lunedì, ottobre 25, 2021

Cosa sono i Rangoli

Nella Valle di Kathmandu iniziano i preparativi per il prossimo festival e in alcune case iniziano a cercare i disegni geometrici più belli per creare i Rangoli in occasione della Laxmi Puja.

Ma cosa sono i Rangoli?

Lo scopo principale dei Rangoli è abbellire gli spazi creando energia positiva e allontanando la sfortuna. 

Tradizionalmente realizzati davanti alla porta di casa,
con gesso colorato, polvere di riso e calcare frantumato, la maggior parte dei Rangoli ha un design simmetrico per indicare prosperità e buona fortuna. I disegni rotondi presumibilmente hanno un effetto calmante. Ma oggi, con le persone che sperimentano diversi modelli e forme, ci sono molte varianti di esso, dai fiori e idoli all'arte astratta

Questa tradizione, nonostante molti la ritengano puramente indiana, è praticata da tempo nel Tarai e anche nelle regioni collinari del Nepal, come Kathmandu, dove è usanza decorare con colori e fiori le aree allestite per la puja e hawan. A Tihar, i nepalesi decorano le case per accogliere la dea Laxmi. Il Rangoli è solo uno dei tanti modi in cui si preparano gli spazi per questo.

venerdì, ottobre 15, 2021

Vijaya Dashami, il decimo giorno di Dashain

Vijaya Dashami, è il giorno decimo giorno e il giorno più importante del festival di Dashain. 

I devoti induisti ricevono la tika, una miscela di rosso vermiglio, yogurt e riso e la jamara, i semi di orzo, grano, mais e riso piantati il primo giorno del festival (Gataspathana) e germinati nei 10 giorni successivi, accompagnati dalle benedizioni degli anziani. Alcune comunità offrono e ricevono anche la tika di colore bianco. Dal Giorno di Vijaya Dashami a Kojagrat Purnima le persone possano ricevere e offrire la tika, ma il momento più propizio per riceverla di solito è oggi, a un orario specifico designato e comunicato dai Bramini ai fedeli secondo il Nepal Panchanga Nirnayak Samiti (NPNS). 

Durante il Dashain, per i primi nove giorni, la dea Durga e le sue manifestazioni vengono adorate mentre il festival viene celebrato in commemorazione della vittoria del bene sul male. La Tika e la Jamara sono considerati doni di buon auspicio della dea Nava Durga e vengono donati a partire dal decimo giorno.

 Secondo la mitologia induista, c’era un demone di nome Mahishasur che diffondeva l'orrore attaccando Trilok (i tre mondi del cielo, della terra e dell'inferno). Gli dei non furono in grado di sconfiggerlo poiché il demone aveva ricevuto un dono che gli impediva di essere ucciso da "un uomo o un animale". Solo la dea Durga riuscì a sconfiggerlo, portando il bene a vincere contro il male. Si ritiene che i primi nove giorni di Dashain rappresentino la continua lotta tra vizio e virtù. Il decimo giorno è celebrato come il giorno propizio della vittoria. Allo stesso modo, secondo un'altra credenza indista, in questo giorno, il Signore Ram di Ayodhya sconfisse Ravana che aveva rapito sua moglie Sita, riportando così equilibrio e serenità nel regno. 

Come sappiamo il Nepal è fatto da molte genti e popoli che convivono insieme e che interpretano e vivono le festività ognuno con la sua tradizione. Ad esempio i  Newar celebrano Mwohni in questo giorno. Oggi viene offerto e ricevuto un Mwohni tika noto anche Mwohni Sinha (un tika nero), accompagnato con la tika rossa insieme alla jamara e kokha (pezzi di cotone bianchi e rossi). I Newar interpretano Mwohni come il festival in cui adorano la presenza divina nella loro anima. La comunità Marwari invece esegue la Durga Puja durante il Dashain e adora Durga come la dea della Shakti o dell'energia. 

Dashain è caratterizzato da molta devozione e fervore. 

Tutti festeggiano pregando, mangiando delizie, vestendosi con abiti nuovi e culturali e rallegrandosi in compagnia di familiari e amici.

giovedì, ottobre 14, 2021

Mahanavami, il Tempio e il culto di Taleju

Oggi è Mahanavami e i fedeli a Kathmandu visitano il tempio di Taleju, che è aperto una volta all’anno proprio per questa festa.

Il Tempio di Taleju Bhawani nel centro di Kathmandu spicca sempre tra i templi e i monumenti intorno a Durbar Square.  Mentre mi siedo vicino al tempio, una donna si avvicina al cancello del Taleju Bhawani e si inchina sorridente chiedendo la benedizione della dea. Le chiedo da quanto tempo viene qui , e  lei risponde che ci viene da quando era bambina. Il suo Dashain non è completo finché non viene in questo tempio. Taleju è una parte di lei e lo sarà per sempre.

Il tempio, che si ritiene sia stato commissionato dall'allora re Mahendra Malla, si trova adiacente al Museo del Palazzo di Hanuman Dhoka. 


Sono emerse molte storie sulle sue origini. 

La gente crede che il tempio sia stato costruito a forma di yantra, un diagramma mistico che si dice abbia poteri magici, proprio su suggerimento arrivato direttamente dalla dea Taleju. Secondo le leggende, la stessa Taleju Bhawani apparve alla cerimonia di iniziazione del tempio, dove arrivando sotto le vesti di un’ape. 


In origine era una divinità del sud dell'India, ma nel VIX secolo divenne la “kul deuta” (divinità della famiglia) dei re Malla. Anche quando il regno di Malla fu conquistato dagli Shah, i nuovi re adottarono Taleju come loro nuova divinità reale per dimostrare e cementare la loro legittimità al trono. Alcune persone dicono anche che a causa della presenza della dea reale, il tempio è riuscito a scampare al terremoto del 2015 solo con qualche piccolo danno.
 

Il tempio è infatti rimasto in piedi, anche se con alcune crepe. Il suo pinnacolo è crollato ma è stato restaurato e il tempio principale che si è leggermente inclinato rispetto al suo posto originale, ha però conservato la sua struttura che è stata assicurata con impalcature.

Il tempio di Taleju può essere visitato solamente dai fedeli induisti, e solo una volta all'anno, il nono giorno di Dashain, il Mahanawami. Le persone come me, possono vederlo solo dall'esterno e sbirciare i fedeli che vi entrano per la festa. All'interno, ci sono 12 copie in miniatura del tempio che circondano l'edificio principale. Ci sono altri quattro templi più in alto appena sotto il tempio principale. Le quattro porte decorative principali sono sorvegliate da leoni in pietra. All'interno del tempio principale di Taleju ci sono statue dorate che raffigurano la dea dalle dieci braccia insieme a santuari sia di Taleju Bhawani sia della Kumari, la dea vivente del Nepal.

