giovedì, aprile 11, 2024

Haku Patasi

L'Haku Patasi è l’Abito tradizionale Newa

La maggior parte degli abiti in Nepal sono realizzati in casa o fatti fare in sartorie artigianali. La tessitura era un'industria importante nella valle di Kathmandu. Molte persone avevano telai a mano nelle loro case e questo permane tutt’oggi. La gente tesseva tessuti per uso personale o per la vendita. La stoffa finita veniva inviata per essere tinta dai tintori che costituivano un gruppo di caste chiamate Chhipa (ora Ranjit o Ranjitkar). A Bhaktapur, città medioevale, una delle tre capitali storiche del paese, suddivisa in quartieri per arti e mestieri, c’è tutt’ora il quartiere dei tintori, dove potete ammirare i filati appena tinti, stesi al sole ad asciugare.

L’Haku Patasi. viene indossato principalmente durante i festival importanti come il nuovo anno "Nepa Sambhat" celebrato durante la Mha Puja, oppure durante il famoso Biska Jatra che si tiene in primavera.

La parola "Haku Patasi" è composta da due parole in Nepal Bhasa (in lingua Newa): "Haku" che significa "nero" e "Patasi" che significa "Saree", che è il tradizionale abito di questa area asiatica. 

È un telo rettangolare lungo alcuni metri, fatto di cotone solitamente tessuto con il telaio a mano, un cotone che è coltivato in diversi luoghi intorno alla valle di Kathmandu. 

Questo saree è indossato dalla vita ai polpacci e non copre le caviglie come generalmente fanno gli altri saree. 

Di solito l’Haku Patasi è tenuto intorno alla vita dalla “Patuka” che funge da cintura.

La Patuka, solitamente chiamata "Jani" in Nepal Bhasa, è un lungo pezzo di stoffa bianca, una stola,  che viene avvolta intorno alla vita per tenere il saree ben adeso ai fianchi, appunto come fosse una cintura. 

Sopra l’Haku Patasi viene indossata una camicetta a maniche lunghe legata ai quattro angoli del petto,  solitamente chiamata "Chaubandi Cholo o Bhoto o Misha o Putu Laun" fatta di fili intrecciati sempre al telaio a mano, e che mostra dei disegni geometrici tradizionali. 

Viene indossata inoltre la “Gaa”, che niente altro è se non la stola dell’Haku Patasi stesso, che come nei saree, viene passata diagonalmente sul petto e fatta scivolare dietro la schiena.

Questo abito ha tutta una simbologia. Il suo colore rappresenta la cultura e la storia delle tradizioni Newa. Le linee rosse inferiori del saree rappresentano le fonti del potere conferito alla potente dea Mahakali. Pertanto, l’Haku Patasi non è solo un vestito, ma simboleggia anche il potere delle donne nella società.

Alcuni dicono che questo saree è stato fatto di colore nero perché così ci sarebbe voluto molto tempo per far sì che si vedesse lo sporco e inoltre dicono che abbia la capacità di trattenere meglio il calore. C'è anche la convinzione che l’Haku Patasi abbia scopi medicali, si dice che tenga lontani i guai dopo essere stato benedetto dai "Gurjus"

Come indossare Haku Patasi? è simile a indossare gli altri saree; tranne che non ha bisogno di sottovesti.

Le ciabattine tradizionali in velluto chiamate Chakti laakhan completano il look


Ma non vi ho parlato dei gioielli usati su questo abito tradizionale

Al collo solitamente portano il Tayo un girocollo con pendente ovale a due punte che per la loro cultura è molto importante. Si dice che i pendenti appuntiti della collana simboleggino la valle di Kathmandu, mentre la parte superiore ne indichi la direzione. Allo stesso modo, le teste dei serpenti proprio sui pendenti, simboleggiano lo stupa Swayambhunath, dove la leggenda vuole sia nata la Valle stessa. Oltre a questo le donne indossano sempre una collana che si chiama Bhimpuma, fatta di coralli rossi e a volte di pietre dure.

Alle caviglie invece usano delle grosse cavigliere fatte a U chiamate Kalli. Un tipo particolare di Kalli, gli Sinhakhwa Kalli, hanno decorazioni leonine.

Gli orecchini d’argento invece sono i Makansi


E le acconciature?

Le donne Newa raccolgono i capelli in lunghe trecce e per abbellirle e renderle più lunghe, le intrecciano con i fili della Sachika, una cordicella rossa.

Sul capo portano dei gioielli dorati per abbellire le loro acconciature.

Il mio gioiello preferito è il Nyapu Shikha. Nyapu significa cinque e Shikha significa catena d'oro. Infatti si chiama così perché ha cinque file di catenelle dorate che sono interconnesse formando una sorta di rete triangolare che viene posta a lato del capo. Spesso per fissare meglio l'acconciatura usano la Jun clip, dove Jun sta per Luna ed è una clip dorata per raccogliere i capelli che ha la forma di luna a falce. 

Ci sono altri gioielli che le donne Newa usano sul capo, ad esempio nei matrimoni, tipo il Lunswan che letteralmente vuol dire "fiore dorato", ed è un ornamento che viene messo al centro della testa a mo di coroncina e che spesso raffigura uccelli o fiori o la Sheerbandi, di fatto usata come il Lunswan, ma di forma differente, è un gioiello dorato a forma rettangolare, che viene posto in mezzo alla testa. 

martedì, aprile 09, 2024

Biska Jatra Festival arriva con capodanno

Il 9 Aprile è iniziato il festival di Biska Jatra nella città di Bhaktapur 

Questo festival della cultura Newa risale al tempo dei Lichchhavi e viene celebrato soprattutto a Bhaktapur per la durata di circa 9 giorni e storicamente si svolge nello stesso periodo che segna la fine e l’inizio del nuovo anno Nepalese. Tenete conto che il capodanno della comunità Newa è in un altro periodo dell'anno, di solito durante la Maha Puja. Il Festival di Biska invece celebra anche Basanta, l'arrivo della primavera. E come tutte le feste e come tutti i luoghi in Nepal è legato alla storia e a delle leggende che stanno a simboleggiare sempre la vittoria del bene sul male e la prosperità per il luogo dove è celebrata. 

E' uno dei più grandi rituali che si tengono a Bhaktapur, e viene chiamato anche Chyacha Gunhuya Jatra, che vuol dire festa di otto notti e nove giorni.

Il primo giorno del Jatra, cioè cinque giorni prima dell'inizio del nuovo anno nepalese è chiamato Ratha Jatra.

I Rath sono per i nepalesi dei carri. E i carri  coronati dal signore Bhairab del tempio di Bhairavanath, e dalla dea Bhadra Kali, sua compagna, patrono di Bhaktapur e vengono trascinati a forza per le strade della città segnando l'inizio della festa.

L'inizio del festival è conosciuto anche con il nome di Kohanbijyayegu o Dyo Kohan Vijakegu nella lingua Newa, che significa  venire giù, questo perché si crede che le divinità scendano sulla terra lasciando i loro troni celesti. Le effigie di Bhairab e Bhadrakali vengono poste sui rispettivi carri. La festa inizia quando un uomo che impugna la spada reale, si siede sul carro di Bhairab (detto anche Bhairava). Poi il carro, con un tiro alla fune guidato dai fedeli, viene conteso in una direzione o in quella opposta dalle due fazioni della città. Il tiro alla fune determina in quale metà della città andrà per prima il carro. Si ritiene che la presenza del carro rappresenti un Darsana, una manifestazione o “mostrarsi” della divinità Bhairab a quella metà della città. Per cui gli uomini della metà inferiore della città (Kwane) e le persone della città alta (Thane) lottano per averlo nella propria metà. Questa lotta del tiro alla fune è la parte più pericolosa dell'evento.

I cittadini di Bhaktapur credono che la metà della città che si conquisterà i carri avrà prosperità e fortuna.

Il Giorni seguenti, 10 e 11 Aprile, sono detti Sunyadin e Skyakotyako, sono giorni di preghiere e sacrifici. Nel secondo giorno si fa una puja, nel terzo giorno invece c'è un sacrificio. Il giorno è detto Syakotyako, il che significa che si possono sacrificare degli animali, e dove la tradizione vorrebbe che un grosso bufalo venisse sacrificato nella casa del Dio Bhairab di Lakaulachhen tole.

