le donne indossano anche durante le feste tradizionali della loro comunità.

Il costume degli uomini invece consiste in una lunga camicia chiamata tapālan o Labeda (Nepal Bhasa: तपालं) e pantaloni attillati sui polpacci e molto larghi in alto conosciuti come suruwal., sostenuti da una lunga fascia di cotone a guisa di cintura nella quale non infilano mai il khukri, il coltellaccio ricurvo dei Gurkha divenuto ormai tradizionale per i Nepalesi, e il topi, il tipico copricapo di cotone dalle più svariate tinte, la cui forma asimmetrica si dice sia intesa a ricordare la conformazione del monte Kailas, sacro sia agli Indù che ai Buddhisti (il topi è diventato il copricapo tradizionale di tutti i Nepalesi). A completare il quadro, vanno ricordati la tipica pipa ad acqua, detta hukka, che i Nevar fumano per lo più nella loro normale posizione di riposo, accovacciati cioè sui talloni, e i bidi, piccoli sigari leggermente conici, sottili e corti, in cui il poco tabacco è avvolto da foglie di diospiro.

Uno dei gruppi newa più rappresentativi sono i Jayapu, parola che deriva dalle parole Jya Ya Phu e che sta a significare coloro che sano fare bene il proprio lavoro, e qualcuno dice che questo gruppo di Newa sia l’originale e principale ceppo etnico tra i Newa che diedero vita alla Valle di Kathmandu.

I newa hanno un proprio calendario, delle proprie feste tradizionali, tra cui le più importanti sono

-  Indra Jatra

-  Bisket Jatra

-  Yomari Punhi

-  Gunla

-  Rato Machhindranath Jatra

-  Gai Jatra

-  Mha Puja

-  Kuchhi Bhoye

-  Chaite Dashain

-  Mohani

ma ve ne sono altre minori molto seguite e celebrate, tanto che molti dicono che i Newa facciano feste quasi ogni giorno.

Ovviamente hanno anche una cucina tradizionale, essendo grandi coltivatori e allevatori

Tra i principali piatti newa che più saltano all'occhio c’è il chatamari, una specie di crepe di riso salata cotta sulla stufa e servita con verdure, uova, carne, spezie e formaggio fuso, oppure il sapu micha e lo swan puka preparati con midollo di bufalo e polmoni di capra, rispettivamente, oppure i sukuti, una sorta di ciccioli alla newa, ma fatti con le parti della capra, tipo le orecchie, le cartilagini tenere. Alcuni miei amici emiliani li hanno molto apprezzati.

I vegetariani possono spaziare tra pesce essiccato con tofu fritto o ricotta e ovviamente le verdure.

Questa cucina ha anche molte varietà fresche e fermentate di achar (sottaceti), tra cui alcuni realizzati con un frutto chiamato lapsi e, tra le bevande tradizionali particolarmente diffuse, loro bevono il thwon, una birra di riso fatta in casa e l’ayla, liquore distillato ricavato da riso, grano o miglio, molto simile alla grappa. 

Non dimentichiamo lo JuJuDhau, lo yogurt di cagliata di bufala, tipico di Bhaktapur e di cui vi parlerò in un altro post :-P


Un'altra peculiarità del popolo Newa sono i tatuaggi. Questa usanza è andata man mano perdendosi, ma in alcune signore ultra 60enni sono ancora visibili dei tatuaggi sulle caviglie. Sono chiamati Aankhijhyal o Eye Window Tattoo, perché i loro disegni ricordano proprio la forma di queste finestrelle scolpite nel legno che sono tipiche delle architetture newa nella valle di Kathmandu, tanto che alcune di loro portano anche il pavone, che è un uccello protagonista della mitologia Hindu, e presente anche in una delle finestre più famose del Nepal, a Bhaktapur, la finestra di Pavone, vicino alla piazza di Dattatreya. Questi tattoo portati come decorazione per il proprio corpo venivano fatti alle bambine che vivevano in comunità per distiguerle e far sapere da quale famiglia provenissero, in modo che, qualora si fossero perse o fosse loro successo qualcosa, tutti avrebbero saputo a chi ricondurle.

Questa usanza è anche una peculiarità del sistema socio-economico in cui vivono i Newa, che è detto Guthi e che si concretizza in un sostegno reciproco gli uni per gli altri in caso di bisogno, ma anche un aiuto in caso di debbano organizzare celebrazioni, per la nascita di un figlio o per un matrimonio. Fare parte di un sistema Guthi aiuta ed è proprio una caratteristica di questo gruppo etnico.