La Kumari è considerata la manifestazione terrena della dea Taleju e ci sono diverse leggende che ci dicono il perché. Una leggenda popolare racconta di come l'ultimo re Malla Jayaprakash Malla avesse abitudine a giocare a tripasa, un gioco di dadi, con la dea. Lei gli aveva promesso di venire ogni notte a condizione che il re non lo dicesse a nessuno. Ma una notte la moglie del re vide la dea facendola arrabbiare moltissimo. Un'altra leggenda dice invece che Taleju si adirò col re perché lui ebbe pensieri impuri su di lei. Il risultato fu che Taleju prima di andarsene disse al re che se voleva vederla di nuovo e se voleva continuasse a proteggere il suo paese, avrebbe dovuto cercarla tra le bambine di casta Newar di alto rango poiché si sarebbe incarnata come una bambina tra loro.


Da allora il re Jayaprakash Malla lasciò il palazzo alla ricerca della giovane ragazza posseduta dallo spirito di Taleju, e finché non l’avesse trovata tra le piccole Newari di casta Sakya, il paese sarebbe caduto in rovina insieme a lui. L'adorazione della dea Taleju nella forma di una giovane vergine, o Kumari, è diventata una tradizione nella società Newar ed è continuata fino ad oggi. 

Come da tradizione, la dea vivente visita ogni anno il tempio nel giorno di Mahanawami durante il Dashain e ogni anno centinaia di devoti si mettono pazientemente in fila per rendere omaggio a Taleju Bhawani nel suo tempio situato a Tulasi Chowk, Hanuman Dhoka. Le file arrivano fino alla Kumari Ghar, a Basantapur, dall'ingresso principale del tempio

lunedì, ottobre 11, 2021

Phulpati, vi racconto che cos'è

Il settimo giorno del festival di Dashain, una delle più importanti festività del calendario nepalese, la gente celebra Phulpati. 

Phulpati comprende due parole "phool" che significa fiore e "pati" che significa piante. 

I fedeli in questo giorno festeggiano Phulpati, portando a casa nove diversi tipi di fiori, frutta e piante per dare il benvenuto al Dashain. 

Questi nove diversi tipi di piante rappresentano tutte e nove le divinità venerate durante Navaratha (nove giorni di Dashain), che entreranno nelle case e benediranno con felicità, ricchezza e salute.

Il mix delle nove piante del Phulpati è detto Navapatrika. Navapatrika è composto da kera ko bot, darim, dhanko bala, haledo, manabriksha, kachuki, belpatra, ashok e jayanti.

Kera ko bot (stelo di banana) rappresenta la dea Brahmani (ब्राम्हणी), che dona pace alla nostra casa.

Darim (melograno) rappresenta la Dea Rakta Dantika (रक्त दंतिका ) che aiuta e benedice i fedeli in preghiera. 

Nel dhanko bala (stelo di riso) vive Lakshmi, la dea della ricchezza. 

La dea Durga abbellisce l'haledo (pianta di curcuma) e pone fine agli ostacoli. 

La dea Chamunda risiede in manabriksha (zenzero), che mette fine al male. Allo stesso modo, la pianta dello zenzero rappresenta la Dea Kalika (कालिका) che benedice l'umanità. 

In kachuki (pianta di susino) risiede la Dea del Potere. 

All'interno di Belpatra (Melo di legno) vive Lord Shiva. È il frutto preferito di Vishnu e Shiva. Nell’Ashok risiede la dea Sokarahita. 

E infine, in Jayanti vive Dio Kartikeya.


Tutte e nove le piante rappresentano dei e dee che opportunamente venerati porteranno buona salute, ricchezza e prosperità.

In questo giorno la gente porta il Phulpati nella stanza della puja (sala della preghiera). Lo stesso rituale avviene istituzionalmente anche all'interno del Dashain Ghar a Hanuman Dhoka, 

 

I bramini celebrano la festa di Phulpati trasportando il Kalash reale, la santa jamara (l'erba che viene piantata nel primo giorno del Dashain), il gambo di banana e la canna da zucchero legati con un panno rosso dalla città di Gorkha a Kathmandu.

Nella giornata si tiene anche un grande evento nel cuore della capitale, a Tundikhel. Ufficiali dell'esercito sparano con i cannoni per celebrare il settimo giorno di Dashain e l'esercito sfila in una parata per Phulpati Badhai a cui partecipano il primo ministro e i funzionari di governo del Paese.

mercoledì, ottobre 06, 2021

festival di Dashain

E' arrivato il Dashain, il festival più importante del Nepal, celebrato da tutta la popolazione indipendentemente dalla casta di appartenenza. Dura una quindicina di giorni e viene festeggiato anche in India nelle comunità del Dajerling, Sikkim, Ovest Bengala e in Bhutan.