La processione continua con le effigi delle divinità induiste che si crede scendano in città. 

il 4° giorno, il 12 Aprile, è dedicato alla Puja di Gokarnath Taladamfo (Pottery Square), tra l'altro questo giorno è l’ultimo giorno dell’anno Nepalese secondo il calendario Vikram Sambat. La mattina presto viene eretto un palo alto 25 metri detto lingo, il Lyo Sin Dyo, su una base di pietra a Pottery Square e la sera ne viene eretto un altro a Khalna tole conosciuta tra i locali come Yosinkhel, che ha l’effige di Indra, divinità vedica, il guerriero che ha ucciso il serpente Vrtra, il costrittore. Oggi inizia anche il Jatra per la dea Dumaju

Il 5° giorno, il 13 Aprile è il Navavarsha, e coincide con il primo giorno dell’anno nepalese. Con la cerimonia del Lingo Jatra viene tirato giù il Lyo Sin Dyo il palo di Yosinkhel, che era stato eretto il giorno precedente e che sta a simboleggiare la caduta del male di fronte al bene. 

La deposizione del palo sacro è nota anche come Satruhanta jatra, che significa la festa dell'uccisione del nemico. È opinione comune che chiunque assista alla caduta del palo assisterà anche alla "caduta" simbolica dei suoi nemici.

Dopo la caduta del Lingo si formerà una fila di devoti in attesa del loro turno per pregare a Lashin Khel, dove l'ipnotizzante musica delle comunità Newa catturerà l'energia positiva degli officianti. Lo stesso giorno vengono tirati giù anche i carri di Bhairab, Bhadra kali e Dumaju.

Questa rappresentazione ricorda una delle tante leggende di epoca Malla che narra che a quel tempo il re era costretto a trovare continuamente un nuovo marito per la figlia perché ogni volta, dopo la prima notte di nozze, al mattino lui veniva trovato morto.

Finalmente accadde che a un marito, figlio di una anziana signora, fu consigliato da una veggente di non addormentarsi durante la notte

Fu così che l’uomo nel piano della notte, vide dei fili rossi che, dopo essere usciti dalle narici della principessa, si tramutavano in serpenti. Lui quindi li uccise tagliandoli a metà, spezzando il corso degli eventi e portando gioia e prosperità in valle e nella città dando finalmente inizio a una stirpe di vincitori. 

Questo evento è simboleggiato dall’abbattimento del palo di 25 metri addobbato con dei nastri rossi che simboleggiano i serpenti. 

Si racconta che l’anziana donna consigliera, altri non fosse che Badrakhali, la consorte di Bhairab, il protettore di Bhaktapur

Immagino che ci siano molte altre leggende sul tema. In Nepal ognuno ha la sua, ed è il bello di questo paese.

Fu così che da allora si iniziò a celebrare il Biska Jatra, che prende il nome da una translitterazione di bisya jatra, dove "bi" si riferisce a un serpente gigante e "sya" significa uccidere.

in verità si dice inoltre che la celebrazione del Biska Jatra sia iniziata sotto il regno di Jagat Jyoti Malla che rimase affascinato dalla leggenda della principessa e dei serpenti 

I re Malla poi hanno accresciuto l'importanza del Biska Jatra aggiungendo ai carri in onore di Bhairab e Badra Kali altri eventi che celebrano Mahalaxmi e Mahakali nel 6° giorno del Jatra, in cui c’è poi un incontro/scontro tra i carri di Bhairab e Bhadrakali vicino a Taumadhi Tole. Questo incontro scontro sta a simboleggiare l’unione tra il maschile e il femminile che genererà fertilità per il nuovo anno.

Inoltre nel 6° giorno, il 14 aprile a Thimi, un villaggio a 10 minuti da Bhaktapur,  si celebrano altre due feste che fanno sempre parte del Bisket Jatra, il Balkumari Jatra/Sindoor Jatra e il Bode Jatra. Anch’esse due processioni. Mentre a Bhaktapur verranno portati in festa i carri di Mahalaxmi e Mahakali

Il 7° giorno del festival,  il 15 aprile,  si celebrano il Brahmayani e il Maheshwari Jatra. In questa festa, Bhaktapur adora tutte le divinità locali e ne decora i templi.

Successivamente, nell'8° giorno, Dyo Sogan Biyegu, il 16 Aprile vengono mostrati pubblicamente i dipinti e le effigi delle divinità. Anche la gente del posto le espone fuori dalle loro case.

L'ultimo giorno, il 9° è l'ultimo giorno di festa, il 17 Aprile, tutte le divinità vengono ricollocate al loro posto nei loro templi, inclusi Bhairab e Bhadrakali. Mentre il Lyo Sin Dyo eretto a pottery square viene deposto per stabilire la fine della Jatra.

All photos: AMIT MACHAMASI

lunedì, dicembre 18, 2023

Indrayani Jatra Kirtipur

I Newa sono gli storici abitanti della valle di Kathmandu, i discendenti dei Kirat, il leggendario popolo himalayano. Vivendo nel crocevia di molte antiche rotte commerciali, con una moltitudine di influenze, i Newa hanno assorbito tutte queste peculiarità per formare la loro cultura che è unica e talmente complessa che è difficile riuscire a conoscerla bene davvero.

Dicono che i Newa facciano festa 366 giorni all'anno. E non stento a crederlo.

Kirtipur è uno dei centri principali dell’antico regno Newa, arroccato su una piccola collina che domina dall’alto il caos di Kathmandu. Nel XVIII secolo d.C., quando Prithvi Naranyan Shah sconfisse i regni Malla della valle di Kathmandu, creando quello che oggi chiamiamo Nepal, Kirtipur è stata l’ultima roccaforte annessa ed è stata teatro di intensi combattimenti in  quanto punto di grande interesse strategico.

La storia dice che Shah conquistò Kirtipur solo al suo terzo tentativo, nell'ottobre del 1765, attaccando subdolamente la città mentre gli abitanti stavano celebrando una jatra, una festa ovviamente. La gente del posto, nel frattempo, attesta che fosse al suo tredicesimo tentativo. E Kirtipur è da sempre nota per essere città antimonarchica.

Mentre si sale la scalinata verso la città vecchia, possiamo vedere la pietra su cui uno dei generali più potenti del Re Shah perse la testa dopo essere stato catturato in battaglia. La gente del posto, si dice sputi ancora su questa pietra.

A Kirtipur si festeggia Indrayani Jatra, la celebrazione di una delle Ajimas, dee madri che proteggono la valle di Kathmandu, e una delle feste più importanti della città celebrata sia dai Buddhisti sia dagli induisti. 

La festa della dea Indrayani fa parte del Nhegan Jatra o Satgaule Jatra, che significa festa celebrata in sette luoghi diversi: Kirtipur, Panga, Nagaun, Satungal, Machhegaun, Joshi Gaun e Lohokho.

Durante il periodo di Ratna Malla, la festa veniva celebrata per sugellare la fratellanza tra questi sette diversi luoghi che erano aree di confine. Il festival era un modo per legare la gente di questi sette posti ed è legata a una leggenda.

Si dice che un demone risiedesse a Kirtipur e si cibasse degli esseri umani che vivevano nel villaggio. Quindi, un membro di ogni casa veniva sacrificato per il benessere del villaggio. Arrivò un giorno il turno di una vecchia coppia. A quel tempo venne a casa loro un principe bisognoso in cerca di riparo. La coppia gli diede rifugio per la notte e quando lui seppe che uno di loro avrebbe dovuto offrirsi al demone per essere ucciso per il benessere della popolazione, il principe chiese alla coppia di lasciarlo andare al suo posto. 

Il principe in realtà era la dea Indryani che col suo potere uccise il demone aiutando il villaggio a liberarsi di lui. La festa viene celebrata ancora oggi in ricordo di quella vittoria, dove sempre il bene vince sul male.

E’ una festa che celebra fratellanza e unione, infatti persone provenienti da aree diverse e di caste diverse si occupano dell’organizzazione dell'Indrayani Jatra (Shrestha, Maharjan, Kapali, Mali e Khadgi, tra le altre) si riuniscono e ciascuna ha una responsabilità specifica nel festival.

Quest’anno l'inizio di questo festival che in realtà dura una settimana, sarà venerdì 22 dicembre.

La città vecchia di Kirtipur è costruita attorno al tempio Uma Maheshwor, un tempio dedicato a Shiva-Parvati situato in cima alla collina. In questi giorni di dicembre, l'Himalaya solitamente è oscurato da uno strato di polvere e inquinamento che si erge sopra Kathmandu. Nel frattempo, nella città vecchia di Kirtipur sono ammessi solo veicoli privati, conferendole un'atmosfera molto più pulita rispetto alla capitale. Le travi scolpite del tempio sfoggiano incisioni erotiche parecchio esplicite. Molte raffigurano posizioni acrobatiche fantasiose, spesso con più persone. E’ un tempio tantrico. E si dice che solo le caste sacerdotali comprendano e sanno come eseguire i rituali tantrici.