mercoledì, ottobre 30, 2024

festival di Tihar

Siamo nel periodo del festival di Tihar, e vi voglio raccontare un po' in cosa consiste questo festival, che è il secondo festival più importante del calendario Nepalese. 
Il Tihar ha 5 giorni clou e gli ultimi 2 coincidono con il Deepawali in India, ma in Nepal la festa è ben più articolata ed è legata sia a Yama, il Dio della Morte e a sua sorella Yamuna, a cui sono legati anche alcuni alcuni animali sia a Laxmi la Dea dell'Abbondanza, celebrata con i marygold flowers, sui fiori prediletti e con le luci, che le indicheranno la via.
Il festival delle luci è uno dei più importanti festival Hindu perché celebra tutte le forme di vita proponendosi di augurare benessere, lunga vita e prosperità per tutti. Durante il festival tutte le case delle città e dei villaggi sono illuminate con innumerevoli lucine e lampade a olio decorate che brillano durante tutta la notte.
Nel Tihar nepalese gli ultimi due giorni che coincidono con il Deepavali indiano sono dedicati alle celebrazioni in onore di Laxmi e alla benedizione dei fratelli da parte delle sorelle maggiori, per augurare loro lunga vita.
La Dea Laxmi è la moglie dell’onnipotente Vishnu, ha avuto origine dall’oceano, di solito è raffigurata su un fiore di Loto e il suo veicolo è il gufo. Nel terzo giorno del festival, allo scoccare della mezzanotte, si dice che lei faccia un giro attorno al mondo a cavallo del suo gufo per vedere chi la sta pregando.
Ovviamente c'è una leggenda che racconta di come questa festività sia diventata così importante.
Un tempo un Re era arrivato al suo ultimo giorno in vita e sapeva che a breve sarebbe morto. Il suo astrologo gli disse che un serpente sarebbe arrivato e lo avrebbe portato via. Lui però non voleva morire e chiese all’astrologo cosa avrebbe potuto fare per scampare al suo destino. Gli venne consigliato di dormire alla luce di tante lampade ad olio, accese attorno al letto, e di decorare tutto il suo palazzo con altre lampade, durante il giorno della Laxmi Puja, così la Dea Laxmi sarebbe venuta a parlare al serpente e gli avrebbe detto di non far morire il Re. Fu così che accadde che il serpente venne convinto da Laxmi. Il Serpente portò quindi il Re da Yama Raj, il Dio della morte e degli inferi, e gli disse al Dio che non era ancora giunta la sua ora. Quando Yama Raj aprì il suo libro mastro, dove erano scritti gli anni di vita delle persone e gli anni che gli restavano, il serpente corresse lo zero rimasto al Re, scrivendoci un 7 davanti così il Re ebbe altri 70 anni di vita. Quando Yama Raj controllò questa data lo lasciò vivere.
La tradizione racconta che da allora si iniziò a celebrare Tihar come festa dell’"altro mondo" e festa di Laxmi.
Quest'anno Laxmi Puja si tiene nel secondo giorno di festa. Questo dipende dal calendario Nepalese e dalla consulta del Bramini e degli Shamani.  La bellezza di questi festival è che ogni hanno cambiano. 
Ma vediamo di raccontarvi in cosa consistono questi giorni di festa.
Il primo giorno di festa è conosciuto come Kag Tihar o Kag Puja o Kag Parva ed è dedicato ai Corvi. Il Corvo è una sorta di portavoce degli inferi, il messaggero della morte e nella mitologia Indù è spesso simbolo di pena e tristezza. In Nepal i corvi sono sacri e non possono essere uccisi perché una leggenda narra che un tempo il corvo bevve l’acqua della vita, quindi divenne sacro. In questo giorno questi uccelli vengono venerati, viene offerto loro cibo. Le famiglie al mattino presto preparano un piatto per le offerte fatto di foglie pieno di cibo da offrire ai corvi prima che qualsiasi componente della famiglia faccia colazione.
Il secondo giorno di festa è detto Kukur Tihar o Kukur Puja (Khicha puja per i Newari). Il giorno dedicato ai cani. Una leggenda narra che Yama Raj, il Dio della morte, avesse un cane come guardiano ai cancelli degli inferi e la gente pensa che il cane sia un suo messaggero. Il cane è anche il veicolo del temibile Bhairab, il Dio della distruzione. In questo giorno i cani vengono benedetti con la tika sulla testa e gli viene messa una ghirlanda di fiori intorno al collo. Ai cani vengono date inoltre delizie da mangiare e vengono riveriti in questo che è il loro giorno di festa.
Questa notte si festeggia la Laxmi Puja in cui viene venerata la Dea Laxmi e si crede che lei venga a far visita le persone che la pregano, dando loro benedizioni e portando loro benessere e lunga vita. Nei giorni precedenti le case sono state pulite, riordinate e addobbate con luci e lanterne. La sera una piccola porzione all’esterno delle case fuori dalla porta viene dipinta con dell’argilla rossa e viene posta una lampada accesa. Viene fatto un percorso da qui alla stanza delle preghiere dove è posto il salvadanaio delle offerte che tutti i Nepalesi tengono in casa in onore di Laxmi e che è conservato con cura per quando la famiglia ne avrà veramente bisogno. Tutta la casa è illuminata con le lampade e le luci che sono appese su tutte le porte e su tutte le finestre. Laxmi viene pregata e invocata con i rituali tradizionali e quando la Puja è finita in casa si inizia la festa. 
A partire da questa notte i cortili delle case e le vie si animano di festa. Questi giorni sono famosi per Deusi ani Bhailo e luci e fuochi d’artificio. Deusi e Bhailo sono le canzoni tradizionali che vengono cantate solo durante questo festival. La gente, ma soprattutto i ragazzini e le ragazzine fanno visita alle case dei vicini cantando queste canzoni e ricevendo in cambio doni e piccole mance oppure frutta, riso e selroti, un tipo particolare di pane fatto di zucchero e farina di riso. Di solito i maschietti cantano canzoni Deusi e le femmine Bhailo. Questo, a noi occidentali può far ricordare un po' l'Halloween anglosassone.
Il terzo giorno vengono venerate e benedette le vacche (Gaj). 
Di prima mattina le si benedice con la tika sulla fronte e con una ghirlanda di fiori attorno al collo. Le vacche vengono nutrite con frutta e delizie. La vacca è considerata simbolo della madre degli uomini, simboleggia il benessere ed è l’animale più sacro per gli induisti. La vacca, con anche il Danfe, è inoltre l’altro animale nazionale del Nepal. Per l'etnia Newa poi, oggi è il primo giorno dell’anno secondo il calendario Newari, ed è considerato un giorno propizio nel calendario Bikram Sambat.
Loro celebrano la Maha Puja, che per la popolazione di etnia Newa è una preghiera che loro fanno per se stessi. I Newa benedicono e invocano la vita facendo una Puja a se stessi per l'inizio del nuovo anno. Per gli induisti avviene invece nel giorno dei Buoi, il quarto.
Il quarto giorno Ox Tihar, è molto particolare perché vengono fatte Puje diverse a seconda del gruppo etnico e del background culturale di appartenenza. La maggior parte della gente fa la Guru Puja. Festeggia la giornata del bue. I buoi vengono benedetti con tika e ghirlande e vengono nutriti a festa. I fedeli di Krishna invece fanno la Gobhardan Puja. Fanno una piccola montagnola fatta di sterco dove posano poi dell’erba e poi fanno una Puja che sta a simboleggiare quando Krishna alzo la collina gobhardan e salvò milioni di persone e di vacche dall’inondazione. 
Il quinto e ultimo giorno del festival di Tihar è noto come Bhai Tika, il giorno in cui le sorelle benedicono i fratelli più piccoli (appunto i bhai) con la tika rossa sulla fronte per augurargli lunga vita e per ringraziarli della protezione che le danno. In cambio i fratelli fanno loro dei doni o danno loro delle mance.
Gli astrologi di solito comunicano il giorno prima alla radio nazionale a che ora le sorelle dovranno dare la loro benedizione perché in Nepal per ogni cosa c’è un’ora propizia ;). Le sorelle inoltre confezionano per i fratelli delle particolari ghirlande fatte con un fiore molto duraturo che avvizzirà dopo circa due mesi e che sta a simboleggiare le loro preghiere per la lunga vita dei fratelli.
Qui finisce il festival di Tihar, cinque giorni di preghiera, colori, tradizioni in onore di Laxmi, dell’aldilà e dell’amore fraterno.
ecco qui il calendario della festa di quest'anno 2024
30 ottobre è il giorno dei corvi o Kaag Tihar
31 ottobre è il giorno dei cani o Kukur Tihar e quest'anno anche Laxmi Puja
1 novembre è il giorno delle vacche o Gaj Tihar 
2 novembre è il giorno dei buoi o Guru Puja
3 novembre è il giorno della Bhai Tika

lunedì, aprile 15, 2024

Sindoor Jatra e Jibro Chhedne Jatra (piercing tongue festival) in Nepal

Ogni anno a Thimi e a Bode, a circa dieci minuti di auto da Bhaktapur, subito dopo il capodanno nepalese si tengono due festival rispettivamente il Sindoor Jatra e il Jibro Chhedne Jatra, conosciuto come Tongue Piercing Festival.