Queste i giorni salienti delle cerimonie che si tengono durante il festival che solitamente si tiene all'inizio del mese di ottobre:
1° giorno – Ghatasthapana (7/10/2021)
Fulpati (12/10/2021)
Maha Astami (13/10/2021)
Maha Nawami (14/10/2021)
Vijaya Dashami (15/10/2021)
Ultimo giorno - Kojagrat Purnima (19/10/2021)
Il festival che celebra tutte le manifestazioni della Dea Durga, cade durante il mese di Kartik nel calendario Bikram Sambat, solitamente tra il mese di settembre e ottobre del nostro calendario a seconda del calendario lunare, più o meno prima del raccolto del riso. E’ un festival in cui tutte le famiglie si riuniscono e in cui coloro che sono lontani o all’estero tornano a casa per stare in famiglia.
E’ una festa che ha origine dalle antiche tradizioni animiste e tantriche legate al periodo del raccolto del riso e alla mitologia Induista.
Dashain commemora la grande vittoria degli Dei sugli spiriti maligni. Una di queste vittorie è raccontata nel Ramayana, dove il Dio Ram dopo una cruenta lotta sconfisse e annientò Ravana, il crudele Re dei Demoni. Si racconta che il Dio Ram ebbe successo in battaglia solo quando la Dea Durga venne invocata e evocata. La celebrazione del festival glorifica il trionfo del bene sul male simboleggiato dalla Dea Durga che uccise il terribile Demone Mahisasur che terrorizzava la terra con le sembianze di bufalo indiano. I primi nove giorni del Dashain simboleggiano i nove giorni di lotta con Mahisasur. Il decimo giorno ricorda quando Mahisasur venne sconfitto e gli ultimi cinque giorni simboleggiano le celebrazioni fatte per la vittoria con la benedizione della Dea Durga. Durante il Dashain la Dea Durga viene pregata come Dea Madre.
In preparazione al festival tutte le case vengono scrupolosamente pulite, decorate e spesso ritinteggiate come invito alla Dea Madre cosicché possa far visita alla casa e portare buona fortuna e benedizione.
I primi nove giorni del Dashain sono chiamati Navahratri e in questi giorni vengono fatti antichi riti tantrici. In Nepal la forza della vita è personificata nella energia divina e nel potere della donna, raffigurato dalla Dea Durga nelle sue varie forme. Tutte le divinità che sono emanazioni di Durga sono conosciute come Devis, ognuna con aspetti e poteri diversi. Nella maggior parte dei templi la divinità è rappresentata come un sacro kalash, una sorta di vaso intagliato o come una divinità con tante braccia che impugna armi. Durante questi nove giorni la gente rende omaggio alla Dea.
Il primo giorno è chiamato Ghatasthapana, che letteralmente vuol dire preparazione del vaso. Il Kalash, il vaso che simboleggia Durga con immagini della Dea di fianco, viene posto nella stanza delle preghiere. Il Kalash è riempito con acqua santa e coperto di sterco di vacca in cui vengono seminati dei semi d’orzo o grano. Viene preparato un terraglio, un piccolo rettangolo di sabbia e terra, e il Kalash viene posto al suo centro. Il tutto viene seminato. Il rito del Ghatasthapana viene fatto in un momento propizio che viene indicato dagli astrologi e il bramino invoca la Dea Durga affinchè benedica il recipiente con la sua presenza. Vengono invocate le Astha-Matrikas, le divinità tantriche e le Nava Durga, le personificazioni o emanazioni della dea Durga a cui il festival è consacrato. La stanza in cui viene posto il Kalash viene detta "Dashain Ghar" (Ghar vuol dire casa). Generalmente le donne non hanno accesso alla “Dashain Ghar” durante la Dashain Puja. Un bramino o il patriarca di famiglia tutte le mattine e tutte le sere di ogni giorno del festival fa una Puja al Kalash. Tutti i giorni il Kalash e il terraglio attorno vengono bagnati con acqua santa e si ha l’accortezza di fare in modo che il tutto sia illuminato alla luce diretta del sole.
Le donne sposate reciteranno mantra per quindici giorni e si prenderanno cura delle divinità.
Questi semi germoglieranno in dieci giorni e i loro germogli, filamenti di erba gialla, vengono detti “Jamara” e simboleggiano il raccolto. I “Jamara” saranno di buon auspicio e verranno posti sul capo dei membri della famiglia come “tika”, benedizione, il decimo giorno della festa.
Il giorno di Fulpaati, circa il 7° o il 6° a seconda del calendario, la “Jamara” viene portata dal palazzo reale della città di Gorkha, che sta a 169km a nord ovest della Valle di Kathmandu. Una processione con la “Jamara” e altri oggetti utilizzati per fare la “tika”, viene condotta da Gorkha a Kathmandu in tre giorni di cammino e in questo giorno molti dei dignitari del governo aspettano il suo arrivo a Rani Pokhari nel tardo pomeriggio. Nella parte vecchia della capitale e in Hanuman Doka vi sono processioni e parate delle bande musicali e militari.
Maha Asthami, è il giorno dei sacrifici degli animali a Durga e Kali. Le Dee dei templi di tutta la Valle avranno in dono centinaia di sacrifici: dai polli alle papere, dai capretti ai bufali. La notte dell’ottavo giorno è detta “Kal Ratri”, la notte nera (Kalo vuol dire nero), in cui vengono fatti i sacrifici nei templi, nelle caserme,negli antichi palazzi e ovunque andranno avanti sino all’alba. In Hanuman Doka a Kathmandu per tutta la notte si tengono le Puje. In tutte le case vengono sacrificati animali e verranno salmodiate Puje tutta la notte. Il sangue che simboleggia la fertilità verrà offerto alle Dee. Le carni verranno portate a casa e cucinate come "prasad", cibo sacro e benedetto dagli Dei. Questo cibo verrà in parte offerto alla divinità tutelare della casa e poi distribuito a tutti i membri della famiglia. Cibarsi di queste carni sacre è considerato di buon auspicio.
I sacrifici continuano anche giorno successivo, Maha Navami. Le famiglie visiteranno i vari templi della Valle. Il Tempio di Taleju in Hanuman Doka viene aperto al pubblico una volta l’anno proprio in questo giorno e migliaia di fedeli verranno a rendere omaggio alla Dea Taleju dall’alba fino al crepuscolo. In questo giorno si tengono i sacrifici ufficiali da parte dell’esercito all’interno del Kot, il cortile di Hanuman Doka. Questa cerimonia ai nostri occhi cruenta, può essere seguita anche da noi occidentali. Molti animali, per la maggior parte bufali, vengono uccisi a centinaia in onore di Durga per avere la sua benedizione mentre le parate militari si esibiscono con le loro bande musicali. Quando la cerimonia è finita Hanuman Doka è totalmente ricoperta di sangue. In questo giorno viene pregato anche il Dio della Creatività Vishwas Karma, l’architetto, l’ingegnere e il “designer” dell’Universo, tutte le fabbriche, i veicoli, i macchinari che ci aiutano nella vita vengono benedetti, vengono quindi fatti sacrifici anche per le automobili, i camion addirittura per gli aerei affinché Durga protegga loro e i loro occupanti dagli incidenti in cui potrebbero incorrere durante l’anno. La cosa per noi è alquanto bizzarra, ma decisamente interessante. Al massimo in Italia si assiste alla processione delle auto alla Madonna di Caravaggio per la benedizione...
Il giorno di “Vijaya Dashami”, verrà data la “Jamara e la “tika”, la benedizione fatta da una mistura a base di riso, yogurt e polvere rossa. La “tika” verrà preparata dalle donne. Questo giorno è molto importante perché è proprio oggi che tutti gli appartenenti alla famiglia ci tengono ad essere riuniti a casa per ricevere la benedizione della famiglia. Le sorelle più vecchie benediranno con la “tika” i fratelli più giovani e i parenti auspicando fertilità e longevità per l’anno a venire. Il rosso simboleggia il legame di sangue che unisce le famiglie. Allo stesso tempo le sorelle più vecchie faranno regali ai fratelli più piccoli o daranno loro una mancia, la “Dakshina”. La cerimonia della “tika” dura cinque giorni, giorni in cui si starà in famiglia a festeggiare mangiando, bevendo, giocando a carte.
La festa di Dashain finisce con la notte di luna piena, dopo più o meno 15 giorni di festa. Questa notte è detta “Kojagrat Purnima” o “Kojagrata” che vuol dire “essere risvegliati”. Lakshmi, la Dea del benessere, dell'abbondanza e della luce, viene invocata in questo giorno e i fedeli si fanno visita l’un l’altro.
In Nepal, la festa di Dashain è spesso l’unica occasione in cui ci si scambiano regali, abiti nuovi e in cui le famiglie più povere possono consumare dei pasti a base di carne.