Durante il festival, l’effigie di Indrayani sta fa il giro della città, attraverso gli stretti vicoli, trasportata da dozzine di uomini ubriachi, su di un voluminoso carro di legno ricoperto di rami di ginepro, lalupatey rossi e calendule. Mentre le donne invece le girano in tondo attorno con brocche di aila (liquore di riso Newa).

Il carro di Indrayani è preceduto e annunciato da cimbali e tamburi, e seguito da quello più piccolo che trasporta Ganesh e entrambi devono dirigersi in un punto preciso segnalato nella piazza principale della città. Gli abitanti di Kirtipur si mettono in fila per osservare i festeggiamenti. Ci sono bandierine colorate ovunque e venditori ambulanti di palloncini e zucchero filato

Le donne si mettono in fila, con vassoi d'argento pieni offerte (prasad) da portare alla dea. Tutti si accalcano attorno al carro, spingendo per avere la possibilità di toccare con la testa i suoi piedi o di racimolare un tocco di vermiglio dalla base della statua della dea, con cui si apporranno la tika sulla fronte. Prima che vengano fatte le offerte, i rami che sono di buon auspicio devono essere ben legati al tetto del carro e poi le offerte vengono lanciate tra la folla. Riuscire a raccogliere qualche offerta sarà di buon auspicio e porterà una grande fortuna.

A questo punto il carro di Indrayani viene nuovamente spostato per essere portato in un'altra parte della città per ricevere altre offerte. 

Alla fine della giornata viene sacrificato un bufalo e la testa viene gettata nella vasca pokhari di Kirtipur per ringraziare Indrayani di aver permesso ai cittadini e alla città di averla portata in giro per questa festa

venerdì, novembre 10, 2023

festival di Tihar

Siamo nel periodo del festival di Tihar, e mi pare il caso di raccontare un po' in cosa consiste questo festival, che è il secondo festival più importante del calendario Nepalese
Il festival delle luci è uno dei più importanti festival Hindu perché è dedicato non solo agli esseri umani e agli Dei ma anche ad altre forme di vita come ad esempio gli animali proponendosi di augurare benessere, lunga vita e prosperità per tutti. Durante il festival tutte le case delle città e dei villaggi sono illuminate con innumerevoli lucine e lampade a olio decorate che brillano durante tutta la notte.
Nel Tihar nepalese di solito gli ultimi due giorni coincidono con il Deepavali, molto festeggiato in India, che dedica un giorno alle celebrazioni in onore di Laxmi e l’altro alla benedizione dei fratelli per augurare loro lunga vita.
La Dea Laxmi è la moglie dell’onnipotente Vishnu, ha avuto origine dall’oceano, di solito è raffigurata su un fiore di Loto e il suo veicolo è il gufo. Nel terzo giorno del festival allo scoccare della mezzanotte si dice che lei faccia un giro attorno al mondo a cavallo del suo gufo per vedere che la sta pregando.
Ovviamente una leggenda che racconta di come questa festività sia diventata così importante. Un tempo un Re era arrivato al suo ultimo giorno in vita e sapeva che a breve sarebbe morto. Il suo astrologo gli disse che un serpente sarebbe arrivato e lo avrebbe portato via. Lui però non voleva morire e chiese all’astrologo cosa avrebbe potuto fare per scampare al suo destino. Gli venne consigliato di dormire alla luce di tante lampade ad olio accese attorno al letto e di decorare tutto il suo palazzo con altre lampade durante il giorno della Laxmi Puja così la Dea Laxmi avrebbe parlato al serpente e gli avrebbe detto di non far morire il Re. Fu così che accadde che il serpente venne convinto da Laxmi. Il Serpente portò il Re da Yama Raj, il Dio della morte e degli inferi e gli disse che non era ancora giunta la sua ora. Quando Yama Raj aprì il suo libro mastro dove erano scritti gli anni di vita delle persone e gli anni che gli restavano, il serpente corresse lo zero rimasto al Re scrivendoci un 7 davanti così il Re ebbe altri 70 anni di vita, così quando Yama Raj controllò lo lasciò in vita.
La tradizione racconta che da allora si iniziò a celebrare Tihar come festa dell’altro mondo e festa di Laxmi.
Quest'anno Laxmi Puja si tiene nel secondo giorno di festa. Questo dipende dal calendario Nepalese e dalla consulta del Bramini e degli Shamani.  a bellezza di questi festival è che ogni hanno cambiano. 
Ma vediamo di raccontarvi in cosa consistono questi giorni di festa.
Il primo giorno di festa è conosciuto come Kag Tihar o Kag Puja o Kag Parva ed è dedicato ai Corvi. Il Corvo è una sorta di portavoce degli inferi, il messaggero della morte e nella mitologia Indù è spesso simbolo di pena e tristezza. In Nepal i corvi sono sacri e non possono essere uccisi perché una leggenda narra che un tempo il corvo bevve l’acqua della vita, quindi divenne sacro. In questo giorno questi uccelli vengono venerati, viene offerto loro cibo. Le famiglie al mattino presto preparano un piatto per le offerte fatto di foglie pieno di cibo da offrire ai corvi prima che qualsiasi componente della famiglia faccia colazione.
Il secondo giorno di festa è detto Kukur Tihar o Kukur Puja (Khicha puja per i Newari). Il giorno dedicato ai cani. Una leggenda narra che Yama Raj, il Dio della morte, avesse un cane come guardiano ai cancelli degli inferi e la gente pensa che il cane sia un suo messaggero. Il cane è anche il veicolo del temibile Bhairab, il Dio della distruzione. In questo giorno i cani vengono benedetti con la tika sulla testa e gli viene messa una ghirlanda di fiori intorno al collo. Ai cani vengono date inoltre delizie da mangiare e vengono riveriti in questo che è il loro giorno di festa.
Questa notte si festeggia la Laxmi Puja in cui viene venerata la Dea Laxmi e si crede che lei venga a far visita le persone che la pregano, dando loro benedizioni e portando loro benessere e lunga vita. Nei giorni precedenti le case sono state pulite, riordinate e addobbate con luci e lanterne. La sera una piccola porzione all’esterno delle case fuori dalla porta viene dipinta con dell’argilla rossa e viene posta una lampada accesa. Viene fatto un percorso da qui alla stanza delle preghiere dove è posto il salvadanaio delle offerte che tutti i Nepalesi tengono in casa in onore di Laxmi e che è conservato con cura per quando la famiglia ne avrà veramente bisogno. Tutta la casa è illuminata con le lampade e le luci che sono appese su tutte le porte e su tutte le finestre. Laxmi viene pregata e invocata con i rituali tradizionali e quando la Puja è finita in casa si inizia la festa. 
A partire da questa notte i cortili delle case e le vie si animano di festa. Questi giorni sono famosi per Deusi ani Bhailo e luci e fuochi d’artificio. Deusi e Bhailo sono le canzoni tradizionali che vengono cantate solo durante questo festival. La gente, ma soprattutto i ragazzini e le ragazzine fanno visita alle case dei vicini cantando queste canzoni e ricevendo in cambio doni e piccole mance oppure frutta, riso e selroti, un tipo particolare di pane fatto di zucchero e farina di riso. Di solito i maschietti cantano canzoni Deusi e le femmine Bhailo.
Il terzo giorno vengono venerate e benedette le vacche (Gaj). 
Di prima mattina le si benedice con la tika sulla fronte e con una ghirlanda di fiori attorno al collo. Le vacche vengono nutrite con frutta e delizie. La vacca è considerata simbolo della madre degli uomini, simboleggia il benessere ed è l’animale più sacro per gli induisti. La vacca è inoltre l’animale nazionale del Nepal. Per i Newa oggi è il primo giorno dell’anno secondo il calendario Newari ed è considerato un giorno propizio nel calendario Bikram Sambat.
In questi giorni si celebra anche la Maha Puja che per la popolazione di etnia Newa è il giorno del loro capodanno. E' una preghiera che loro fanno per se stessi. I Newari benedicono e invocano la vita facendo una Puja a se stessi per l'inizio del nuovo anno. Per gli induisti avviene invece nel giorno dei Buoi, il quatro.
Il quarto giorno Ox Tihar, è molto particolare perché vengono fatte Puje diverse a seconda del gruppo etnico e del background culturale di appartenenza. La maggior parte della gente fa la Guru Puja. Festeggia la giornata del bue. I buoi vengono benedetti con tika e ghirlande e vengono nutriti a festa. I fedeli di Krishna invece fanno la Gobhardan Puja. Fanno una piccola montagnola fatta di sterco dove posano poi dell’erba e poi fanno una Puja che sta a simboleggiare quando Krishna alzo la collina gobhardan e salvò milioni di persone e di vacche dall’inondazione. 
Il quinto e ultimo giorno del festival di Tihar è noto come Bhai Tika, il giorno in cui le sorelle benedicono i fratelli con la tika rossa sulla fronte per augurargli lunga vita e per ringraziarli della protezione che le danno. In cambio i fratelli fanno loro dei doni o danno loro delle mance.
Gli astrologi di solito comunicano il giorno prima alla radio nazionale a che ora le sorelle dovranno dare la loro benedizione perché in Nepal per ogni cosa c’è un’ora propizia ;). Le sorelle inoltre confezionano per i fratelli delle particolari ghirlande fatte con un fiore molto duraturo che avvizzirà dopo circa due mesi e che sta a simboleggiare le loro preghiere per la lunga vita dei fratelli.
Qui finisce il festival di Tihar, cinque giorni di preghiera, colori, tradizioni in onore di Laxmi, dell’aldilà e dell’amore fraterno.
ecco qui il calendario della festa di quest'anno 2023
11 novembre è il giorno dei corvi o Kaag Tihar
12 novembre è il giorno dei cani o Kukur Tihar e quest'anno anche Laxmi Puja
13 novembre è il giorno delle vacche o Gaj Tihar 
14 novembre è il giorno dei buoi o Guru Puja
15 novembre è il giorno della Bhai Tika