 

Qui a Thimi il clou del Biska Jatra si celebra con tre eventi, la Chaneysinya Jatra, che avviene tra la mezzanotte e la mattina del primo giorno del nuovo anno Nepalese, quando per le vie del borgo l'effigie della dea Bhalkumari viene portata in processione accompagnata dai fedeli che sorreggono delle torce le cui fiamme illuminano la notte. ISindoor Jatra il giorno successivo con la Suthyasiya Jatra, processione mattutina, con l’arrivo del nuovo anno, celebra anche l’arrivo della primavera. Sindoor vuol dire polvere arancione, e per la popolazione Newa è noto come Bhuiesina Jatra. Secondo la tradizione dalla mattina presto, dai vari borghi vicino a Thimi partono 32 baldacchini adornati con ghirlande e offerte, detti Kaths, che sono portati a spalla dal popolo Newa, che ricordano molto le candelore di Sant’Agata a Catania.

Questi Khats portano le effigie di varie divinità, e il più importante è quello che traporta Ganesh che un tempo arrivavsa da Nagadish.

La processione fa tre giri del villaggio. Mentre le portantine si radunano insieme in processione verso il centro di Thimi, rincorrendo quella con Ganesh, la gente lancia polveri arancioni dette Sindoor, sulle divinità e sui fedeli in processione che suonano flauti tamburi e cimbali in allegria, fino a trovarsi tutti al tempio di Taleju o Bhalkumari per officiare Puje e fare offerte.

La comunità newa di Bode invece sin dal tempi dei Licchhavi, festeggia il Jibro Chhedne Jatra (piercing tongue festival) e crede che, se un volontario della famiglia Shrestha, si farà il piercing sulla lingua in stato di trance, durante il 6° giorno del Festival di Biska Jatra, che cade il 2° giorno del mese di Baisakh, il 2° giorno del nuovo anno secondo il calendario nepalese, questo sarà di buon auspicio alla comunità.
Jujubhai Shrestha di Bode, si è fatto il piercing sulla lingua per ben 9 anni consecutivi. Lo ha fatto per dare continuità a una tradizione che dura da secoli, e che cade ogni anno il 2° giorno del mese di Baishakh. Ora il suo successore è Sujan Baha Shrestha
L’officiante deve seguire un rito preparatorio di alcuni giorni in cui deve essere purificato (gli vengono anche rasati i capelli).
Prima del rituale del piercing, che viene fatto da un fabbro con un lungo spuntone acuminato bagnato da olio, il fabbro che lo ha forgiato fa una puja alle divinità.
"Non c’è dolore, ne paura ne nessun sanguinamento " racconta Krishna Chandra Baga, l’uomo che esegue il piercing sulla lingua di Shrestha."Questo è dovuto al potere divino di questo rituale. Altrimenti non sarebbe possibile" racconta Baga, a cui è stato fatto il piercing per 12 volte. Se la lingua dovesse sanguinare seguirebbero grandi sventure!
Durante il rito, le donne vestite in saree rosso, lanciano a Shrestha riso e fiori come offerte di buon auspicio, nelle due ore di rituale in cui l’officiante percorre le vie del borgo con il Mahadip sulle spalle, un palo di bamboo con delle torce a raggiera, che era stato posato sul tempio di Poncho Ganesh per essere benedetto. Il rituale offre una puja in tutti i templi, e Shrestha, circondato da una folla di fedeli danzanti al ritmo del suono dei cimbali e dei tamburi rituali, alla fine della festa si toglierà lo spuntone dalla bocca, davanti al Pancho Ganesh temple.
Dopo essersi tolto il piercing l’officiante metterà un po’ di terra sacra sulla sua lingua come vuole l’antico rituale, che risale all’epoca Lichhavi.
Una leggenda, che di questa mitica era, racconta che il piercing alla lingua sta a significare la sconfitta sui demoni e spiriti maligni, che avevano preso sotto scacco la comunità locale, rapendo i bambini e uccidendoli.
Dicono che 1600 anni fa un giovane studente monaco, grazie al'aiuto di Bhairab, avesse catturato uno spirito maligno attraverso dei rituali tantrici e attraverso gli insegnamenti di antichi testi Buddhisti e Induisti, tenendolo prigioniero per molti giorni. Questo spirito maligno venne liberato solo dopo che gli venne fatto il piercing sulla lingua e per punizione venne costretto a girare per la città con delle torce a raggiera fissate su un palo di bamboo e infine esiliato per sempre per proteggere la comunità dai disastri che avrebbe portato. Il festival si celebra dai tempi di Re Jagajyoti Malla

le foto del Jibro Chhedne sono di reuters

giovedì, aprile 11, 2024

Haku Patasi

L'Haku Patasi è l’Abito tradizionale Newa

La maggior parte degli abiti in Nepal sono realizzati in casa o fatti fare in sartorie artigianali. La tessitura era un'industria importante nella valle di Kathmandu. Molte persone avevano telai a mano nelle loro case e questo permane tutt’oggi. La gente tesseva tessuti per uso personale o per la vendita. La stoffa finita veniva inviata per essere tinta dai tintori che costituivano un gruppo di caste chiamate Chhipa (ora Ranjit o Ranjitkar). A Bhaktapur, città medioevale, una delle tre capitali storiche del paese, suddivisa in quartieri per arti e mestieri, c’è tutt’ora il quartiere dei tintori, dove potete ammirare i filati appena tinti, stesi al sole ad asciugare.

L’Haku Patasi. viene indossato principalmente durante i festival importanti come il nuovo anno "Nepa Sambhat" celebrato durante la Mha Puja, oppure durante il famoso Biska Jatra che si tiene in primavera.

La parola "Haku Patasi" è composta da due parole in Nepal Bhasa (in lingua Newa): "Haku" che significa "nero" e "Patasi" che significa "Saree", che è il tradizionale abito di questa area asiatica. 

È un telo rettangolare lungo alcuni metri, fatto di cotone solitamente tessuto con il telaio a mano, un cotone che è coltivato in diversi luoghi intorno alla valle di Kathmandu. 