venerdì, settembre 17, 2021

Indra Jatra Festival

Yanyā Punhi (Indra Jatra) è una festività in onore del re delle piogge Indra.
La festa inizia quando lo Yosin, il palo ligneo cerimoniale, viene eretto davanti al vecchio palazzo reale di Hanuman Doka in onore del Dio. La cerimonia prosegue con danze propiziatorie in cui viene invocato Aakash Bhairab, rappresentato con maschere colorate che è il protettore della Valle.
Durante questa settimana fuori dalle case vengono esposte sculture e immagini di Indra e Bhairab.
La festa è al suo apice quando la Dea Kumari viene condotta fuori dal suo palazzo in processione su un baldacchino attraverso le vie di Kathmandu per ringraziare il Dio Indra e benedire la gente.
La festa si tiene solitamente durante il mese di settembre e si snoda in questo modo:
1° e 2° giorno: il palo di legno viene eretto e tutti accorrono in Hanuman Doka per le danze propiziatorie per l’arrivo di Hindra.
Le genti spesso indossano gli abiti tradizionali e per un visitatore è sicuramente interessante partecipare o dare un’occhiata.
Dal 3° al 6° giorno: il 3° giorno la Dea Kumari viene portata in processione.
La Kumari è l’incarnazione della Dea Taleju, unica dea vivente al mondo. Nei giorni successivi vi sono processioni anche con Ganesh (figlio di Shiva e Parvati) e Bhairab (una delle tante personificazioni di Shiva).
Anche qui è bello segure da vicino la precessione e l'allegria contagiosa della gente.
7° giorno: quando c’era il Re, lui e la sua famiglia rendevano omaggio alla Kumari.
Di solito in questo giorno le danze continuano anche in Durbar Square e davanti al palazzo della Kumari.
Vengono inoltre rappresentate le Dasha Avataras che inscanano le dieci incarnazioni di Vishnu è una delle trinità sante dell’Induismo e rappresenta il potere supremo.

mercoledì, settembre 08, 2021

Teej Festival


Quando arriva Haritalika Teej, la più importante festa femminile del mondo induista, le città iniziano progressivamente e pian piano a riempirsi di colori.

Gli uomini che fino a qualche tempo fa prendevano in giro le donne che mangiavano il “Dar”, hanno incominciato a partecipare anche loro ai festeggiamenti e Teej è diventata una festa di famiglia, un’occasione per stare insieme e festeggiare la donna.
Secondo la tradizione nei tre giorni di festival le donne sposate indossano meravigliosi saree rossi, i chhadke tilari (gioielli tradizionali), i braccialetti di vetro colorati e festeggiano mangiando Dar.
Le neo spose si attengono al rituale e per la festa non bevono neanche una goccia d’acqua seguendo la leggenda che dice che bere acqua durante teej equivale a bere il sangue del proprio sposo.
Oramai però, non sono più solo le donne sposate che tengono viva questa tradizione. Ragazze di tutte le età e condizione hanno iniziato a celebrare questa “festa della donna”, anche se resta tradizionalmente legata al matrimonio, e stanno man mano modificando il significato stesso di teej che va ad essere sempre più simbolo della donna in se, finalmente indipendente.
Oggi tutta la valle di Kathmandu è in festa. Le donne visitano i templi di Shiva nel paese e vanno a benedirsi a Pashupathinath e a Kumbheshwar a Patan.
I tre giorni di festival in cui le donne sposate pregano per la prosperità del proprio matrimonio e per la salute e longevità del proprio maito e le donne single pregano per avere uno sposo o un futuro felice sono chiamati ‘Dar Khane Din’ il primo giorno, ‘fasting day’ il secondo e ‘Rishi Panchami’ il terzo giorno in cui c'è la Teej Puja.
Tutto il festival è dedicato a Parvati la moglie di Shiva affinché sia di buon auspiscio per la famiglia, i figli e purifichi le anime e i corpi di tutti i fedeli.

lunedì, agosto 23, 2021

Gai Jatra Festival

"Gai Jatra" è noto come "Cow Festival", la festa delle vacche, viene celebrata di solito nel mese di Bhadra (Agosto-Settembre) a seconda delle fasi lunari nel calendario Nepalese, ed è uno dei festival più belli e importanti che si tengono a Bhaktapur, cittadina medioevale culla della cultura nella Valle di Kathmandu.
Le famiglie che durante l'anno hanno perso i parenti o i propri cari vanno in processione nelle strade delle città, soprattutto nella capitale Kathmandu, travestiti da vacche, con maschere grottesche o con le loro vacche decorate e addobbate in memoria dei loro defunti.
Vengono organizzati svariati spettacoli comici in tutto il paese, spesso di satira politica, ma anche epica.
Si crede che sia stato il re Pratap Malla a inventarsi il festival durante il il suo regno per aiutare la la moglie a superare il lutto per il proprio figlio morto prematuramente. Da allora la tradizione continua tutti gli anni in tutto il paese.
E' interessante per i viaggiatori osservare queste singolari parate e coglierne il significato, capire come una nazione intera impara a sdrammatizzare la morte e a conviverci.
Questo è uno dei festival più famosi del Nepal e ha origini antichissime nei tempi in cui la gente ancora temeva e venerava Yamaraj,"il Dio della morte". Comunque l’utilizzo del nome Gai Jatra sta ad indicare che questo festival ha preso piede nel medioevo al tempo del regno dei Malla. Da allora l’appellativo Gai Jatra è diventato simbolo di un bel mix tra antico, medievale e tradizione.
Secondo la tradizione che si perde nella notte dei tempi, qualsiasi famiglia che ha perso un parente durante l’anno appena trascorso deve partecipare a una processione lungo le strade di Kathmandu con una vacca al guinzaglio. Detta così a noi può sembrare un po’ strano ma teniamo presente quanto sia sacro questo animale per la cultura indù. Chi non riesce ad avere una vacca può sostituirla con un giovane che sia però travestito vacca. La vacca è appunto l’animale domestico più venerato nel mondo induista e si crede che questo animale aiuti i parenti defunti ad arrivare in paradiso.
Storicamente si narra che quando il re Pratap Malla perse suo figlio, sua moglie, la regina rimase scioccata. Il Re era disperato nel vedere in che condizioni si era ridotta la sua regina e nonostante tutti i suoi sforzi non fu in grado di alleviare il dolore della moglie. Il suo più grande desiderio divenne allora quello di rivedere splendere il sorriso sulle labbra della sua amata. Fu allora che il Re annunciò che chiunque sarebbe riuscito a farla sorridere avrebbe avuto una lauta ricompensa.
Durante il festival di Gai Jatra, la processione delle vacche si tenne davanti alla regina affranta dal dolore. I partecipanti iniziarono a ridicolizzare e a prendere in giro i personaggi più importanti e più in vista della società. Alla fine quando ogni ingiustizia sociale e ogni loro malefatta fu resa nota, messa in piazza e ridicolizzata senza alcuna pietà, la regina non poté fare a meno che sorriderne. Fu così che il Re Pratap Malla ne fece una festa nazionale.
La sera, quando la processione è finita tutti i partecipanti indossano maschere e si travestono per quanto loro possibile, giocano, cantano, si prendono in giro e si divertono fino a tarda notte. Il tutto è anche un modo appunto per prendersi un po’ gioco anche della morte, per accettare le cose così come vengono e divertirsi. Infondo l’induismo insegna che qualsiasi cosa faccia l’uomo durante la sua vita,
è comunque fatta in funzione di una futura vita, dopo la morte.