lunedì, ottobre 09, 2023

festival di Dashain

Arriva il Dashain, il festival più importante del Nepal, celebrato da tutta la popolazione indipendentemente dalla casta di appartenenza. Dura una quindicina di giorni e viene festeggiato anche in India nelle comunità del Dajerling, Sikkim, Ovest Bengala e in Bhutan.

Queste i giorni salienti delle cerimonie che si tengono durante il festival che solitamente si tiene all'inizio del mese di ottobre:
1° giorno – Ghatasthapana (15/10/2023)
Fulpati (21/10/2023)
Maha Astami (22/10/2023)
Maha Nawami (23/10/2023)
Vijaya Dashami (24/10/2023)
Ultimo giorno - Kojagrat Purnima (28/10/2023)
Il festival che celebra tutte le manifestazioni della Dea Durga, cade durante il mese di Kartik nel calendario Bikram Sambat, solitamente tra il mese di settembre e ottobre del nostro calendario a seconda del calendario lunare, più o meno prima del raccolto del riso. E’ un festival in cui tutte le famiglie si riuniscono e in cui coloro che sono lontani o all’estero tornano a casa per stare in famiglia.
E’ una festa che ha origine dalle antiche tradizioni animiste e tantriche legate al periodo del raccolto del riso e alla mitologia Induista.
Dashain commemora la grande vittoria degli Dei sugli spiriti maligni. Una di queste vittorie è raccontata nel Ramayana, dove il Dio Ram dopo una cruenta lotta sconfisse e annientò Ravana, il crudele Re dei Demoni. Si racconta che il Dio Ram ebbe successo in battaglia solo quando la Dea Durga venne invocata e evocata. La celebrazione del festival glorifica il trionfo del bene sul male simboleggiato dalla Dea Durga che uccise il terribile Demone Mahisasur che terrorizzava la terra con le sembianze di bufalo indiano. I primi nove giorni del Dashain simboleggiano i nove giorni di lotta con Mahisasur. Il decimo giorno ricorda quando Mahisasur venne sconfitto e gli ultimi cinque giorni simboleggiano le celebrazioni fatte per la vittoria con la benedizione della Dea Durga. Durante il Dashain la Dea Durga viene pregata come Dea Madre.
In preparazione al festival tutte le case vengono scrupolosamente pulite, decorate e spesso ritinteggiate come invito alla Dea Madre cosicché possa far visita alla casa e portare buona fortuna e benedizione.
I primi nove giorni del Dashain sono chiamati Navahratri e in questi giorni vengono fatti antichi riti tantrici. In Nepal la forza della vita è personificata nella energia divina e nel potere della donna, raffigurato dalla Dea Durga nelle sue varie forme. Tutte le divinità che sono emanazioni di Durga sono conosciute come Devis, ognuna con aspetti e poteri diversi. Nella maggior parte dei templi la divinità è rappresentata come un sacro kalash, una sorta di vaso intagliato o come una divinità con tante braccia che impugna armi. Durante questi nove giorni la gente rende omaggio alla Dea.
Il primo giorno è chiamato Ghatasthapana, che letteralmente vuol dire preparazione del vaso. Il Kalash, il vaso che simboleggia Durga con immagini della Dea di fianco, viene posto nella stanza delle preghiere. Il Kalash è riempito con acqua santa e coperto di sterco di vacca in cui vengono seminati dei semi d’orzo o grano. Viene preparato un terraglio, un piccolo rettangolo di sabbia e terra, e il Kalash viene posto al suo centro. Il tutto viene seminato. Il rito del Ghatasthapana viene fatto in un momento propizio che viene indicato dagli astrologi e il bramino invoca la Dea Durga affinchè benedica il recipiente con la sua presenza. Vengono invocate le Astha-Matrikas, le divinità tantriche e le Nava Durga, le personificazioni o emanazioni della dea Durga a cui il festival è consacrato. La stanza in cui viene posto il Kalash viene detta "Dashain Ghar" (Ghar vuol dire casa). Generalmente le donne non hanno accesso alla “Dashain Ghar” durante la Dashain Puja. Un bramino o il patriarca di famiglia tutte le mattine e tutte le sere di ogni giorno del festival fa una Puja al Kalash. Tutti i giorni il Kalash e il terraglio attorno vengono bagnati con acqua santa e si ha l’accortezza di fare in modo che il tutto sia illuminato alla luce diretta del sole.
Le donne sposate reciteranno mantra per quindici giorni e si prenderanno cura delle divinità.
Questi semi germoglieranno in dieci giorni e i loro germogli, filamenti di erba gialla, vengono detti “Jamara” e simboleggiano il raccolto. I “Jamara” saranno di buon auspicio e verranno posti sul capo dei membri della famiglia come “tika”, benedizione, il decimo giorno della festa.
Il giorno di Fulpaati, circa il 7° o il 6° a seconda del calendario, la “Jamara” viene portata dal palazzo reale della città di Gorkha, che sta a 169km a nord ovest della Valle di Kathmandu. Una processione con la “Jamara” e altri oggetti utilizzati per fare la “tika”, viene condotta da Gorkha a Kathmandu in tre giorni di cammino e in questo giorno molti dei dignitari del governo aspettano il suo arrivo a Rani Pokhari nel tardo pomeriggio. Nella parte vecchia della capitale e in Hanuman Doka vi sono processioni e parate delle bande musicali e militari.
Maha Asthami, è il giorno dei sacrifici degli animali a Durga e Kali. Le Dee dei templi di tutta la Valle avranno in dono centinaia di sacrifici: dai polli alle papere, dai capretti ai bufali. La notte dell’ottavo giorno è detta “Kal Ratri”, la notte nera (Kalo vuol dire nero), in cui vengono fatti i sacrifici nei templi, nelle caserme,negli antichi palazzi e ovunque andranno avanti sino all’alba. In Hanuman Doka a Kathmandu per tutta la notte si tengono le Puje. In tutte le case vengono sacrificati animali e verranno salmodiate Puje tutta la notte. Il sangue che simboleggia la fertilità verrà offerto alle Dee. Le carni verranno portate a casa e cucinate come "prasad", cibo sacro e benedetto dagli Dei. Questo cibo verrà in parte offerto alla divinità tutelare della casa e poi distribuito a tutti i membri della famiglia. Cibarsi di queste carni sacre è considerato di buon auspicio.
I sacrifici continuano anche giorno successivo, Maha Navami. Le famiglie visiteranno i vari templi della Valle. Il Tempio di Taleju in Hanuman Doka viene aperto al pubblico una volta l’anno proprio in questo giorno e migliaia di fedeli verranno a rendere omaggio alla Dea Taleju dall’alba fino al crepuscolo. In questo giorno si tengono i sacrifici ufficiali da parte dell’esercito all’interno del Kot, il cortile di Hanuman Doka. Questa cerimonia ai nostri occhi cruenta, può essere seguita anche da noi occidentali. Molti animali, per la maggior parte bufali, vengono uccisi a centinaia in onore di Durga per avere la sua benedizione mentre le parate militari si esibiscono con le loro bande musicali. Quando la cerimonia è finita Hanuman Doka è totalmente ricoperta di sangue. In questo giorno viene pregato anche il Dio della Creatività Vishwas Karma, l’architetto, l’ingegnere e il “designer” dell’Universo, tutte le fabbriche, i veicoli, i macchinari che ci aiutano nella vita vengono benedetti, vengono quindi fatti sacrifici anche per le automobili, i camion addirittura per gli aerei affinché Durga protegga loro e i loro occupanti dagli incidenti in cui potrebbero incorrere durante l’anno. La cosa per noi è alquanto bizzarra, ma decisamente interessante. Al massimo in Italia si assiste alla processione delle auto alla Madonna di Caravaggio per la benedizione...
Il giorno di “Vijaya Dashami”, verrà data la “Jamara e la “tika”, la benedizione fatta da una mistura a base di riso, yogurt e polvere rossa. La “tika” verrà preparata dalle donne. Questo giorno è molto importante perché è proprio oggi che tutti gli appartenenti alla famiglia ci tengono ad essere riuniti a casa per ricevere la benedizione della famiglia. Le sorelle più vecchie benediranno con la “tika” i fratelli più giovani e i parenti auspicando fertilità e longevità per l’anno a venire. Il rosso simboleggia il legame di sangue che unisce le famiglie. Allo stesso tempo le sorelle più vecchie faranno regali ai fratelli più piccoli o daranno loro una mancia, la “Dakshina”. La cerimonia della “tika” dura cinque giorni, giorni in cui si starà in famiglia a festeggiare mangiando, bevendo, giocando a carte.
La festa di Dashain finisce con la notte di luna piena, dopo più o meno 15 giorni di festa. Questa notte è detta “Kojagrat Purnima” o “Kojagrata” che vuol dire “essere risvegliati”. Lakshmi, la Dea del benessere, dell'abbondanza e della luce, viene invocata in questo giorno e i fedeli si fanno visita l’un l’altro.
In Nepal, la festa di Dashain è spesso l’unica occasione in cui ci si scambiano regali, abiti nuovi e in cui le famiglie più povere possono consumare dei pasti a base di carne.