Questo saree è indossato dalla vita ai polpacci e non copre le caviglie come generalmente fanno gli altri saree. 

Di solito l’Haku Patasi è tenuto intorno alla vita dalla “Patuka” che funge da cintura.

La Patuka, solitamente chiamata "Jani" in Nepal Bhasa, è un lungo pezzo di stoffa bianca, una stola,  che viene avvolta intorno alla vita per tenere il saree ben adeso ai fianchi, appunto come fosse una cintura. 

Sopra l’Haku Patasi viene indossata una camicetta a maniche lunghe legata ai quattro angoli del petto,  solitamente chiamata "Chaubandi Cholo o Bhoto o Misha o Putu Laun" fatta di fili intrecciati sempre al telaio a mano, e che mostra dei disegni geometrici tradizionali. 

Viene indossata inoltre la “Gaa”, che niente altro è se non la stola dell’Haku Patasi stesso, che come nei saree, viene passata diagonalmente sul petto e fatta scivolare dietro la schiena.

Questo abito ha tutta una simbologia. Il suo colore rappresenta la cultura e la storia delle tradizioni Newa. Le linee rosse inferiori del saree rappresentano le fonti del potere conferito alla potente dea Mahakali. Pertanto, l’Haku Patasi non è solo un vestito, ma simboleggia anche il potere delle donne nella società.

Alcuni dicono che questo saree è stato fatto di colore nero perché così ci sarebbe voluto molto tempo per far sì che si vedesse lo sporco e inoltre dicono che abbia la capacità di trattenere meglio il calore. C'è anche la convinzione che l’Haku Patasi abbia scopi medicali, si dice che tenga lontani i guai dopo essere stato benedetto dai "Gurjus"

Come indossare Haku Patasi? è simile a indossare gli altri saree; tranne che non ha bisogno di sottovesti.

Le ciabattine tradizionali in velluto chiamate Chakti laakhan completano il look


Ma non vi ho parlato dei gioielli usati su questo abito tradizionale

Al collo solitamente portano il Tayo un girocollo con pendente ovale a due punte che per la loro cultura è molto importante. Si dice che i pendenti appuntiti della collana simboleggino la valle di Kathmandu, mentre la parte superiore ne indichi la direzione. Allo stesso modo, le teste dei serpenti proprio sui pendenti, simboleggiano lo stupa Swayambhunath, dove la leggenda vuole sia nata la Valle stessa. Oltre a questo le donne indossano sempre una collana che si chiama Bhimpuma, fatta di coralli rossi e a volte di pietre dure.

Alle caviglie invece usano delle grosse cavigliere fatte a U chiamate Kalli. Un tipo particolare di Kalli, gli Sinhakhwa Kalli, hanno decorazioni leonine.

Gli orecchini d’argento invece sono i Makansi


E le acconciature?

Le donne Newa raccolgono i capelli in lunghe trecce e per abbellirle e renderle più lunghe, le intrecciano con i fili della Sachika, una cordicella rossa.

Sul capo portano dei gioielli dorati per abbellire le loro acconciature.

Il mio gioiello preferito è il Nyapu Shikha. Nyapu significa cinque e Shikha significa catena d'oro. Infatti si chiama così perché ha cinque file di catenelle dorate che sono interconnesse formando una sorta di rete triangolare che viene posta a lato del capo. Spesso per fissare meglio l'acconciatura usano la Jun clip, dove Jun sta per Luna ed è una clip dorata per raccogliere i capelli che ha la forma di luna a falce. 

Ci sono altri gioielli che le donne Newa usano sul capo, ad esempio nei matrimoni, tipo il Lunswan che letteralmente vuol dire "fiore dorato", ed è un ornamento che viene messo al centro della testa a mo di coroncina e che spesso raffigura uccelli o fiori o la Sheerbandi, di fatto usata come il Lunswan, ma di forma differente, è un gioiello dorato a forma rettangolare, che viene posto in mezzo alla testa. 

martedì, aprile 09, 2024

Biska Jatra Festival arriva con capodanno

Il 9 Aprile è iniziato il festival di Biska Jatra nella città di Bhaktapur 

Questo festival della cultura Newa risale al tempo dei Lichchhavi e viene celebrato soprattutto a Bhaktapur per la durata di circa 9 giorni e storicamente si svolge nello stesso periodo che segna la fine e l’inizio del nuovo anno Nepalese. Tenete conto che il capodanno della comunità Newa è in un altro periodo dell'anno, di solito durante la Maha Puja. Il Festival di Biska invece celebra anche Basanta, l'arrivo della primavera. E come tutte le feste e come tutti i luoghi in Nepal è legato alla storia e a delle leggende che stanno a simboleggiare sempre la vittoria del bene sul male e la prosperità per il luogo dove è celebrata. 

E' uno dei più grandi rituali che si tengono a Bhaktapur, e viene chiamato anche Chyacha Gunhuya Jatra, che vuol dire festa di otto notti e nove giorni.

Il primo giorno del Jatra, cioè cinque giorni prima dell'inizio del nuovo anno nepalese è chiamato Ratha Jatra.

I Rath sono per i nepalesi dei carri. E i carri  coronati dal signore Bhairab del tempio di Bhairavanath, e dalla dea Bhadra Kali, sua compagna, patrono di Bhaktapur e vengono trascinati a forza per le strade della città segnando l'inizio della festa.

L'inizio del festival è conosciuto anche con il nome di Kohanbijyayegu o Dyo Kohan Vijakegu nella lingua Newa, che significa  venire giù, questo perché si crede che le divinità scendano sulla terra lasciando i loro troni celesti. Le effigie di Bhairab e Bhadrakali vengono poste sui rispettivi carri. La festa inizia quando un uomo che impugna la spada reale, si siede sul carro di Bhairab (detto anche Bhairava). Poi il carro, con un tiro alla fune guidato dai fedeli, viene conteso in una direzione o in quella opposta dalle due fazioni della città. Il tiro alla fune determina in quale metà della città andrà per prima il carro. Si ritiene che la presenza del carro rappresenti un Darsana, una manifestazione o “mostrarsi” della divinità Bhairab a quella metà della città. Per cui gli uomini della metà inferiore della città (Kwane) e le persone della città alta (Thane) lottano per averlo nella propria metà. Questa lotta del tiro alla fune è la parte più pericolosa dell'evento.

I cittadini di Bhaktapur credono che la metà della città che si conquisterà i carri avrà prosperità e fortuna.