mercoledì, maggio 12, 2021

Tiji Festival Upper Mustang

Il festival di Tiji si svolge ogni anno a Lo Manthang nel mese di maggio, è un esempio cardine di quanto la cultura Lopa sia intrisa di religione Buddhista e sia vicina al Tibet. Il Tiji è il festival più importante dell’Upper Mustang e vi partecipa il grosso della popolazione della regione che per l’occasione accorre e affolla la piccola capitale del regno di Lo. Questa festa celebra Palchen Dorje Chono, una divinità che combattette e vinse contro il demone Tharpa Nagpo Rutha salvando il Mustang dalla distruzione. Questo demone coi suoi poteri inflisse al Mustang un periodo di gran siccità in cui non piovve per molto tempo, causando una grave carestia, morte di molte delle colture e degli animali che venivano allevati nel Regno di Lo.

Dorje Chono e i suoi discepoli fecero una serie di riti magici per allontanare questo demone dal regno, riti che sono simboleggiati dalle 52 danze che vengono rappresentate ogni anno durante il Tiji. Il Tiji tra l’altro segna il momento di passaggio tra la stagione secca invernale e l’estate piovosa e fertile.

Il Tiji viene rappresentato nella piazza principale di Lo Manthang. Il primo giorno corni, tamburi e cimbali annunciano l’inizio del festival che è simboleggiato dallo srotolamento di un enorme Tangka che rappresenta il Guru Rimpoche, nella parete sud della piazza della cittadina. I monaci prendono posto sotto il tangka e iniziano i canti propiziatori. 

Nel primo giorno del Tiji vengono rappresentate tre danze rituali. Dorje Chono e altri 12 monaci escono dal palazzo reale e tutti indossano dei cappelli a forma di cimbali decorati con piume di pavone. A questo punto iniziano la prima danza propiziatoria. Quando loro finiscono e rientrano nel Palazzo Reale, escono degli altri monaci mascherati con costumi tantrici. Il protagonista principale della seconda danza rappresentata in questo primo giorno di Tiji è un monaco mascherato da Yama, il Dio della morte. In seguito l’ultima danza viene rappresentata sempre da Dorje Chonoe dai suoi discepoli che saltano e compongono cerchi mentre ballano raffigurando un mandala.

Il primo giorno del Tiji, può risultare un po’ ripetitivo se non si conoscono i significati delle tre lunghe danze. Si deve tener presente che queste danze, dette Cham, sono oltre che propiziatorie e divinatorie anche didattiche per il popolo, rappresentano sempre la lunga lotta tra il bene e il male in cui è sempre il bene a trionfare e sono tratte da antiche tradizioni orali che si mescolano agli antichi testi tantrici Buddhisti.

Il secondo giorno del Tiji è bello pieno, con 46 danze, la piazza viene addobbata e molti pellegrini arrivano dalle zone limitrofe e dai villaggi più lontani. All’inizio di questo 2° giorno, un nuovo enorme tangka viene srotolato e appeso sulla parete sud della piazza, E’ un tangka più nuovo degli anni 30’ e rappresenta sempre il Guru Rimpoche. Nel pomeriggio Dorje Jono e i suoi discepoli con i cappelli adornati di piume di pavone danzano ancora, poi Dorje Jono prega con due dei monaci più anziani.

Al festival per tradizione partecipa la famiglia reale del Mustang. Nel pomeriggio vengono messe in scena delle performances teatrali, alcune comiche, per intrattenere la folla di pellegrini. Alcune molto moderne che mimano la gente locale e il contatto coi turisti che dal loro zainetto estraggono le macchine fotografiche per fare foto ai Lopa. Sono scenette esilaranti e molto attuali.

Poi si ritorna alle cose serie. Viene allestita una rappresentazione in cui il demone Tharpa sotto le spoglie di una bambola di stoffa sta al centro della piazza e inizia un Durdak Cham dove due scheletri, i chitipati, simbolo dei protettori della religione si alleano insieme e uniscono le forze per attaccare il demone. Simbolicamente legano due cordini alle braccia del pupazzo che rappresenta il demone e lo fanno volteggiare in aria contendendoselo per poi farlo cadere rovinosamente a terra.

Le rappresentazioni sacre si susseguono per tutta la giornata intervallate da spezzoni a opera di clown che allentano un po’ la drammaticità degli atti a sfondo epico/religioso.

Nel terzo giorno del festival i monaci si dispongono al centro dell’area della piazza. C’è anche il Lama del Chyodi Gompa che prende parte ai canti propiziatori. Dorje Chono nel 3° giorno del festival passa la prima ora tra preghiere e danze in cui balla molto lentamente. Prega per più di un’ora una Torma (una sorta di torta sacra fatta di burro e orzo) che rappresenta le sembianze del Demone che ha portato siccità e morte in Mustang, poi dopo che ha per così dire “ammorbidito” il demone con le sue preghiere, cosparge la torma di sale. Poi prende uno stiletto, il Phurba e inizia a muoverlo verso l’effigie del demone, poi gli trafigge il cuore, e con un altro phurba e lo trafigge nuovamente, e poi ancora un altro. Infine conficca circa 20 stiletti nel demone, poi gli taglia la testa, le gambe e le braccia e riduce i resti in 1000 pezzi che vengono poi raggruppati in 5 parti.