lunedì, settembre 18, 2023

Teej Festival


E' arrivato Haritalika Teej, la più importante festa femminile del mondo induista, e le città iniziano progressivamente e pian piano a riempirsi di colori.

Gli uomini che fino a qualche tempo fa prendevano in giro le donne che mangiavano il “Dar”, hanno incominciato a partecipare anche loro ai festeggiamenti e Teej è diventata una festa di famiglia, un’occasione per stare insieme e festeggiare la donna.
Secondo la tradizione nei tre giorni di festival le donne sposate indossano meravigliosi saree rossi, i chhadke tilari (gioielli tradizionali), i braccialetti di vetro colorati e festeggiano mangiando Dar.
Le neo spose si attengono al rituale e per la festa non bevono neanche una goccia d’acqua seguendo la leggenda che dice che bere acqua durante teej equivale a bere il sangue del proprio sposo.
Oramai però, non sono più solo le donne sposate che tengono viva questa tradizione. Ragazze di tutte le età e condizione hanno iniziato a celebrare questa “festa della donna”, anche se resta tradizionalmente legata al matrimonio, e stanno man mano modificando il significato stesso di teej che va ad essere sempre più simbolo della donna in se, finalmente indipendente.
Oggi tutta la valle di Kathmandu è in festa. Le donne visitano i templi di Shiva nel paese e vanno a benedirsi a Pashupathinath e a Kumbheshwar a Patan.
I tre giorni di festival in cui le donne sposate pregano per la prosperità del proprio matrimonio e per la salute e longevità del proprio maito e le donne single pregano per avere uno sposo o un futuro felice sono chiamati ‘Dar Khane Din’ il primo giorno, ‘fasting day’ il secondo e ‘Rishi Panchami’ il terzo giorno in cui c'è la Teej Puja.
Tutto il festival è dedicato a Parvati la moglie di Shiva affinché sia di buon auspiscio per la famiglia, i figli e purifichi le anime e i corpi di tutti i fedeli.

giovedì, agosto 31, 2023

Gai Jatra Festival

"Saparu" più comunemente detto "Gai Jatra" è noto come "Cow Festival", la festa delle vacche, viene celebrata di solito nel mese di Bhadra (Agosto-Settembre) a seconda delle fasi lunari nel calendario Nepalese, ed è uno dei festival più belli e importanti che si tengono a Bhaktapur, cittadina medioevale culla della cultura nella Valle di Kathmandu.
Le famiglie che durante l'anno hanno perso i parenti o i propri cari vanno in processione nelle strade delle città, travestiti con maschere grottesche o con le loro vacche decorate e addobbate in memoria dei loro defunti. I bimbi si travestono da vacche.  Ma perché le vacche? La vacca notoriamente traghetta le anime in paradiso.
Vengono organizzati svariati spettacoli comici in tutto il paese, spesso di satira politica, ma anche epica.
Si crede che sia stato il re Pratap Malla a inventarsi il festival durante il il suo regno per aiutare la la moglie a superare il lutto per il proprio figlio morto prematuramente. Da allora la tradizione continua tutti gli anni in tutto il paese.
E' interessante per i viaggiatori osservare queste singolari parate e coglierne il significato, capire come una nazione intera impara a sdrammatizzare la morte e a conviverci.
Questo è uno dei festival più famosi del Nepal e ha origini antichissime nei tempi in cui la gente ancora temeva e venerava Yamaraj,"il Dio della morte". La popolazione Newa lo chiama Sa Paru dove Sa sta per vacca. Comunque l’utilizzo del nome Gai Jatra sta ad indicare che questo festival ha preso piede nel medioevo al tempo del regno dei Malla. Da allora l’appellativo Gai Jatra è diventato simbolo di un bel mix tra antico, medievale e tradizione.
Secondo la tradizione che si perde nella notte dei tempi, qualsiasi famiglia che ha perso un parente durante l’anno appena trascorso può partecipare a una processione lungo le strade di Kathmandu con una vacca al guinzaglio. Detta così a noi può sembrare un po’ strano ma teniamo presente quanto sia sacro questo animale per la cultura indù. Chi non riesce ad avere una vacca può sostituirla con un giovane che sia però travestito vacca. La vacca è appunto l’animale domestico più venerato nel mondo induista e si crede che questo animale aiuti i parenti defunti ad arrivare in paradiso. Le famiglie portano inoltre in processione un palanchino costruito con canne di bamboo, opportunamente decorato e vestito con oggetti e abiti appartenuti al defunto, la cui foto viene porta sulla sua sommità. Questi palanchini detti Taha-Macha rappresentano di fatto la persona che non c’è più. La processione è seguita da tipiche danze, dette Ghintang Ghisi accompagnate da musicanti e suonatori locali.
Storicamente si narra che quando il re Pratap Malla perse suo figlio, sua moglie, la regina rimase scioccata. Il Re era disperato nel vedere in che condizioni si era ridotta la sua regina e nonostante tutti i suoi sforzi non fu in grado di alleviare il dolore della moglie. Il suo più grande desiderio divenne allora quello di rivedere splendere il sorriso sulle labbra della sua amata. Fu allora che il Re annunciò che chiunque sarebbe riuscito a farla sorridere avrebbe avuto una lauta ricompensa.
Durante il festival di Gai Jatra, la processione delle vacche si tenne davanti alla regina affranta dal dolore. I partecipanti iniziarono a ridicolizzare e a prendere in giro i personaggi più importanti e più in vista della società. Alla fine quando ogni ingiustizia sociale e ogni loro malefatta fu resa nota, messa in piazza e ridicolizzata senza alcuna pietà, la regina non poté fare a meno che sorriderne. Fu così che il Re Pratap Malla ne fece una festa nazionale.
La sera, quando la processione è finita tutti i partecipanti indossano maschere e si travestono per quanto loro possibile, giocano, cantano, si prendono in giro e si divertono fino a tarda notte. Il tutto è anche un modo appunto per prendersi un po’ gioco anche della morte, per accettare le cose così come vengono e divertirsi. Infondo l’induismo insegna che qualsiasi cosa faccia l’uomo durante la sua vita,
è comunque fatta in funzione di una futura vita, dopo la morte.

venerdì, marzo 31, 2023

festival di Seto Machhendranath

Oggi è il terzo giorno di Seto Machhendranath noto anche come Janabaha Dyo, un festival che dura 3 o 4 giorni a seconda del calendario e che si tiene nella capitale per celebrare la divinità bianca (Seto) di Machhendranath.

10 giorni prima dell’inizio della festa il comitato dei guthi (per semplificare una sorta di comitato dei dignitari) inizia la costruzione del carro su cui verrà portata la divinità in processione, i 9 membri del guthi, prima della costruzione del carro, riceveranno tutti la benedizione di Jana Baha Dya (Seto Machindranath) che si prenderà cura di loro e della loro famiglia.