Il Giorni seguenti, 10 e 11 Aprile, sono detti Sunyadin e Skyakotyako, sono giorni di preghiere e sacrifici. Nel secondo giorno si fa una puja, nel terzo giorno invece c'è un sacrificio. Il giorno è detto Syakotyako, il che significa che si possono sacrificare degli animali, e dove la tradizione vorrebbe che un grosso bufalo venisse sacrificato nella casa del Dio Bhairab di Lakaulachhen tole.

La processione continua con le effigi delle divinità induiste che si crede scendano in città. 

il 4° giorno, il 12 Aprile, è dedicato alla Puja di Gokarnath Taladamfo (Pottery Square), tra l'altro questo giorno è l’ultimo giorno dell’anno Nepalese secondo il calendario Vikram Sambat. La mattina presto viene eretto un palo alto 25 metri detto lingo, il Lyo Sin Dyo, su una base di pietra a Pottery Square e la sera ne viene eretto un altro a Khalna tole conosciuta tra i locali come Yosinkhel, che ha l’effige di Indra, divinità vedica, il guerriero che ha ucciso il serpente Vrtra, il costrittore. Oggi inizia anche il Jatra per la dea Dumaju

Il 5° giorno, il 13 Aprile è il Navavarsha, e coincide con il primo giorno dell’anno nepalese. Con la cerimonia del Lingo Jatra viene tirato giù il Lyo Sin Dyo il palo di Yosinkhel, che era stato eretto il giorno precedente e che sta a simboleggiare la caduta del male di fronte al bene. 

La deposizione del palo sacro è nota anche come Satruhanta jatra, che significa la festa dell'uccisione del nemico. È opinione comune che chiunque assista alla caduta del palo assisterà anche alla "caduta" simbolica dei suoi nemici.

Dopo la caduta del Lingo si formerà una fila di devoti in attesa del loro turno per pregare a Lashin Khel, dove l'ipnotizzante musica delle comunità Newa catturerà l'energia positiva degli officianti. Lo stesso giorno vengono tirati giù anche i carri di Bhairab, Bhadra kali e Dumaju.

Questa rappresentazione ricorda una delle tante leggende di epoca Malla che narra che a quel tempo il re era costretto a trovare continuamente un nuovo marito per la figlia perché ogni volta, dopo la prima notte di nozze, al mattino lui veniva trovato morto.

Finalmente accadde che a un marito, figlio di una anziana signora, fu consigliato da una veggente di non addormentarsi durante la notte

Fu così che l’uomo nel piano della notte, vide dei fili rossi che, dopo essere usciti dalle narici della principessa, si tramutavano in serpenti. Lui quindi li uccise tagliandoli a metà, spezzando il corso degli eventi e portando gioia e prosperità in valle e nella città dando finalmente inizio a una stirpe di vincitori. 

Questo evento è simboleggiato dall’abbattimento del palo di 25 metri addobbato con dei nastri rossi che simboleggiano i serpenti. 

Si racconta che l’anziana donna consigliera, altri non fosse che Badrakhali, la consorte di Bhairab, il protettore di Bhaktapur

Immagino che ci siano molte altre leggende sul tema. In Nepal ognuno ha la sua, ed è il bello di questo paese.

Fu così che da allora si iniziò a celebrare il Biska Jatra, che prende il nome da una translitterazione di bisya jatra, dove "bi" si riferisce a un serpente gigante e "sya" significa uccidere.

in verità si dice inoltre che la celebrazione del Biska Jatra sia iniziata sotto il regno di Jagat Jyoti Malla che rimase affascinato dalla leggenda della principessa e dei serpenti 

I re Malla poi hanno accresciuto l'importanza del Biska Jatra aggiungendo ai carri in onore di Bhairab e Badra Kali altri eventi che celebrano Mahalaxmi e Mahakali nel 6° giorno del Jatra, in cui c’è poi un incontro/scontro tra i carri di Bhairab e Bhadrakali vicino a Taumadhi Tole. Questo incontro scontro sta a simboleggiare l’unione tra il maschile e il femminile che genererà fertilità per il nuovo anno.

Inoltre nel 6° giorno, il 14 aprile a Thimi, un villaggio a 10 minuti da Bhaktapur,  si celebrano altre due feste che fanno sempre parte del Bisket Jatra, il Balkumari Jatra/Sindoor Jatra e il Bode Jatra. Anch’esse due processioni. Mentre a Bhaktapur verranno portati in festa i carri di Mahalaxmi e Mahakali

Il 7° giorno del festival,  il 15 aprile,  si celebrano il Brahmayani e il Maheshwari Jatra. In questa festa, Bhaktapur adora tutte le divinità locali e ne decora i templi.

Successivamente, nell'8° giorno, Dyo Sogan Biyegu, il 16 Aprile vengono mostrati pubblicamente i dipinti e le effigi delle divinità. Anche la gente del posto le espone fuori dalle loro case.

L'ultimo giorno, il 9° è l'ultimo giorno di festa, il 17 Aprile, tutte le divinità vengono ricollocate al loro posto nei loro templi, inclusi Bhairab e Bhadrakali. Mentre il Lyo Sin Dyo eretto a pottery square viene deposto per stabilire la fine della Jatra.

All photos: AMIT MACHAMASI

lunedì, dicembre 18, 2023

Indrayani Jatra Kirtipur

I Newa sono gli storici abitanti della valle di Kathmandu, i discendenti dei Kirat, il leggendario popolo himalayano. Vivendo nel crocevia di molte antiche rotte commerciali, con una moltitudine di influenze, i Newa hanno assorbito tutte queste peculiarità per formare la loro cultura che è unica e talmente complessa che è difficile riuscire a conoscerla bene davvero.

Dicono che i Newa facciano festa 366 giorni all'anno. E non stento a crederlo.

Kirtipur è uno dei centri principali dell’antico regno Newa, arroccato su una piccola collina che domina dall’alto il caos di Kathmandu. Nel XVIII secolo d.C., quando Prithvi Naranyan Shah sconfisse i regni Malla della valle di Kathmandu, creando quello che oggi chiamiamo Nepal, Kirtipur è stata l’ultima roccaforte annessa ed è stata teatro di intensi combattimenti in  quanto punto di grande interesse strategico.

La storia dice che Shah conquistò Kirtipur solo al suo terzo tentativo, nell'ottobre del 1765, attaccando subdolamente la città mentre gli abitanti stavano celebrando una jatra, una festa ovviamente. La gente del posto, nel frattempo, attesta che fosse al suo tredicesimo tentativo. E Kirtipur è da sempre nota per essere città antimonarchica.