A questo punto i monaci a fine giornata lasciano la piazza uscendo dalla porta della città. 

Dorje Chono guida i monaci fuori dalla città. Poi prende un arco e una freccia e colpisce il fantoccio che simboleggia il Demone e poi prende una fionda e lancia tre sassi sui resti del Demone.

Poi prega sui 5 resti del demone e poi li mette in un mucchietto a terra.

Infine prende una pelle di tigre e ci raccoglie su i resti del demone. Ora è soddisfatto. Ha ucciso il Demone e liberato le genti del Mustang dal suo potere e dominio.

Dopo aver ucciso il demone, Dorje Chono e i monaci ritornano nella pizza principale di Lo Manthang e lui riceve le Khata benedette dalla gente e dai pellegrini, e la rappresentazione sacra in cui il bene ha vinto sul male viene ad essere conclusa.

lunedì, maggio 10, 2021

Lo Manthang la capitale dell'Upper Mustang

Lo Manthang, la capitale del Regno di Lo, si raggiunge in 5 giorni a piedi da Jomsom, in poco meno di 100km a piedi.

Appena valicato l’ultimo passo, Lo Manthang appare adagiata in un altopiano dai colori pastello che toglie davvero il fiato e ti fa sentire come se entrassi in un acquarello. Il paesaggio è surreale.

La cittadina è circondata da mura un tempo fortificate e qui la vita scorre lenta attorno al palazzo reale, oramai disabitato ma dove fino a qualche anno fa, prima che il Re morisse, si poteva passare qualche ora in regale compagnia per un tea. Evento e episodio al limite del surreale ai nostri tempi.

La città ha tre bellissimi Gompa da visitare e in cui fermarsi a meditare o anche solo a pensare che siamo in un luogo perso nel tempo e nello spazio, un miracolo nepalese:

Il Thubcen Gompa, il Jampa Lhakhang ed il Chode Gompa

Questi splendidi palazzi raccolgono testimonianze di inestimabile valore artistico, storico e culturale e sono stati a lungo protetti e oggetto di restauro da parte di progetti dell'American Himalayan Foundation curati da un nostro connazionale, Luigi Fieni, un grande professionista, ma soprattutto un grande uomo dotato di grande sensibilità, dedizione e amore per la cultura che in 20 anni di lavoro ha cercato di preservare. Vedetevi il suo sito e i suoi lavori qui. Io ho avuto la gran fortuna di conoscerlo di persona e sarò sempre grata al Karma per questo incontro prezioso. 

Il Chode Gompa è detto anche Dragkar-Thegchen Ling, che è nel quartiere monastico, è sede della scuola monastica del Mustang, e il suo vecchio Gompa con la sala delle Assemblee è bellissimo. Qui c’è anche un piccolo museo dove sono conservate le antiche maschere cerimoniali per i Cham, le danze sacre che vengono inscenate dai monaci durante il Tiji festival. Fu costruito durante il regno del primo Re del Mustang, Ama Pal, ed è il monastero più grande della città, dove risiedono i Lama più importanti.

Il Jampa Lhakhang è un Gompa a tre piani alto una ventina di metri che fu costruito nel 1447 durante il regno del 2° figlio di Ama Pal, Angon Sangpo, e la sua cappella è principalmente usata per la meditazione. Al secondo piano nel Lakhang c’è una grande statua di Maitreya il Buddha del Futuro, che è alta circa 10 metri e all’ultimo piano ci sono numerosi affreschi con 28 mandala tantrici molto potenti, 7 nella parete est, 7 nella sud, 4 nella nord e 10 nella ovest. Tutti raffigurano varie forme di Yab-Yum, l‘unione tantrica delle divinità. Sotto i mandala sono affrescati numerosi tondi con figure sacre.

Il mandala è la rappresentazione Buddhista dell’Universo, un cosmogramma che con le sue linee, colori e disegni rappresenta l’esistenza ed è usato per la meditazione tantrica e i riti di iniziazione. La creazione di un mandala in un luogo consacrato è considerata di buon auspicio e di grande beneficio a tutti gli esseri viventi. Io ne ho visto uno di sabbia proprio al vecchio Chode Gompa.

Uno dei mandala che da più all’occhio nel Jampa Lhakhang è quello che raffigura Yamantaka, una delle feroci emanazioni di Manjushri, il Bodhisattva della conoscenza. Lei conquistò Yama facendolo morire dalla paura. Chi medita con la potenza di questo mandala spera di raggiungere una forza tale da non temere la morte. Yamantaka ha nove teste, quella principale è una testa di toro, tra le sue corna, ce n’è un’altra orrorifica rossa e sopra questa testa, la testa di Manjushri. Ognuna delle sue 34 braccia sostiene armi e simboli di potere.

Il Thubchen Gompa è un unico grande Dhukhang, ovvero sala delle assemblee Sakyapa, è abbellito da 35 enormi colonne lignee intarsiate con potenti mantra e ha le pareti completamente coperte di affreschi in oro argento e colori naturali. Fu costruito durante il regno del 3° Re di Lo Tashi Go nel 15° secolo. All’ingresso ha 4 immagini dei 4 Re guardiani e la statua principale al suo interno è quella di Padmasambhava, il Guru Rimpoche e alla sua destra vi è una statua di Amitayus, il Buddha della lunga vita, e alla sua destra vi è Hayagriva in yam-yum. Vi sono inoltre varie immagini di Avalokiteswara, il Bodhisattwa della compassione.


Stare qualche giorno nella capitale del regno di Lo è un regalo che ogni essere umano dovrebbe farsi almeno una volta nella vita.



mercoledì, maggio 05, 2021

Kagbeni: la porta dell'Upper Mustang

La porta del Regno di Lo è Kagbeni, che già dal suo nome sta a indicare di essere un punto di passaggio, una porta, e allo stesso tempo un punto di congiunzione tra due mondi.

“Kag” in lingua tibetana vuol dire blocco stop e “beni” in Nepali vuol dire sacro congiungimento.

Kagbeni è il punto di passaggio, il blocco tra Nepal e Regno di Lo, e giace sul punto in cui il Kali Gandaki river, che nasce nel sacro lago Damodar nell’alto Mustang, si incontra col Muktinath kola, il torrente che scende dalla sacra Muktinath che giace ai piedi del Thorung.

Un tempo era nodo importante sulla via carovaniera tra Tibet e Nepal ed è nata come città fortificata munita di mura di cinta, che oramai sono decrepite.