Ci sono numerosi miti sul motivo per cui viene celebrata la festa. Per molti, la celebrazione segna semplicemente la fine dell'inverno e l'inizio della primavera e delle stagioni piovose. Ma la gente del posto a Jana Bahal, il tempio dove è custodito l'idolo di Seto Machindranath, ha le sue leggende. La più popolare ha a che fare con Yamaraj, il dio della morte e la sua visita a Swyambhunath (di questo vi ho raccontato anche qui quando vi ho narrato del bagno sacro della divinità che si tiene a gennaio)

Secondo questa storia, il Dio Seto Machhindranath apparve in uno stagno vicino all'attuale Ranipokhari, durante il regno di Yaksha Malla. 

E la leggenda narra più o meno questa storia: 

Avendo sentito molto parlare di Swayambhunath e dei suoi poteri mistici, Yamaraj, il Dio della morte, venne a visitare il luogo sacro per poter andare anche lui in paradiso un giorno. Mentre tornava indietro, il re, con l'aiuto del suo sacerdote tantrico, catturò il Dio della morte e chiese che lo rendesse immortale in cambio della sua libertà. Yamraj stesso, un dio mortale, disse al re che non poteva dare a nessuno quel potere. Il re non lo lasciò andare. Yamraj convocò quindi Arya Awalokiteshwara, un Bodhisattva manifestazione del Buddha, per liberarlo dal re.

Il Dio, di colore bianco, emerse dall'acqua dello stagno vicino a Ranipokhari e disse al re che né Yamaraj né lui potevano concedergli l'immortalità. Il Dio gli disse anche di costruire un tempio dove si incontravano i fiumi Kalmati e Bagmati. "Chiunque visiti il tempio vivrà a lungo, questo è tutto ciò che posso fare", si dice che il Dio abbia detto al re, che non avrebbe avuto altra scelta che liberare Yamaraj.

Disse anche al re di organizzare un ratha yatra ogni anno per tre giorni a partire da Chaitra Sukla Ashtami (mercoledì scorso) in modo che potesse andare a casa di coloro che non avrebbero potuto muoversi, a causa della disabilità o rimanere più a lungo nelle loro case e per che fossero benedetti. Da allora, la processione si svolge ogni anno dallo stesso luogo in cui il Dio si è mostrato al re Yaksha Malla.

Durante la festa, l'idolo di Seto Machhindranath viene rimosso dal suo tempio a Jana Bahal che si trova a Kel tole tra Ason e Indra Chowk nel centro di Kathmandu e portato su un palanchino a Durbar Marg da dove inizia la vera e propria processione. Lì viene messo sul carro costruito dai guthi a forma di torre su quattro ruote.

Le quattro enormi ruote del carro, ciascuna rappresenta avatar separati di Bhairav. Il carro ha 10 piani, che si ritiene siano le case delle divinità Indra, Barun, Kuber, Agni, Nairithya, Bayubya, Bramha, Mahadev e Narayan.

L'idolo di Seto Machindranath è appollaiato sul primo piano del carro. La sezione, decorata con pietre preziose, dovrebbe essere custodita da altri due idoli, due avatar della dea Tara.

Quando l'immagine viene posizionata sul carro, i musicisti suonano le loro lunghe trombe per annunciare l'installazione. Una parata d'onore cerimoniale viene eseguita dai soldati vestiti con antiche divise.

La folla quindi tira il carro attraverso il centro di Kathmandu accompagnata da bande musicali.

- Il primo giorno, il carro viene trainato da Jamal, Durbar Marg attraverso Bhotahiti fino ad Asan, dove effettua una sosta notturna

- Il giorno successivo, il carro viene portato a Indra Chok e a Kathmandu Durbar Square, dove fa la sua seconda tappa.

- Il terzo giorno, viene trascinato attraverso Maru e Chikan Mugal fino a Lagan all'estremità meridionale della sezione storica di Kathmandu. Lì la processione termina dopo che il carro ha fatto tre giri del tempio che ospita la madre di Janabaha Dyo.

I fedeli portano offerte e accendono file di lampade fatte di burro per onorare la divinità ovunque il carro si fermi.

- Il quarto giorno, dopo una puja speciale, l'idolo viene riportato al tempio. Il carro viene smontato e le parti immagazzinate per il prossimo anno.

lunedì, marzo 20, 2023

il mal di montagna: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide

ACCLIMATAMENTO E MAL DI MONTAGNA ACUTO
Mi pare interessante scrivere un articolo sull’Acclimatamento e il Mal di Montagna che può essere d’aiuto a chi vuol fare trekking sull’Himalaya.
Inoltre, molti viaggiatori sono preoccupati a proposito delle malattie e della salute quando vanno all'estero e chiedono consigli sulla prevenzione e sulle terapie. Premesso che questo è un sito di viaggio e che si deve consultare un medico, vi do dei link ufficiali da consultare su questi argomenti.
- il sito della principale Associazione di Soccorso Alpino in Nepal: http://www.himalayanrescue.org/
- Il link di un libro che potete leggere sulla sicurezza in Alta Quota: Salute in Alta Quota di Jean-Paul Richalet prodotto in collaborazione con la Associazione per la Ricerca sulla Fisiologia Ambientale http://www.alpinia.net/editoria/recensioni/rec_scheda.php?id=231
- E sulla salute il link della Civec Clinic di Kathmandu, che in generale da info sulla salute per i viaggiatori che vanno in Nepal http://ciwec-clinic.com/health-information/
Le notizie sotto riportate non sono farina del mio sacco, sono prese da un articolo di Thomas E. Dietz dell’International Society for Mountain Medicine e tradotte pari pari dal quello che era il sito dell'ISMM e che trovate ora nel sito dell'UIAA qui UIAA che è il sito dell'organo ufficiale mondiale che si occupa della Medicina di Montagna e del Mal di Montagna e che da lumi sulla sua sintomatologia, la prevenzione e la cura. In questa pagina trovate tutta la documentazione ufficiale sull'argomento da scaricare in più lingue e qui di seguito i due documenti che vi suggerisco di leggere:
1- Health Rules in Montagna
2- Prevenzione, Sintomatologia e Trattamento del Mal di Montagna Acuto (AMS), dell'Edema Polmonare Acuto (HAPE) e dell'Edema Cerebrale Acuto (HACE)

Acclimatamento:
L’acclimatamento è il processo con cui il corpo cerca di abituarsi alla graduale diminuzione di ossigeno in altitudine. E’ un processo lento che richiede da qualche giorno fina a alcune settimane.
Classificazione delle altitudini:
- Alta quota: 1500 - 3500 m
- Altissima quota: 3500 - 5500 m
- Altitudine estrema: oltre i 5500 m
In termini pratici generalmente non si prendono in considerazione altitudini inferiori ai 2500 m. Ma possiamo dire che la soglia significativa sia quella dei 3000/3500 m, quota alla quale la maggior parte degli escursionisti e alpinisti alpini sono abituati.
L’esposizione a quote superiori sulle Alpi si limita a tempi brevi, a volte solo di ore, e scendere a quote più basse nell’arco delle 24h è la norma. Questo fa si che il pericolo costituito dal mal di montagna sia molto limitato. Nelle spedizioni e nei grandi trekking himalayani o andini è diverso perché la permanenza a quote superiori ai 3500 m si protrae per giorni e a volte per settimane e quindi si può incappare nel mal di montagna.
Effetti dell’esposizione all’alta quota:
Alcuni normali e fisiologici cambiamenti avvengono in ogni persona che vada in quota:
- Iperventilazione (respiro più veloce, più profondo o entrambi)
- Respiro “corto” durante lo sforzo
- Cambiamenti nel ritmo respiratorio notturno
- Frequenti sveglie notturne
- Aumento del volume delle urine (si fa più pipì)
Salendo di quota attraverso l’atmosfera la pressione barometrica cala (l’aria però continua a contenere il 21% di ossigeno) con il risultato di rendere più povero di ossigeno ogni respiro. Per compensare si è costretti a respirare più velocemente e più profondamente e con lo sforzo questo si fa più evidente, per esempio camminando in salita. Restare senza fiato è normale fintanto che, con il riposo, si riprende una respirazione normale.
L’aumento della frequenza respiratoria è di fondamentale importanza e va assolutamente evitato qualunque fattore che lo deprima (alcol e certi farmaci tipo i sonniferi). Nonostante il corpo abbia questi meccanismi compensativi è comunque impossibile ripristinare i normali livelli di ossigeno nel sangue in alta quota.
La frequenza respiratoria accelerata e protratta nel tempo da una riduzione dell’anidride carbonica, il rifiuto metabolico della respirazione che viene espulso dai polmoni. La presenza oltre certi limiti dell’anidride carbonica nel sangue è il segnale al cervello che innesca l’atto respiratorio e se questa è bassa l’automatismo della respirazione non parte (la mancanza di ossigeno è un segnale molto più debole che agisce solo come valvola di sicurezza). Fintanto che si è svegli non è difficile avere una respirazione cosciente, ma di notte si instaura un anomalo ritmo respiratorio dovuto all’alternarsi di questi due segnali contrastanti.
La respirazione periodica consiste in cicli di respirazione normale che gradualmente rallenta fino ad una breve apnea che può durare 10-15 secondi. Può migliorare leggermente con l’acclimatazione ma non scomparirà fino alla discesa a quote “normali”. Questo non è mal di montagna. Il respiro periodico può comunque causare parecchia ansia:
- nella persona che si sveglia di notte nel momento di pausa respiratoria rendendosi conto che non sta respirando
- nella persona che si sveglia di notte della fase subito dopo lo stop in cui è andato in iperventilazione credendo di avere il respiro corto per edema polmonare
- nella persona che si sveglia di notte rendendosi conto che il suo vicino non sta respirando ;-)
Nei primi due casi basta aspettare qualche minuto e stare tranquilli fino a che si riprende il ritmo respiratorio, nel terzo caso poco dopo il vicino supererà lo stop e riprenderà il respiro periodico. L’acetazolamide (il noto Diamox), di cui vedremo più avanti l’azione, è di aiuto nel regolare questi meccanismi respiratori.
Forti sconvolgimenti avvengono nella chimica del corpo e nel bilancio dei fluidi durante l’acclimatamento. Il centro osmotico che rileva la “concentrazione” del sangue reimposta i suoi parametri con il risultato che il sangue si fa più denso. Da ciò deriva una diuresi da altitudine, con i reni che espellono una maggior quantità di liquidi. Le ragioni di ciò non sono state ancora pienamente comprese ma ne risulta un innalzamento dell’ematocrito (concentrazione dei globuli rossi) e forse una maggiore capacità di trasporto dell’ossigeno e un’opposizione alla tendenza alla formazione dell’edema.
E’ normale in quota urinare più del solito, se non è così vuol dire che vi state disidratando o che non vi state acclimatando a dovere.