Mentre si sale la scalinata verso la città vecchia, possiamo vedere la pietra su cui uno dei generali più potenti del Re Shah perse la testa dopo essere stato catturato in battaglia. La gente del posto, si dice sputi ancora su questa pietra.

A Kirtipur si festeggia Indrayani Jatra, la celebrazione di una delle Ajimas, dee madri che proteggono la valle di Kathmandu, e una delle feste più importanti della città celebrata sia dai Buddhisti sia dagli induisti. 

La festa della dea Indrayani fa parte del Nhegan Jatra o Satgaule Jatra, che significa festa celebrata in sette luoghi diversi: Kirtipur, Panga, Nagaun, Satungal, Machhegaun, Joshi Gaun e Lohokho.

Durante il periodo di Ratna Malla, la festa veniva celebrata per sugellare la fratellanza tra questi sette diversi luoghi che erano aree di confine. Il festival era un modo per legare la gente di questi sette posti ed è legata a una leggenda.

Si dice che un demone risiedesse a Kirtipur e si cibasse degli esseri umani che vivevano nel villaggio. Quindi, un membro di ogni casa veniva sacrificato per il benessere del villaggio. Arrivò un giorno il turno di una vecchia coppia. A quel tempo venne a casa loro un principe bisognoso in cerca di riparo. La coppia gli diede rifugio per la notte e quando lui seppe che uno di loro avrebbe dovuto offrirsi al demone per essere ucciso per il benessere della popolazione, il principe chiese alla coppia di lasciarlo andare al suo posto. 

Il principe in realtà era la dea Indryani che col suo potere uccise il demone aiutando il villaggio a liberarsi di lui. La festa viene celebrata ancora oggi in ricordo di quella vittoria, dove sempre il bene vince sul male.

E’ una festa che celebra fratellanza e unione, infatti persone provenienti da aree diverse e di caste diverse si occupano dell’organizzazione dell'Indrayani Jatra (Shrestha, Maharjan, Kapali, Mali e Khadgi, tra le altre) si riuniscono e ciascuna ha una responsabilità specifica nel festival.

Quest’anno l'inizio di questo festival che in realtà dura una settimana, sarà venerdì 22 dicembre.

La città vecchia di Kirtipur è costruita attorno al tempio Uma Maheshwor, un tempio dedicato a Shiva-Parvati situato in cima alla collina. In questi giorni di dicembre, l'Himalaya solitamente è oscurato da uno strato di polvere e inquinamento che si erge sopra Kathmandu. Nel frattempo, nella città vecchia di Kirtipur sono ammessi solo veicoli privati, conferendole un'atmosfera molto più pulita rispetto alla capitale. Le travi scolpite del tempio sfoggiano incisioni erotiche parecchio esplicite. Molte raffigurano posizioni acrobatiche fantasiose, spesso con più persone. E’ un tempio tantrico. E si dice che solo le caste sacerdotali comprendano e sanno come eseguire i rituali tantrici.

Durante il festival, l’effigie di Indrayani sta fa il giro della città, attraverso gli stretti vicoli, trasportata da dozzine di uomini ubriachi, su di un voluminoso carro di legno ricoperto di rami di ginepro, lalupatey rossi e calendule. Mentre le donne invece le girano in tondo attorno con brocche di aila (liquore di riso Newa).

Il carro di Indrayani è preceduto e annunciato da cimbali e tamburi, e seguito da quello più piccolo che trasporta Ganesh e entrambi devono dirigersi in un punto preciso segnalato nella piazza principale della città. Gli abitanti di Kirtipur si mettono in fila per osservare i festeggiamenti. Ci sono bandierine colorate ovunque e venditori ambulanti di palloncini e zucchero filato

Le donne si mettono in fila, con vassoi d'argento pieni offerte (prasad) da portare alla dea. Tutti si accalcano attorno al carro, spingendo per avere la possibilità di toccare con la testa i suoi piedi o di racimolare un tocco di vermiglio dalla base della statua della dea, con cui si apporranno la tika sulla fronte. Prima che vengano fatte le offerte, i rami che sono di buon auspicio devono essere ben legati al tetto del carro e poi le offerte vengono lanciate tra la folla. Riuscire a raccogliere qualche offerta sarà di buon auspicio e porterà una grande fortuna.

A questo punto il carro di Indrayani viene nuovamente spostato per essere portato in un'altra parte della città per ricevere altre offerte. 

Alla fine della giornata viene sacrificato un bufalo e la testa viene gettata nella vasca pokhari di Kirtipur per ringraziare Indrayani di aver permesso ai cittadini e alla città di averla portata in giro per questa festa

lunedì, ottobre 09, 2023

festival di Dashain

Arriva il Dashain, il festival più importante del Nepal, celebrato da tutta la popolazione indipendentemente dalla casta di appartenenza. Dura una quindicina di giorni e viene festeggiato anche in India nelle comunità del Dajerling, Sikkim, Ovest Bengala e in Bhutan.

