sabato, giugno 21, 2025

i Newa

Oggi vi voglio riassumere un pochino chi sono i Newa, chiamati volgarmente anche Newari.
I Newa sono gli abitanti più antichi e storici della valle di Kathmandu, con quasi 2000anni di storia, rappresentano il 3,5% della popolazione del Nepal e sono i depositari del suo patrimonio storico, culturale, architettonico e della sua civiltà, che ha reso fiorente la Valle di Kathmandu. Tanto che alcuni riportano che Nepal, il nome della nazione stessa, non sia altro che una translitterazione della parola Newa-Newar-Nepar-Nepal, infatti la prima dinastia della Valle di Kathmandu documentata ufficialmente fu quella Newari dei Lichhavi, genti che arrivarono nel VI-VIII secolo e gli storici narrano che con la dinastia Malla dopo il XII secolo i Newa ebbero la massima espressione e crescita nella Valle di Kathmandu delineando lo stile e la cultura che è riconoscibile tutt’ora.
La fama dei Newa la devono infatti all'arte: abili intagliatori, orefici e, soprattutto, celebri architetti – l’insolito tipo di costruzione che noi occidentali chiamiamo pagoda è una loro invenzione –, essi hanno creato la quasi totalità dei tesori d’arte del Nepal. L’estro degli artisti ed artigiani newa si sbizzarrì a creare attraverso i secoli quei capolavori – templi, palazzi, sculture – di cui son ricche le città di Kathmandu, di Patan, di Bhaktapur e di tante altre località della Valle. La fama della loro arte, geniale e nello stesso tempo disponibile ad accogliere influenze culturali ed artistiche diverse, oltrepassò i confini del paese e si diffuse in Tibet e in Cina, grazie anche ad un architetto innovatore di nome Balbahu, meglio conosciuto con l’appellativo di Arniko, l'architetto che diffuse in Asia la costruzione della pagoda e l’arte dell’intaglio del legno tipica della cultura Newa.
Alcune località, come Kirtipur e Sankhu, sono anzi costituite quasi esclusivamente da Nevar. Località nevar si trovano anche fuori della Valle – a Banepa, a Panaoti, a Dhulikhel, a Naia, fino a Pokhara – poiché negli ultimi due secoli molti Nevar emigrarono per cercare uno sbocco alla loro attività artistica e commerciale.
I Newa fanno parte di una comunità linguistica e culturale di origine tibeto-birmana che ha subito forti influenze dai ceppi indo-ariani, finendo per segui l'induismo dopo aver trovato le loro origini nel buddismo, Ora a seconda della casta a cui appartengono, seguono l'una o l'altra fede in un sicretismo tutto loro. Molte divinità sono adorate sia dagli Indù che dai Buddhisti (come, ad esempio, Guheshvari e Taleju), altre sono il risultato di una fusione (come Lokeshvara-Machhendranath, mescolanza del bodhisattva Avalokiteshvara dei Buddhisti e del dio Shiva degli Indù), altre hanno le proprie radici in una religione ed esplicano la propria funzione nell’altra (com’è il caso di Mahakala, forma del dio Shiva degli Indù e considerato difensore della fede e protettore dei templi dai Buddhisti).

Il dialetto newa, che è una lingua vera e propria che seppur abbia matrice tibeto-birmana, e una sua particolare scrittura, ha subito anch'esso una forte influenza religiosa e sociale dal mondo induista, assumendone poi anche la scrittura. La maggior parte dei Newa sono ora infatti indù, ma alcuni praticano appunto il buddismo. Una casta buddhista molto conosciuta è quella Sakya, quella a cui appartiene la Dea bambina vivente, la Kumari

I Newa hanno anche abiti tradizionali che vengono indossati con naturalezza sia dalle donne sia dagli uomini. I capi sono associati all'antica aristocrazia, ai mercanti (Shrestha), ai contadini (Jayapu), artigiani e professionisti. La maggior parte dei vestiti sono fatti in casa o dai sarti locali.


Le donne indossano saree di cotone nero con un bordo rosso in basso noto come hāku patāsi (हाकु पतासि) o hāku parsi (हाकु पर्सि), questo saree è molto comune e di uso quotidiano ed è il saree più popolare che le donne indossano anche durante le feste tradizionali della loro comunità.