Mal di Montagna Acuto (Acute Mountain Sickness - AMS)
Il Mal di Montagna Acuto è una costellazione di sintomi che vi segnalano che non siete acclimatati all’altitudine in cui vi trovate.
Salendo il vostro corpo si adatta al decrescere dell’ossigeno (ipossia) e c’è sempre un’altezza ideale in cui il vostro organismo è in equilibrio, con buona probabilità sarà la quota alla quale avete dormito l’ultima notte.
Oltre a questo punto c’è un’indefinita zona di tolleranza in cui il vostro organismo riesce a sopportare livelli di ossigeno più bassi, se ne raggiungete il limite superiore appaiono i sintomi di sofferenza da ipossia, e questo è mal di montagna.
Questa zona di tolleranza si muove con voi. Ogni giorno, mano a mano che salite, vi acclimatate ad un’altitudine superiore spostando così verso l’alto anche la vostra zona di tolleranza.
Andate oltre il limite per il quale siete “attrezzati” e vi ammalerete.
Il primo sintomo, quasi onnipresente, di mal di montagna è la cefalea e quando uno o più dei seguenti sintomi l’accompagna, a seguito di una salita a quote superiori ai 2500 m, va diagnosticato Mal di Montagna Acuto (AMS):
- perdita di appetito, nausea e/o vomito
- fatica e/o debolezza
- giramenti di testa e/o vertigini
- difficoltà nel sonno
Tutti questi sintomi sono stati catalogati secondo la scala Lake Luise e possono variare dal blando al grave Il mal di montagna acuto è stato paragonato ad un brutto post-sbronza e, a parte i criteri di valutazione da addetti ai lavori, ne approfittiamo per introdurre la:
REGOLA D’ORO N°1: Se non vi sentite bene in quota è mal di montagna!
a meno che non ci sia un’altra ovvia ed evidente spiegazione (come la diarrea)
Chiunque può cadere vittima del mal di montagna. Questo è fondamentalmente legato alla fisiologia individuale e al ritmo di salita. Età, sesso, allenamento o precedenti esperienze in quota non hanno effetti significativi, alcuni si acclimatano rapidamente e possono salire veloci ed altri non riescono a star bene nonostante una lenta ascensione. Sfortunatamente non c’è ancora la capacità di prevedere chi sia più soggetto al mal di montagna.

Edema cerebrale d’Alta Quota (High Altitude Cerebral Edema - HACE):
Il mal di montagna è un insieme di patologie, dalle forme più lievi a quelle che rappresentano una minaccia fatale.
All’estremo più pericoloso si trova l’Edema Cerebrale, in cui il cervello si gonfia e smette di funzionare a dovere.
L’HACE può svilupparsi molto rapidamente ed essere fatale in un arco di tempo che può andare dai due giorni alle poche ore.
Le persone in condizioni di edema cerebrale sono spesso confuse e possono non riconoscere il fatto di essere ammalati.
La caratteristica saliente dell’edema cerebrale HACE è il modificarsi della capacità di pensare. Può esserci confusione, cambi di comportamento o letargia, è presente anche una caratteristica perdita di coordinazione chiamata atassia. E’ uno stato molto simile a una fortissima sbronza.
Essendo la persona sospetta di HACE difficilmente in grado di percepire da solo il suo stato, è bene sottoporla a un facile test.
Tracciate al suolo una linea diritta e fate camminare la persona lungo di essa in maniera che ponga i piedi uno davanti all’altro sulla linea (come sul filo). Se fa fatica a mantenere la linea, cade o addirittura non sta in piedi senza aiuto si deve presumere sia affetto da Edema Cerebrale da Alta Quota.
E’ tempo di farlo scendere senza indugio.  A meno di avere con se una sacca iperbarica e/o un medico attrezzato la discesa dovrà avvenire immediatamente (anche di notte) senza aspettare il mattino successivo. Si dovrà scendere possibilmente fino al luogo dove ha dormito due giorni prima, nell’incertezza o nell’impossibilità almeno 500 metri di dislivello, 1000 sono meglio.
Le persone colpite da HACE normalmente sopravvivono e guariscono completamente se scendono molto e in fretta.
Ricordate che la maggior parte dei casi di edema cerebrale si riscontrano in persone che hanno continuato a salire con sintomi di AMS, da qui la:
REGOLA D’ORO N°2 Mai salire se si hanno sintomi di mal di montagna!

Edema Polmonare d’Alta Quota - (High Altitude Pulmonary Edema - HAPE):
Un’altra forma di grave patologia d’alta quota è l’Edema Polmonare, per capirci travaso di liquidi nei polmoni. Sebbene sia spesso associato al Mal di Montagna Acuto(AMS) non ne è strettamente correlato e i classici sintomi AMS possono essere assenti.
Segnali e sintomi dell’Edema Polmonare possono essere rappresentati da qualunque dei seguenti:
- estrema fatica
- difficoltà di respirazione a riposo
- respiro rapido e superficiale
- tosse, anche con secrezioni rosa o schiumose
- respiri gorgoglianti o rumorosi
- petto congestionato
- labbra o unghie blu o grigie
- sonnolenza
L’edema polmonare appare normalmente la seconda notte dopo una salita ed più frequente in persone giovani e allenate. In soldoni l’ipossia causa la costrizione dei vasi polmonari, questo fa sì che la pressione al loro interno si elevi drasticamente causando il travaso di liquidi dai vasi nei polmoni.
Una discesa immediata è la soluzione. A meno di avere con se una sacca iperbarica e/o un medico attrezzato la discesa dovrà avvenire immediatamente come per l’edema cerebrale, non aspettate il mattino dopo.
REGOLA D’ORO N°3 Se i sintomi peggiorano scendere immediatamente!
La persona ammalata deve essere trasportata perché lo sforzo di camminare peggiora la situazione e spesso un edema polmonare grave sviluppa anche un edema cerebrale.
Una volta scesi a una quota sicura, un paio di giorni di riposo dovrebbero essere sufficienti per la ripresa. Se tutti i sintomi sono completamente scomparsi una cauta risalita è accettabile.
L’edema polmonare può esser confuso con altri problemi respiratori:
- Tosse da alta quota e bronchite sono entrambe caratterizzate da tosse persistente con o senza presenza di catarro. In stato di riposo il respiro non è difficoltoso né si manifestano segni di spossatezza, se disponibile un saturimetro si vedrà che la saturazione dell’ossigeno sarà normale per quella quota.
- Polmonite, può essere difficile distinguerla dall’edema in base alla sintomatologia ma una volta scesi l’edema guarisce e la polmonite no. In ogni modo l’edema in quota è molto più comune della polmonite.
- Asma, può anch’essa essere confusa ma fortunatamente gli asmatici sembrano avere una condizione migliore in quota piuttosto che al livello del mare