Queste i giorni salienti delle cerimonie che si tengono durante il festival che solitamente si tiene all'inizio del mese di ottobre:
1° giorno – Ghatasthapana (15/10/2023)
Fulpati (21/10/2023)
Maha Astami (22/10/2023)
Maha Nawami (23/10/2023)
Vijaya Dashami (24/10/2023)
Ultimo giorno - Kojagrat Purnima (28/10/2023)
Il festival che celebra tutte le manifestazioni della Dea Durga, cade durante il mese di Kartik nel calendario Bikram Sambat, solitamente tra il mese di settembre e ottobre del nostro calendario a seconda del calendario lunare, più o meno prima del raccolto del riso. E’ un festival in cui tutte le famiglie si riuniscono e in cui coloro che sono lontani o all’estero tornano a casa per stare in famiglia.
E’ una festa che ha origine dalle antiche tradizioni animiste e tantriche legate al periodo del raccolto del riso e alla mitologia Induista.
Dashain commemora la grande vittoria degli Dei sugli spiriti maligni. Una di queste vittorie è raccontata nel Ramayana, dove il Dio Ram dopo una cruenta lotta sconfisse e annientò Ravana, il crudele Re dei Demoni. Si racconta che il Dio Ram ebbe successo in battaglia solo quando la Dea Durga venne invocata e evocata. La celebrazione del festival glorifica il trionfo del bene sul male simboleggiato dalla Dea Durga che uccise il terribile Demone Mahisasur che terrorizzava la terra con le sembianze di bufalo indiano. I primi nove giorni del Dashain simboleggiano i nove giorni di lotta con Mahisasur. Il decimo giorno ricorda quando Mahisasur venne sconfitto e gli ultimi cinque giorni simboleggiano le celebrazioni fatte per la vittoria con la benedizione della Dea Durga. Durante il Dashain la Dea Durga viene pregata come Dea Madre.
In preparazione al festival tutte le case vengono scrupolosamente pulite, decorate e spesso ritinteggiate come invito alla Dea Madre cosicché possa far visita alla casa e portare buona fortuna e benedizione.
I primi nove giorni del Dashain sono chiamati Navahratri e in questi giorni vengono fatti antichi riti tantrici. In Nepal la forza della vita è personificata nella energia divina e nel potere della donna, raffigurato dalla Dea Durga nelle sue varie forme. Tutte le divinità che sono emanazioni di Durga sono conosciute come Devis, ognuna con aspetti e poteri diversi. Nella maggior parte dei templi la divinità è rappresentata come un sacro kalash, una sorta di vaso intagliato o come una divinità con tante braccia che impugna armi. Durante questi nove giorni la gente rende omaggio alla Dea.
Il primo giorno è chiamato Ghatasthapana, che letteralmente vuol dire preparazione del vaso. Il Kalash, il vaso che simboleggia Durga con immagini della Dea di fianco, viene posto nella stanza delle preghiere. Il Kalash è riempito con acqua santa e coperto di sterco di vacca in cui vengono seminati dei semi d’orzo o grano. Viene preparato un terraglio, un piccolo rettangolo di sabbia e terra, e il Kalash viene posto al suo centro. Il tutto viene seminato. Il rito del Ghatasthapana viene fatto in un momento propizio che viene indicato dagli astrologi e il bramino invoca la Dea Durga affinchè benedica il recipiente con la sua presenza. Vengono invocate le Astha-Matrikas, le divinità tantriche e le Nava Durga, le personificazioni o emanazioni della dea Durga a cui il festival è consacrato. La stanza in cui viene posto il Kalash viene detta "Dashain Ghar" (Ghar vuol dire casa). Generalmente le donne non hanno accesso alla “Dashain Ghar” durante la Dashain Puja. Un bramino o il patriarca di famiglia tutte le mattine e tutte le sere di ogni giorno del festival fa una Puja al Kalash. Tutti i giorni il Kalash e il terraglio attorno vengono bagnati con acqua santa e si ha l’accortezza di fare in modo che il tutto sia illuminato alla luce diretta del sole.
Le donne sposate reciteranno mantra per quindici giorni e si prenderanno cura delle divinità.
Questi semi germoglieranno in dieci giorni e i loro germogli, filamenti di erba gialla, vengono detti “Jamara” e simboleggiano il raccolto. I “Jamara” saranno di buon auspicio e verranno posti sul capo dei membri della famiglia come “tika”, benedizione, il decimo giorno della festa.
Il giorno di Fulpaati, circa il 7° o il 6° a seconda del calendario, la “Jamara” viene portata dal palazzo reale della città di Gorkha, che sta a 169km a nord ovest della Valle di Kathmandu. Una processione con la “Jamara” e altri oggetti utilizzati per fare la “tika”, viene condotta da Gorkha a Kathmandu in tre giorni di cammino e in questo giorno molti dei dignitari del governo aspettano il suo arrivo a Rani Pokhari nel tardo pomeriggio. Nella parte vecchia della capitale e in Hanuman Doka vi sono processioni e parate delle bande musicali e militari.
Maha Asthami, è il giorno dei sacrifici degli animali a Durga e Kali. Le Dee dei templi di tutta la Valle avranno in dono centinaia di sacrifici: dai polli alle papere, dai capretti ai bufali. La notte dell’ottavo giorno è detta “Kal Ratri”, la notte nera (Kalo vuol dire nero), in cui vengono fatti i sacrifici nei templi, nelle caserme,negli antichi palazzi e ovunque andranno avanti sino all’alba. In Hanuman Doka a Kathmandu per tutta la notte si tengono le Puje. In tutte le case vengono sacrificati animali e verranno salmodiate Puje tutta la notte. Il sangue che simboleggia la fertilità verrà offerto alle Dee. Le carni verranno portate a casa e cucinate come "prasad", cibo sacro e benedetto dagli Dei. Questo cibo verrà in parte offerto alla divinità tutelare della casa e poi distribuito a tutti i membri della famiglia. Cibarsi di queste carni sacre è considerato di buon auspicio.
I sacrifici continuano anche giorno successivo, Maha Navami. Le famiglie visiteranno i vari templi della Valle. Il Tempio di Taleju in Hanuman Doka viene aperto al pubblico una volta l’anno proprio in questo giorno e migliaia di fedeli verranno a rendere omaggio alla Dea Taleju dall’alba fino al crepuscolo. In questo giorno si tengono i sacrifici ufficiali da parte dell’esercito all’interno del Kot, il cortile di Hanuman Doka. Questa cerimonia ai nostri occhi cruenta, può essere seguita anche da noi occidentali. Molti animali, per la maggior parte bufali, vengono uccisi a centinaia in onore di Durga per avere la sua benedizione mentre le parate militari si esibiscono con le loro bande musicali. Quando la cerimonia è finita Hanuman Doka è totalmente ricoperta di sangue. In questo giorno viene pregato anche il Dio della Creatività Vishwas Karma, l’architetto, l’ingegnere e il “designer” dell’Universo, tutte le fabbriche, i veicoli, i macchinari che ci aiutano nella vita vengono benedetti, vengono quindi fatti sacrifici anche per le automobili, i camion addirittura per gli aerei affinché Durga protegga loro e i loro occupanti dagli incidenti in cui potrebbero incorrere durante l’anno. La cosa per noi è alquanto bizzarra, ma decisamente interessante. Al massimo in Italia si assiste alla processione delle auto alla Madonna di Caravaggio per la benedizione...
Il giorno di “Vijaya Dashami”, verrà data la “Jamara e la “tika”, la benedizione fatta da una mistura a base di riso, yogurt e polvere rossa. La “tika” verrà preparata dalle donne. Questo giorno è molto importante perché è proprio oggi che tutti gli appartenenti alla famiglia ci tengono ad essere riuniti a casa per ricevere la benedizione della famiglia. Le sorelle più vecchie benediranno con la “tika” i fratelli più giovani e i parenti auspicando fertilità e longevità per l’anno a venire. Il rosso simboleggia il legame di sangue che unisce le famiglie. Allo stesso tempo le sorelle più vecchie faranno regali ai fratelli più piccoli o daranno loro una mancia, la “Dakshina”. La cerimonia della “tika” dura cinque giorni, giorni in cui si starà in famiglia a festeggiare mangiando, bevendo, giocando a carte.
La festa di Dashain finisce con la notte di luna piena, dopo più o meno 15 giorni di festa. Questa notte è detta “Kojagrat Purnima” o “Kojagrata” che vuol dire “essere risvegliati”. Lakshmi, la Dea del benessere, dell'abbondanza e della luce, viene invocata in questo giorno e i fedeli si fanno visita l’un l’altro.
In Nepal, la festa di Dashain è spesso l’unica occasione in cui ci si scambiano regali, abiti nuovi e in cui le famiglie più povere possono consumare dei pasti a base di carne.

lunedì, settembre 18, 2023

Teej Festival


E' arrivato Haritalika Teej, la più importante festa femminile del mondo induista, e le città iniziano progressivamente e pian piano a riempirsi di colori.