Il costume degli uomini invece consiste in una lunga camicia chiamata tapālan o Labeda (Nepal Bhasa: तपालं) e pantaloni attillati sui polpacci e molto larghi in alto conosciuti come suruwal., sostenuti da una lunga fascia di cotone a guisa di cintura nella quale non infilano mai il khukri, il coltellaccio ricurvo dei Gurkha divenuto ormai tradizionale per i Nepalesi, e il topi, il tipico copricapo di cotone dalle più svariate tinte, la cui forma asimmetrica si dice sia intesa a ricordare la conformazione del monte Kailas, sacro sia agli Indù che ai Buddhisti (il topi è diventato il copricapo tradizionale di tutti i Nepalesi). A completare il quadro, vanno ricordati la tipica pipa ad acqua, detta hukka, che i Nevar fumano per lo più nella loro normale posizione di riposo, accovacciati cioè sui talloni, e i bidi, piccoli sigari leggermente conici, sottili e corti, in cui il poco tabacco è avvolto da foglie di diospiro.

Uno dei gruppi newa più rappresentativi sono i Jayapu, parola che deriva dalle parole Jya Ya Phu e che sta a significare coloro che sano fare bene il proprio lavoro, e qualcuno dice che questo gruppo di Newa sia l’originale e principale ceppo etnico tra i Newa che diedero vita alla Valle di Kathmandu.

I newa hanno un proprio calendario, delle proprie feste tradizionali, tra cui le più importanti sono

-  Indra Jatra

-  Bisket Jatra

-  Yomari Punhi

-  Gunla

-  Rato Machhindranath Jatra

-  Gai Jatra

-  Mha Puja

-  Kuchhi Bhoye

-  Chaite Dashain

-  Mohani

ma ve ne sono altre minori molto seguite e celebrate, tanto che molti dicono che i Newa facciano feste quasi ogni giorno.

Ovviamente hanno anche una cucina tradizionale, essendo grandi coltivatori e allevatori

Tra i principali piatti newa che più saltano all'occhio c’è il chatamari, una specie di crepe di riso salata cotta sulla stufa e servita con verdure, uova, carne, spezie e formaggio fuso, oppure il sapu micha e lo swan puka preparati con midollo di bufalo e polmoni di capra, rispettivamente, oppure i sukuti, una sorta di ciccioli alla newa, ma fatti con le parti della capra, tipo le orecchie, le cartilagini tenere. Alcuni miei amici emiliani li hanno molto apprezzati.

I vegetariani possono spaziare tra pesce essiccato con tofu fritto o ricotta e ovviamente le verdure.

Questa cucina ha anche molte varietà fresche e fermentate di achar (sottaceti), tra cui alcuni realizzati con un frutto chiamato lapsi e, tra le bevande tradizionali particolarmente diffuse, loro bevono il thwon, una birra di riso fatta in casa e l’ayla, liquore distillato ricavato da riso, grano o miglio, molto simile alla grappa. 

Non dimentichiamo lo JuJuDhau, lo yogurt di cagliata di bufala, tipico di Bhaktapur e di cui vi parlerò in un altro post :-P


Un'altra peculiarità del popolo Newa sono i tatuaggi. Questa usanza è andata man mano perdendosi, ma in alcune signore ultra 60enni sono ancora visibili dei tatuaggi sulle caviglie. Sono chiamati Aankhijhyal o Eye Window Tattoo, perché i loro disegni ricordano proprio la forma di queste finestrelle scolpite nel legno che sono tipiche delle architetture newa nella valle di Kathmandu, tanto che alcune di loro portano anche il pavone, che è un uccello protagonista della mitologia Hindu, e presente anche in una delle finestre più famose del Nepal, a Bhaktapur, la finestra di Pavone, vicino alla piazza di Dattatreya. Questi tattoo portati come decorazione per il proprio corpo venivano fatti alle bambine che vivevano in comunità per distiguerle e far sapere da quale famiglia provenissero, in modo che, qualora si fossero perse o fosse loro successo qualcosa, tutti avrebbero saputo a chi ricondurle.

Questa usanza è anche una peculiarità del sistema socio-economico in cui vivono i Newa, che è detto Guthi e che si concretizza in un sostegno reciproco gli uni per gli altri in caso di bisogno, ma anche un aiuto in caso di debbano organizzare celebrazioni, per la nascita di un figlio o per un matrimonio. Fare parte di un sistema Guthi aiuta ed è proprio una caratteristica di questo gruppo etnico.

2 commenti:

eleonora ha detto...

ciao, sapresti darmi l'etimologia della parola Katmandu? mi avevano detto che significava tipo tempio di legno? (una guida locale ma non ci disse da dove proveniva) ti risulta inoltre che sia sullo stesso parallelo del taj mahal?

rain rongpuk ha detto...

Ci sono varie interpretazioni. Ad esempio alcuni trovano l'origine del nome dalla dea Kanti, da cui poi Kantipur, l'antico nome di Kathmandu e successivamente Kathmandu. Altri dicono che il Tempio ligneo di Kastamandap, il primo costruito a Kathmandu, ha dato il nome alla città. In Nepal ci sono moltissime leggende e credenze, per cui troverai diverse interpretazioni per le stesse cose, storie, luoghi o oggetti. Namaste