Il villaggio che è un bell’esempio dei tipici villaggi Lopa, si apre dopo il Chorten di ingresso e si snoda tra un dedalo di viette cunicoli e stradine che collegano insieme le poco più di un centinaio di abitazioni. Con l’immancabile figura protettrice del villaggio, i piccoli Chorten, il muro mani e le ruote di preghiera.

All’ombra del massiccio di 7000 metri del Nilgiri, è un villaggio che è fermo come un fotogramma di altri tempi.

Già solo la vista che si gode dal suo Gompa vale la scarpinata di tre ore a piedi che si deve fare per giungere qui da Jomsom. Il panorama si perde a nord sulle argentee acque del Kali Gandaki e a sud sui ghiacci del Nilgiri. Il Gompa Kag Chode Thupten Samphel Ling risale al 1429 e contiene un numero imprecisato di statue, affreschi e tangka antichi di pregevole fattura e di gran valore storico artistico.

Vi è anche un tempio induista dedicato a Lord Shiva, che sta proprio sulle rive del Kali Gandaki ai piedi del ponte Tibetano che porta al sentiero per il villaggio di Tiri. Questo tempio è meta immancabile per i pellegrini indiani che fanno sosta a Kagbeni in mattinata sulla via per il loro pellegrinaggio a Muktinath.

Fino al 1992 non era possibile oltrepassare Kagbeni, che era un vero e proprio punto di stop oltre il quale, intatto e protetto, si estendeva il regno di Lo, l’Upper Mustang.

Qui inizia il vero e proprio trekking in Upper Mustang.

Oltre Kagbeni si apre un mondo di deserti in quota, intervallati dalle oasi verdi dei villaggi che pian piano si innalzano fino ad arrivare alla capitale Lo Manthang, cittadina fortificata a oltre 3700 metri di quota dove risiede tutt’ora il Re di questo regno incantato.

martedì, maggio 04, 2021

Upper Mustang: il Regno di Lo

Un po' di Storia e Notizie sull'Upper Mustang

Un tempo regno indipendente, terra sull'antica rotta commerciale tra Tibet e le pianure del sud del subcontinente indiano, terra di buddhismo della scuola Sakyapa, nascondiglio degli antichi guerrieri Khampa e luogo mistico che è stato frequentato da saggi quali Milarepa e Padmasambhava, è aperto al turismo solo dal 1992. Le sue valli verdi tra le aride montagne ocra e rosse sono popolate da genti tibetane, i Lopa. Per arrivarci occorre raggiungere Pokhara (6 ore di minibus o 8 di bus pubblico da Kathmandu oppure molto più velocemente in volo sempre da Kathmandu) e da qui in jeep o in volo a Jomsom, il punto di inizio da cui incominciare la visita di questa incantata regione del transhimalaya che si trova raccolta e protetta dai massicci degli Annapurna e del Dhaulagiri.
"Lo" è una parola sul cui significato si sprecano varie teorie. Le due più accreditate sono che abbia derivazione Tibetana, Lo=meridione, quindi Regno Meridionale, I Lopa invece dicono che Lo vuol dire semplicemente “luogo” e il loro nome non è genti del sud ma “genti del luogo”. Mustang invece pare essere solamente una translitterazione del nome della capitale del regno, Manthang.
Un tempo il Mustang, detto anche Lo Tso Dyun, ovvero i 7 distretti di Lo, come erano l’Alto Dolpo, il Ladakh, lo Zanskar, il Sikkim e il Bhutan, era parte della periferia del Tibet e precisamente della regione dello Ngari, quella dove svetta il monte Kailash, ora il Mustang è un angolo di mondo in cui è rimasto conservato quello che in Tibet è andato inesorabilmente distrutto: cultura, tradizione e monumenti storici. Il Regno di Lo si trova menzionato nelle cronache tibetane e ladakhe del 7° secolo e la sua storia come regno indipendente inizia nel 1380 quando fu fondato da Ama Pal, un guerriero e devoto Buddhista del Tibet occidentale. Si racconta che con i suoi figli sconfisse il feudo locale e costruì la città fortificata di Lo Manthang, dove chiamò a se Ngorchen Kunga Sanpo, un rinomato maestro Sakyapa che venne a insegnare i precetti Buddhisti nel regno di Lo.
I passi montani alla frontiera nord, relativamente facili da valicare hanno reso da subito questo regno una terra strategica di passaggio delle rotte commerciali tra Tibet e India e ora lo sono molto di più, soprattutto per il Governo Cinese. In passato molti Lama di Lo andarono a studiare in Tibet e maestri provenienti da nord e da sud attraversarono questo regno incantato. Sovente subì attacchi dai banditi e per questo venne stabilito che la capitale restasse chiusa durante la notte, e lo è stata fino a pochi decenni fa.
I discendenti di Ama Pal hanno governato questo regno himalayano fino al 1700, tempo in cui cadde sotto l’influenza di Jumla prima, e poi dei Gurka sotto Prithvi Narayan Sha, che gli imposero un tributo annuale, pur mantenendo intatta l’autonomia del Regno e la sua struttura. Fu solo negli anni 50 dopo la cacciata dei Rana e la creazione della monarchia costituzionale, che il regno venne effettivamente annesso al Nepal, pur comunque sempre restando regione autonoma e area protetta, con il suo Re che mantenne però titolo nobiliare e funzione amministrativa, ma non più governativa. Nel 1959 dopo l’occupazione cinese del Tibet, molti profughi trovarono rifugio qui e i Guerrieri Kampa tentarono di organizzare una resistenza al governo di Pechino proprio qui in Mustang, fecero una dura opposizione per quasi 20anni, fino al 1974. Poi l’intervento del Dalai Lama fece sì che loro deponessero pacificamente le armi e accantonassero ogni desiderio di ribellione nei confronti di Pechino. Ora molti loro discendenti ora abitano le Valli di Lo.
Negli anni '90 quando venne introdotta in Nepal la democrazia parlamentare, l’Upper Mustang venne aperto al mondo, con accesso limitato a 1000 unità all’anno, entrò a far parte dell’Annapurna Conservation Area Project (ACAP) e venne stabilito che per entrarvi ci sarebbe stato un tributo da pagare che allora ammontava a 700 USD a testa valido per 10 giorni (ora 500) e 50 USD al giorno per ogni giorno in più di permanenza nell’area.
I Lopa, le genti che vivono qui, nei 31 assembramenti del Mustang, sono divisi in clan e gruppi che hanno divisione sociale del tutto analoga al Tibet, ad esempio i popolani sono accomunati gruppi tra loro simili per il mestiere che svolgono, i Ghara, gli Shemba e gli Emeta (fabbri, macellai, musicisti), i Dropka che sono i nomadi allevatori hanno ruolo privilegiato nella società Lopa proprio come in Tibet, i Phalwa sono la middle class e i Kudak sono i nobili, e qui a Lo, dopo l’annessione al Nepal, hanno assunto il nome Nepalese di Bista. L’attuale Re è Jigmi Palbar Bista. Qui inoltre è ancora diffusa la Poliandria, come in Dolpo, per cui una donna può sposare anche i fratelli del marito per non disperdere le proprietà.
I Lopa mantengono quindi intatte tradizioni, usanze, riti, ritmi di vita che sembrano essere fermi a quello che doveva essere il medioevo himalayano.
Per lo più sono dediti all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Una leggenda, che è più una verità che una storia, dice che per ogni abitante di Lo Manthang ci siano 10 animali. Riti e vita mescolati insieme.
Gli abiti Lopa sono tibetani. Le donne usano la Chupa, la tunica grigia fatta a vestaglia che si lega in vita con una cinta multicolore, la kow, e quelle sposate usano il grembiule di lana a righe colorate orizzontali, il ponding, in testa portano la shamu, una cuffietta di stoffa di solito verde e nelle occasioni speciali acconciano i capelli con il suele, una striscia di stoffa rettangolare su cui sono cuciti turchesi e pietre dure, una sorta di Perak Ladakho, però molto più fine e elegante. Anche gli uomini indossano la tunica, la stessa che portano i tibetani. Tutti i villaggi sono strutturati secondo l’urbanistica tipica del Tibet.
Hanno mura di cinta, ora in parte crollate dall’usura dei forti venti che iniziano a soffiare puntuali come orologi svizzeri intorno alle 11.00 del mattino prendendo sempre più forza, fino a poi andare scemando verso prima del tramonto, riportando nel silenzio la grande e stretta valle che porta alla capitale dell’antico regno di Lo.
La cinta muraria più bella e intatta è ovviamente quella della capitale Lo Manthang. Ogni città ha un Chorten al suo ingresso e uno alla sua uscita che va attraversato per entrarvi e uscirvi. I Chorten sono affrescati con mandala e figure religiose che fungono da protezione alla città, e ogni villaggio ha gruppi di chorten interni e muro mani con ruote di preghiera nella via principale.
I chorten e il grosso dei monumenti sono di evidente cultura Sakyapa, che in Tibet, Sakya a parte, è andata quasi del tutto distrutta. La si riconosce per la struttura massiccia degli edifici e per la colorazione con cui sono intonacati: a righe verticali bianche rosse e grigie, tipiche di questa setta Buddhista.
Vi è inoltre quasi sempre una figura protettiva all’ingresso dei villaggi che spesso ha corna vistose e serve per scacciare gli spiriti cattivi.
Gli ingressi delle case invece hanno spesso appeso un teschio di bovide sopra la porta principale, che serve per proteggere la casa che di solito è sormontato da un Dow una struttura a croce decorata con fili intrecciati che serve per catturare gli spiriti cattivi.
Qui notiamo come l’antico animismo si fonda nelle tradizioni successive Buddhiste con una semplicità davvero disarmante.
Queste testimonianze sono uniche e ormai restano custodite solo qui, in Mustang. Tutto questo rischia di andare perso per sempre.
Leggete qui per scoprire il perché: la strada in Upper Mustang