Gli uomini che fino a qualche tempo fa prendevano in giro le donne che mangiavano il “Dar”, hanno incominciato a partecipare anche loro ai festeggiamenti e Teej è diventata una festa di famiglia, un’occasione per stare insieme e festeggiare la donna.
Secondo la tradizione nei tre giorni di festival le donne sposate indossano meravigliosi saree rossi, i chhadke tilari (gioielli tradizionali), i braccialetti di vetro colorati e festeggiano mangiando Dar.
Le neo spose si attengono al rituale e per la festa non bevono neanche una goccia d’acqua seguendo la leggenda che dice che bere acqua durante teej equivale a bere il sangue del proprio sposo.
Oramai però, non sono più solo le donne sposate che tengono viva questa tradizione. Ragazze di tutte le età e condizione hanno iniziato a celebrare questa “festa della donna”, anche se resta tradizionalmente legata al matrimonio, e stanno man mano modificando il significato stesso di teej che va ad essere sempre più simbolo della donna in se, finalmente indipendente.
Oggi tutta la valle di Kathmandu è in festa. Le donne visitano i templi di Shiva nel paese e vanno a benedirsi a Pashupathinath e a Kumbheshwar a Patan.
I tre giorni di festival in cui le donne sposate pregano per la prosperità del proprio matrimonio e per la salute e longevità del proprio maito e le donne single pregano per avere uno sposo o un futuro felice sono chiamati ‘Dar Khane Din’ il primo giorno, ‘fasting day’ il secondo e ‘Rishi Panchami’ il terzo giorno in cui c'è la Teej Puja.
Tutto il festival è dedicato a Parvati la moglie di Shiva affinché sia di buon auspiscio per la famiglia, i figli e purifichi le anime e i corpi di tutti i fedeli.

giovedì, agosto 31, 2023

Gai Jatra Festival

"Saparu" più comunemente detto "Gai Jatra" è noto come "Cow Festival", la festa delle vacche, viene celebrata di solito nel mese di Bhadra (Agosto-Settembre) a seconda delle fasi lunari nel calendario Nepalese, ed è uno dei festival più belli e importanti che si tengono a Bhaktapur, cittadina medioevale culla della cultura nella Valle di Kathmandu.
Le famiglie che durante l'anno hanno perso i parenti o i propri cari vanno in processione nelle strade delle città, travestiti con maschere grottesche o con le loro vacche decorate e addobbate in memoria dei loro defunti. I bimbi si travestono da vacche.  Ma perché le vacche? La vacca notoriamente traghetta le anime in paradiso.
Vengono organizzati svariati spettacoli comici in tutto il paese, spesso di satira politica, ma anche epica.
Si crede che sia stato il re Pratap Malla a inventarsi il festival durante il il suo regno per aiutare la la moglie a superare il lutto per il proprio figlio morto prematuramente. Da allora la tradizione continua tutti gli anni in tutto il paese.
E' interessante per i viaggiatori osservare queste singolari parate e coglierne il significato, capire come una nazione intera impara a sdrammatizzare la morte e a conviverci.
Questo è uno dei festival più famosi del Nepal e ha origini antichissime nei tempi in cui la gente ancora temeva e venerava Yamaraj,"il Dio della morte". La popolazione Newa lo chiama Sa Paru dove Sa sta per vacca. Comunque l’utilizzo del nome Gai Jatra sta ad indicare che questo festival ha preso piede nel medioevo al tempo del regno dei Malla. Da allora l’appellativo Gai Jatra è diventato simbolo di un bel mix tra antico, medievale e tradizione.
Secondo la tradizione che si perde nella notte dei tempi, qualsiasi famiglia che ha perso un parente durante l’anno appena trascorso può partecipare a una processione lungo le strade di Kathmandu con una vacca al guinzaglio. Detta così a noi può sembrare un po’ strano ma teniamo presente quanto sia sacro questo animale per la cultura indù. Chi non riesce ad avere una vacca può sostituirla con un giovane che sia però travestito vacca. La vacca è appunto l’animale domestico più venerato nel mondo induista e si crede che questo animale aiuti i parenti defunti ad arrivare in paradiso. Le famiglie portano inoltre in processione un palanchino costruito con canne di bamboo, opportunamente decorato e vestito con oggetti e abiti appartenuti al defunto, la cui foto viene porta sulla sua sommità. Questi palanchini detti Taha-Macha rappresentano di fatto la persona che non c’è più. La processione è seguita da tipiche danze, dette Ghintang Ghisi accompagnate da musicanti e suonatori locali.
Storicamente si narra che quando il re Pratap Malla perse suo figlio, sua moglie, la regina rimase scioccata. Il Re era disperato nel vedere in che condizioni si era ridotta la sua regina e nonostante tutti i suoi sforzi non fu in grado di alleviare il dolore della moglie. Il suo più grande desiderio divenne allora quello di rivedere splendere il sorriso sulle labbra della sua amata. Fu allora che il Re annunciò che chiunque sarebbe riuscito a farla sorridere avrebbe avuto una lauta ricompensa.
Durante il festival di Gai Jatra, la processione delle vacche si tenne davanti alla regina affranta dal dolore. I partecipanti iniziarono a ridicolizzare e a prendere in giro i personaggi più importanti e più in vista della società. Alla fine quando ogni ingiustizia sociale e ogni loro malefatta fu resa nota, messa in piazza e ridicolizzata senza alcuna pietà, la regina non poté fare a meno che sorriderne. Fu così che il Re Pratap Malla ne fece una festa nazionale.
La sera, quando la processione è finita tutti i partecipanti indossano maschere e si travestono per quanto loro possibile, giocano, cantano, si prendono in giro e si divertono fino a tarda notte. Il tutto è anche un modo appunto per prendersi un po’ gioco anche della morte, per accettare le cose così come vengono e divertirsi. Infondo l’induismo insegna che qualsiasi cosa faccia l’uomo durante la sua vita,
è comunque fatta in funzione di una futura vita, dopo la morte.