Prevenire e trattare il Mal di Montagna Acuto
Non sarà mai enfatizzato abbastanza. Se avete sintomi di Mal di Montagna, NON SALITE ULTERIORMENTE. Salire con i sintomi di AMS significa peggiorare e mettere a repentaglio la propria incolumità. La maggior parte dei casi di edema cerebrale sono conseguenza dell’aver violato questa regola. Restate in quota o scendete finché i sintomi non sono completamente scomparsi. Solo allora sarete acclimatati e potrete riprendere la salita.
La chiave per evitare il mal di Montagna Acuto è una salita graduale che dia all’organismo il tempo di adattarsi.
I tempi di acclimatazione variano da persona a persona e non è possibile dare regole assolute ma in generale seguire le seguenti raccomandazioni è la maniera migliore di evitare l’insorgere di seri problemi:
- passare una notte almeno sotto i 3000 m
- evitare assolutamente sforzi e affaticamenti nella fase di acclimatazione, anche se vi sentite in forma procedete al 50% delle energie disponibili
- oltre i 3000 metri non si dovrebbe salire di più di 500 m di dislivello al giorno
- ogni 1000 m passare due notti alla stessa quota
- l’ideale è dormire più in basso del punto massimo raggiunto durante il giorno. Ciò non è sempre possibile, soprattutto nelle valli himalayane, il giorno di sosta diventa così di fondamentale importanza.
Un’eventuale escursione leggera a quote superiori con rientro al punto di partenza nella giornata di “riposo” è una buona tattica per prevenire problemi e abituarsi all’altezza.
Cose da evitare
Qualunque cosa rallenti la respirazione, vari medicinali possono indurre quest’effetto creando problemi. Chi ha sintomi di mal di montagna, ma a nostro avviso anche chi sta bene, deve evitare assolutamente:
- alcool
- sonniferi
- antidolorifici se non in dosi minime

Trattamenti
La base del trattamento del Mal di Montagna Acuto è rappresentato da: riposo, liquidi e blandi analgesici (aspirina, ibuprofene, paracetamolo), farmaci che non nascondono un eventuale peggiorare dei sintomi.
Normalmente è sufficiente fermarsi alla quota in cui i sintomi sono comparsi e riposare, nella maggior parte dei casi uno o due giorni sono sufficienti a riprendersi, a volte ce ne vogliono anche tre o quattro. Altrimenti la discesa è sempre la soluzione più rapida ed efficace.
Un dilemma comune è quello posto dalla domanda se il mal di testa dipende dalla quota o da altro. A parte il fatto che sovente nel mal di montagna la cefalea è associata ad altri sintomi è facile verificarlo. Se assumendo uno dei farmaci prima citati e bevendo un buon litro d’acqua la cefalea scompare velocemente e completamente è molto difficile che il mal di testa sia dovuto alla quota.
Profilassi
La profliassi è raccomandata esclusivamente in caso di:
- rapide e forzate ascensioni in quota, ad esempio voli su Lhasa o La Paz o Leh o Srinagar
- trekking a tappe rapide e forzate in quota
- a persone che sanno di soffrire di AMS
Altrimenti è decisamente consigliato acclimatarsi alla quota con liquidi, riposo e salita lenta e graduale.
L’acetazolamide (Diamox) è un farmaco che forza i reni a secernere bicarbonato riacidificando il sangue.
Vengono così bilanciati gli effetti dell’iperventilazione che si innesca in alta quota nel tentativo di catturare più ossigeno. Questa riacidificazione agisce da stimolante respiratorio, specialmente di notte, riducendo o eliminando quella particolare respirazione periodica di cui abbiamo parlato prima.
Pur essendo un valido supporto nella cura del Mal di Montagna Acuto il suo uso di elezione è preventivo in quanto il suo effetto principale è quello di accelerare l’acclimatazione in un tempo di 12-24 ore cosa che invece normalmente avverrebbe in 24 – 48 ore.
Le persone allergiche ai sulfamidici dovrebbero astenersi dall’assumere l’acetazolamide.
Il più comune degli effetti collaterali è una sensazione di formicolio o di vibrazione in mani, piedi e labbra, talvolta variazioni nel senso del gusto. Ovviamente lavorando per l’espulsione dei bicarbonati con l’urina questo farmaco ha effetto diuretico e farete molta pipì. Tutti questi effetti scompaiono con la sospensione della terapia.
La dose di acetazolamide per la profilassi preventiva è 125-250 mg (a seconda del peso corporeo) ogni 12 ore iniziando 24 ore prima della salita e finendo due o tre notti dopo il raggiungimento della massima altezza o con la discesa se questa avviene prima. Per l’apnea 125mg prima di coricarsi, fino alla discesa.
Miti da sfatare:
- l’acetazolamide nasconde i sintomi.
Non è vero, accelera l’acclimatazione e, se questa si instaura, i sintomi scompaiono perché non hanno più motivo di esserci. Se avete ancora difficoltà di acclimatazione avrete ancora i sintomi del mal di montagna.
- l’acetazolamide protegge dal peggiorare dei sintomi durante la salita.
Ma non annulla il valore della regola d’oro n°2 e non offre protezione contro il peggiorare del mal di montagna già in atto.
- l’acetazolamide previene il mal di montagna durante una salita rapida.
Pur essendo consigliabile il suo uso preventivo in caso di una forzata esposizione rapida all’alta quota (per esempio volare su La Paz o Lhasa) non si deve averne cieca fiducia, l’acetazolamide abbassa il rischio, non lo annulla.
- Se si interrompe l’uso dell’acetazolamide i sintomi peggiorano.
Non c’è effetto “rebound”. Interrompendone l’uso l’acclimatazione rallenta al suo ritmo naturale. Se il mal di montagna è presente i sintomi ci metteranno più tempo a risolversi, se non lo è vuol dire che siete acclimatati, almeno per quella quota.
Estratto di Gingko Biloba. Recentemente alcune ricerche su quest’estratto, pur non avendo ancora chiarito i meccanismi di azione, hanno evidenziato la sua capacità di prevenire o ridurre i sintomi del mal di montagna acuto.
Questi studi hanno utilizzato un estratto standard commerciale in dosi di 80-120 mg due volte al giorno a partire da 5 giorni prima di una rapida salita in quota o all’inizio di una salita graduale.
Qualora insorgessero problemi più gravi, oltre alla discesa che resta comunque la soluzione ideale, si possono adottare diversi trattamenti, almeno per guadagnare tempo là dove una rapida discesa non sia possibile.
Il Desametasone è un potente corticosteroide usato per trattare l’edema cerebrale. Questo farmaco cura i sintomi dell’ipossia e può risolvere i sintomi di mal di montagna acuto in poche ore, ma non aiuta ad acclimatarsi. Se si usa questo farmaco è severamente sconsigliato salire di quota prima di essere certi di essersi acclimatati sul serio.
Lasciamo le scelte farmacologiche ai medici e ci soffermiamo su due strumenti di grande validità: l’ossigeno e la sacca iperbarica.
L’ossigeno fa scomparire rapidamente i sintomi del mal di montagna con un flusso moderato (2-4 litri/minuto via cannula nasale). Possono essere necessarie varie ore di trattamento, una durata insufficiente può causare un ritorno aggravato dei sintomi. Il suo costo e la necessità di un minimo di addestramento lo rendono poco pratico e, là dove disponibile, riservato ai casi più gravi di edema.
La sacca iperbarica portatile è una sacca stagna in grado di contenere una persona che viene portata in pressione attraverso un pompa manuale. La persona al suo interno si trova a respirare in un’atmosfera pari a quella che troverebbe circa 1500/2000 metri più in basso. Due ore di trattamento sono il minimo per ottenere degli effetti ma a volte possono essere richieste molte ore (di faticoso pompaggio) per portare la persona fuori pericolo. E’ comunque indispensabile scendere appena possibile.
Riassumendo le cose basilari:
Regola d’oro numero 1 Se non vi sentite bene in quota, è mal di montagna
Regola d’oro numero 2 Mai salire se si hanno sintomi di mal di montagna
Regola d’oro numero 3 Se i sintomi peggiorano scendere immediatamente
Quindi i trattamenti:
- rapida discesa. Porta a remissione dei sintomi.
- permanere alla stessa altitudine. In 24-48 ore si dovrebbe avere remissione dei sintomi.
- permanere in altitudine assumendo acetazolamde. In 12- 24 ore si dovrebbe avere la remissione dei sintomi
Buona salita a tutti!