lunedì, maggio 03, 2021

I Raute, gli ultimi nomadi dell'Himalaya

Quando decisi di incamminarmi sulla via del Rara Lake, grazie a un articolo uscito su Panorama da parte del fotografo Jan Moeller Hansen, mi ritornarono alla mente i Raute, un piccolo e disperso gruppo etnico che vive tra i distretti di Dailakh e di Achham e che è a rischio di scomparire dalla faccia della Terra. 
Era da una vita che cercavo di entrarvi a contatto e fino a qualche anno fa era decisamente cosa difficoltosa, anche perché fino ad allora questo gruppo etnico non era protetto e la gente che vi apparteneva ha sempre avuto timore del mondo esterno, proprio per proteggersi.
Questa etnia è davvero una minoranza, vi fanno parte circa 650/700 persone e di loro non credo più di 150 unità sono rimaste in stato di nomadismo. Sono gli ultimi nomadi rimasti in Nepal che non sono ancora diventati stanziali. 
I raute hanno una lingua, anch'essa rischia di scomparire come loro e fino ad allora solo alcuni fotografi sono stati ammessi ai loro campi. 
Questa etnia, nonostante tutto ha conservato alcune caratteristiche che la rendono ancora unica e stra interessante per qualsiasi studioso di antropologia.

I Raute si nutrono di carne di primati (scimmie) e di radici. Praticano ancora il baratto, ed essendo abili intagliatori, scambiando i loro manufatti in legno con farina e cibo nei villaggi vicini ai loro campi.
Il loro nomadismo, oltre ad essere legato al loro stretto sostentamento e alla natura, è anche legato al fatto che non vogliono permanere nei luoghi dove sono morti e sepolti i loro simili. Appena uno di loro muore, viene sepolto e loro spostano subito il campo in una altro luogo. Inoltre, come scrivevo, si spostano anche in rispetto delle foreste che li ospitano, in modo tale da non depauperare le risorse che l'ambiente e la natura offre loro, inoltre i campi li scelgono nei pressi di fonti d'acqua naturali, dove loro raccolgono l'acqua per bere. 
I Raute, nonostante adorino elementi della natura, quindi Sole, Terra, Foreste, Fiumi, sono di matrice Hindu e hanno gli stessi festival che sono osservati dalle altre etnie induiste nepalesi. Sono infatti soliti  recarsi nei villaggi vicini ai loro campi per parteciparvi e per sfoggiare le loro danze tipiche che vengono molto apprezzate dalle popolazioni stanziali.

Nelle loro comunità le donne sono ben considerate, e questo è molto bello dato che comunque non hanno nessun tipo di istruzione. I giovani vivono liberamente fino a circa 14 anni, e nessuno di loro va a scuola, ne ha incombenze da ricoprire nella comunità. 
I Raute da qualche anno sono protetti da un progetto che cerca di salvaguardare la loro peculiarità e le foreste dove queste tribù vivono, il Conservation of Raute Culture through Livelihood Improvement, di cui l'NTB (Nepal Tourism Board) è stato anche sostenitore.
Riuscire ad incontrarli è davvero un privilegio che segna l'anima e il cuore a chi vi riesce
thanks to Jan Møeller Hansen for the pictures